
La storia è maestra di vita, ma non sempre i maestri, anche se si dicono massoni, ascoltano la storia, così come non ascoltano il Logos, nonostante l’invito ad ascoltarlo sia esplicito, ogni qual volta i massoni si ritrovino, sulle are delle loro sedi, che non sono templi, ma logge. I templi riguardano il culto degli dèi delle varie religioni. Il Grande Architetto nell’Universo è un principio metafisico e la metafisica si occupa dell’essente, non dell’Essere, inconoscibile se non a chi ha avuto accesso all’epopteia o crede in quel che viene asserito da una confessione religiosa. Motivo, questo, per il quale non c’è contrasto tra Massoneria e confessioni religiose, salvo che, come fanno gli inglesi, non si voglia mettere a capo di tre istituzioni lo stesso dominus. Il re inglese è, oltre che il capo dello Stato, anche il capo della Chiesa anglicana e il gran maestro della Massoneria. Pasticcio inglese foriero di divisioni, incomprensioni, scomuniche.
La cronaca.
L’assemblea del Grande Oriente d’Italia ha revocato i rapporti con il Rito Scozzese Antico ed Accettato con sede in Piazza del Gesù a Roma e ha annullato il voto del 3 marzo 2024.
“Uniti nei valori. Coerenti nei doveri” è il titolo scelto per la Gran Loggia 2025, la più importante assise annuale del Grande Oriente d’Italia– Palazzo Giustiniani, che ha aperto ufficialmente i suoi lavori il 4 aprile alle 13, 30 presso il Palacongressi di Rimini, contraddicendo immediatamente l’intento enunciato.
Nel corso della riunione, sono state prese decisioni che, come si legge nel sito ufficiale del Goi, “segnano un passaggio storico”.
Una di queste decisioni “storiche” è la “revoca definitiva di ogni rapporto con il Rito Scozzese Antico ed Accettato con sede a Roma in Piazza del Gesù 47”.
La storia.
Riprendo alcune considerazioni dal mio libro: “Processo ai Massoni” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/54896/processo-ai-massoni/).

Nel mio libro riprendo un articolo pubblicato da Bresciaoggi il 23 maggio 1995. Giusto trenta anni fa.
Nell’articolo si legge: “La scissione, anche se mai formalizzata con la costituzione, come s’è detto recentissima, di un nuovo Ordine [la Comunione dei liberi muratori, ndr] è dunque di vecchia data. Risale, spiega Giulio Mazzon, agli anni ’70, quando fra l’Ordine del Grande Oriente, guidato dal Gran Maestro Lino Salvini, e il Supremo consiglio del Rito Scozzese (sempre del Grande Oriente), scoppiò un dissenso insanabile …. Fra Rito scozzese e Ordine, dunque, fu guerra aperta. Una guerra – spiega Mazzon – che nasceva dall’indisponibilità di una parte del Supremo consiglio del Rito a riconoscere il diritto [presunto, ndr] di Salvini ad accedere ai vertici del Rito stesso. Si arrivò al punto che il Gran Maestro processò gli esponenti scomodi del Supremo consiglio e alla fine ne nominò [fece in modo che si formasse, ndr] un altro, di consiglio, di modo che per un certo tempo i supremi organismi furono due e ciascuno – ricorda Mazzon – diceva di rappresentare il vero Rito. …. E il nostro Giulio Mazzon? Si schierò contro Salvini, accusato – in quella circostanza – di aver violato una regola fondamentale della giustizia interna massonica. E cioè che il Rito e l’Ordine sono due realtà diverse e autonome e nessuna delle due può interferire sull’altra. I pezzi del Rito scozzese sconfessato dall’Ordine del Grande Oriente, sono [in piccola parte, ndr] oggi confluiti, dopo una lunga e complessa peregrinazione, nella «Comunione dei liberi muratori». «Per anni – spiega Mazzon – ho resistito all’idea di un nuovo Ordine. Ma ad un certo punto mi sono arreso all’evidenza: le Logge uscite dal Grande Oriente non potevano più continuare così, senza la guida di un Gran Maestro …». Nasce da qui la nuova «Comunione»: dalla necessità di dare ai massoni della Massoneria la possibilità di lavorare ancora nelle Logge e nel rispetto delle sue regole, cioè con un Gran maestro cui fare riferimento. Venti Logge – dieci toscane e dieci siciliane – con altrettanti venerabili (giornalisti, professionisti, imprenditori, ecc.), sono il «patrimonio» di partenza della nuova associazione guidata da Mazzon. Che non rinuncia ad una possibile conciliazione, come dicevamo. Ma che punta anche a far crescere il nuovo ramo della grande famiglia massonica”.
Sin qui l’articolo di Bresciaoggi, nella sua sommaria e imprecisa descrizione dei fatti, che tuttavia documenta un dato di fatto e un’intenzione.
Nel mio: “Liberi muratori in Lombardia” (Edimai- Roma- 1995) a proposito dei contrasti riguardanti il Supremo consiglio del Rito scozzese del Grande Oriente d’Italia scrivevo: ”Nel 1978 si apre un nuovo capitolo anche nell’Obbedienza di Palazzo Giustiniani, ma in questo caso nel maggiore dei suoi riti: il Rito Scozzese Antico Accettato. Unitario fino al 1976 sotto il Sovrano Gran Commendatore Giovanni Pica, dopo l’elezione a suo successore di Vittorio Colao, nel Rito scozzese di Palazzo Giustiniani si determinò una contrapposizione di posizioni in seno al Supremo Consiglio. Fra il maggio ed il giugno del 1977 si verificò una scissione, con reciproche espulsioni e con la formazione di due Supremi Consigli rivali: uno presieduto da Colao e l’altro (comprendente anche Lino Salvini e Giordano Gamberini) presieduto da Manlio Cecovini. Il Grande Oriente riconobbe la legittimità di Cecovini e così anche il Supremo Consiglio Madre del Mondo di Washington. Alla morte di Colao (aprile 1978) il suo Supremo Consiglio gli elesse a successore, nel giugno, Fausto Bruni”.
Sulla vicenda e sui particolari della stessa esiste una documentazione, in parte in mio possesso, consegnatami in copia da Giulio Mazzon e, nella sua completezza, custodita dall’amico Pasquale Cerofolini, Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia della Massoneria Universale.
Nel Supremo Consiglio del Rito Scozzese avente come Base Azzurra il G.O.I. riteneva suo diritto entrare, in quanto 33° grado, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, ovvero dell’Ordine, Lino Salvini.
Secondo Pasquale Cerofolini, che ha seguito e studiato minuziosamente l’intera vicenda, ci sono testimonianze documentali che Salvini aveva in animo di predisporre le condizioni per succedere a Vittorio Colao nella carica di Sovrano Gran Commendatore giusto in tempo per esserlo nel periodo 1980-1985 in cui al Supremo Consiglio italiano, riconosciuto dagli americani sin dal 1973 (quando Francesco Bellantonio fuse il ramo maschile della Gran Loggia d’Italia con il G.O.I.), toccava essere il Supremo Consiglio Madre del Mondo, in base ad una turnazione periodica.
L’elezione di Salvini trovò molte opposizioni e si giunse, il 17 dicembre 1977, sulla base di accuse formulate dallo stesso Salvini e di un processo nel quale Giulio Mazzon difese gli accusati, all’espulsione dal Grande Oriente d’Italia di tutti i membri effettivi e aggiunti del Supremo Consiglio del Rito Scozzese. Immediata la risposta di Vittorio Colao, il quale in una balaustra datata 8 gennaio 1978, dopo aver ricordato i fatti relativi all’espulsione, scrive: “In un simulacro di processo si è messo sotto accusa, non le singole persone, ma il R.S.A. e A. per la Giurisdizione Italiana di cui Noi siamo i diretti, gli unici e legittimi rappresentanti. Per la prima volta nella storia della Massoneria, il Gran Maestro dell’Ordine si è arrogato l’arbitrio di giudicare in materia non pertinente, decretando l’espulsione dall’Ordine di Fratelli che, in pieno diritto, hanno la più alta dignità e ricoprono le più alte cariche del nostro Rito. E’ una sfida e una minaccia. Una sfida a tutti i Fratelli insigniti di gradi Scozzesi; una minaccia per tutti i Supremi Consigli del R.S.A. e A. nel mondo che potrebbero, prima o poi, trovarsi in situazioni analoghe. …Pertanto – prosegue la balaustra – confortati dall’unanime deliberazione del Supremo Consiglio, riunito il giorno 8 gennaio 1978 in Convento Riservato, Noi decretiamo che tutti i Fratelli insigniti di gradi Scozzesi si sottraggano con effetto immediato alla nefanda e nefasta obbedienza del Grande Oriente d’Italia, abbandonando le rispettive Logge d’appartenenza per ricostituirsi in Logge autonome e sovrane. Tutti i Fratelli Scozzesi, fedeli al giuramento prestato, formino, dunque una nuova Base della Piramide massonica, provvedendo nel più breve tempo alla convocazione di una Gran Loggia d’Italia per: dichiarare decaduto per indegnità il Gran Magistero del Grande Oriente d’Italia; creare una Costituente Massonica presieduta da un Comitato di Reggenza fino all’elezione di un nuovo Gan Magistero da effettuarsi entro sei mesi dall’entrata in carica del Comitato stesso; nominare una Commissione di studio per il riesame della vigente Costituzione e del Regolamento, al precipuo scopo di ripristinare la sovranità delle Logge”.
Sempre l’8 gennaio 1978, in un comunicato, Vittorio Colao, scriveva: “Per distinguersi da condotte e sistemi riprovevoli, il Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato per la Giurisdizione Italiana, sedente in Roma alla via Giustiniani n° 1, ha deciso di restituire la libertà ad ogni Fratello Scozzese perché aderisca, se crede, ad un nuovo Ordine costituito in “Gran Loggia d’Italia” ed operante nel territorio nazionale”.
Il 24 giugno del 1978 le Logge aderenti, in base alle determinazioni di Colao, morto nel frattempo in aprile, si riunirono a Roma, con 38 Fratelli Maestri in rappresentanza di 21 Logge (per 264 Fratelli iscritti) aderenti alla Federazione per la Costituzione della Gran Loggia d’Italia della Libera Muratoria e dei Liberi Muratori.
Sotto la presidenza di Alberto Serena venne nominato un Comitato di Reggenza, formato da Piero Angelo Mininni, presidente, Maria Giuseppe Rosso, vice presidente e Ugo Biagioni Gazzoli, segretario. All’incontro furono presenti le Logge: Aristotele, Domizio Torrigiani e Giosuè Carducci (Firenze); i Figli del Silenzio, Keramos e Vittorio Colao (Cosenza); Cavalieri di Scozia e Jaques de Molay (Bari); Giuseppe Colao e T.Campanella (Catanzaro); Cristoforo Colombo e Prometeo (Genova); Giuseppe Garibaldi e Italia Torrigiani (Roma); Keramos (Albissola); La Sila (Decollatura); Nuova Vetulonia (Massa Marittima); Neapolis (Napoli); N.Gagliarda Marem. (Piombino); T.Campanella (Reggio Calabria) e Eleusi (Taranto).
Il 23 e 24 giugno 1979 l’opera del Comitato di Reggenza finisce. La Gran Loggia, convocata con all’ordine del giorno l’elezione delle cariche, elegge Pier Angelo Mininni Gran Maestro, Ugo Biagioni Gazzoli e Aldo La Cava Gran Maestri Aggiunti.
Con l’elezione di Pier Angelo Mininni si conclude l’iter formale della scissione, che così possiamo riassumere: alcune Logge sulla base della balaustra di Vittorio Colao tolgono l’obbedienza al G.O.I. e si dichiarano autonome e sovrane; alcuni massoni scozzesi del G.O.I. si tolgono dalle Logge del G.O.I. e fondano Logge autonome e sovrane; le Logge autonome e sovrane danno vita ad un nuovo Ordine, la Gran Loggia d’Italia della Massoneria Universale; la Gran Loggia d’Italia della Massoneria Universale, Gran Maestro Pier Angelo Mininni (lo rimarrà fino alla morte, sopravvenuta il 13 agosto 2003), diventa la Base della piramide del Rito Scozzese Antico e Accettato, retto da Fausto Bruni, succeduto a Vittorio Colao, morto nell’aprile del 1978.
Esiste, dunque, un filo diretto e sequenziale tra la decisione di Vittorio Colao e la fondazione della Gran Loggia d’Italia della Massoneria Universale divenuta Base della piramide del Rito Scozzese, anche se in seguito ci saranno variazioni in merito.
A quel punto ci sono due Ordini (G.O.I. e Gran Loggia d’Italia della Massoneria Universale) e due Riti: quello di Vittorio Colao e quello, nel frattempo creato ex novo e avente come Base della Piramide il G.O.I, presieduto da Manlio Cecovini.
Una tale situazione, ovviamente, mette in moto un aspro contenzioso, sostanziale e formale.
Dopo trent’anni eccoci di nuovo ad una situazione simile. La storia non si ripete mai uguale, ma, come dovrebbe insegnare la frequentazione di un’eteria iniziatica, se un insegnamento non viene colto, si ripropone, in altre forme, a volte più pesanti.
Ora il Rito scozzese che era del Goi ha due strade da percorrere: fare come fece Vittorio Colao (anche Saverio Fera), un Ordine o cercarsi un Ordine che faccia da base al Rito.
Chi vivrà vedrà.





