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IL GRANDE GIOCO E DUBAI

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di Savino di Scanno

“Ora andrò lontano su al Nord a giocare al Grande Gioco” così scriveva Rudyard Kipling nel Suo “Kim” nel 1901 divenuto l’incipit del “Il Grande Gioco” pubblicato nel 1990 in Inghilterra scritto da Peter Hopkirk . Il libro meraviglioso accompagna il lettore sulla Via della Seta attraversando i percorsi dall’India al Tibet sulle vie di Buchara, Chiva, Herat, Kabul, Bala Hisar e tante altre località terreno di scontro tra i servizi segreti di Sua Maestà Britannica ed i servizi segreti dello Zar trattandosi di eventi dell’ ‘800. La Via della Seta, disegno politico cinese ammaliante verso molti politici occidentali tra cui gli immancabili italiani oggi è avversato dalla Via del Cotone come nel precedente articolo. Assunto che la Geografia tratta di luoghi fisici e non virtuali a cui le società schizofreniche ormai sono abituate, sulla Via del Cotone si trova una città degli Emirati Arabi come Dubai.
Città popolata da oltre 3 milioni di abitanti, multirazziale ed etnica con oltre 500 mila cittadini di origine russa e 10 mila italiana tanto per fare qualche esempio, detiene un solido mercato finanziario governato dalla Central Bank of The UAE e The Golf Cooperation Concil. Le banche sono generalmente di 3 orientamenti, ovvero islamiche, ordinarie ed off shore considerando i privilegi fiscali di chi opera in quelle aree mantenendo i controlli dell’antiriciclaggio (AHL) ed antiterrorismo (CHT). Il petrolio è il prodotto di punta della economia ed in questa piazza commerciale sono presenti tutti i maggiori marchi di del made in Italy. Imponenti costruzioni e grattacieli come il “Burj Khalifa”, realtà come “The Word”, “Palm Island”, “Jumeirah” rendono questa metropoli proiettata verso maggiori espansioni e ricchezze.
Non si ha la necessità di indire convegni, conferenze a cura di scienziati o professori, analisti di vario genere e cultura che magari con le loro barche non saranno andati oltre Capo Passero impegnati in adeguate attività di navigazione con amiche ed amici per intuire l’importanza di questa metropoli nelle dinamiche attuali e future degli scontri di interesse economico e finanziario internazionale. In ogni caso, ricordando il libro di Hopkirk, è materia per specialisti del settore. Per noi italiani sarebbe un successo poter almeno aprire il “lido del Carabiniere ” a Palm Island.

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  • Redazione

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