di Alessandro Roazzi
Appare sempre più evidente che la Meloni adesso…fatica. Si destreggia ma perché nessuno gli chiede…dove porti questo Paese? La risposta è finora assai deludente: scioperi preventivi, manifestazioni auspicabilmente oceaniche e poi i soliti slogan che non fanno certo una politica anche se in essi ci sono esigenze reali.
Ma la poverta’ di questo scenario è aggravata dal vuoto di proposta di quelli che potremmo definire i (o gli…ex) poteri dominanti, industria, cultura “conservatrice”, finanza alla Mediobanca di Cuccia con media al seguito. Questo fronte conservatore, ma in grado di avvertire i cambiamenti e di essere controparte della sinistra e delle forze sociali, e’ letteralmente sparito. In parte perché i veri potentati sono altrove, in parte perché ormai fa più’ presa il libro ormai famoso del generale che i pensatoi dell’animo moderato ma depositari di poteri da conservare e proiettare nel futuro. L’avversario “vero” non c’è anche per la sudditanza ai potentati “liberisti” di una certa sinistra che oggi mostra i guasti derivati da una confusione di ruoli che finisce nella indeterminatezza degli stessi.
Se aggiungiamo il fatto che ormai in politica, il caso Pd e’ esemplare, o sei allineato oppure te ne vai perché ritieni che il dibattito sia un termine desueto e non riciclabile, ci accorgiamo che il deserto di idee, proposte, provocazioni su dati reali e competenze, e’ immenso.
Le chiacchere su progetti Paese dei vari Conte e Schlein, finora, non determinano l’indicazione di obiettivi di peso per i problemi che abbiamo. Non si dovrebbe misurare distanze o convergenze tanto sulla guerra Ucraina quanto sulle situazioni più urgenti da affrontare, il nodo degli infortuni, gli attacchi al welfare sempre più’ insidiosi sul terreno delle pensioni, il disastro della sanità, l’assenza di politiche industriali più sensate degli estremismi ecologici.
Il tutto non e’ pervenuto. E la Meloni va…




