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IL GIUDICE E’ SOGGETTO ALLA LEGGE O FA LE LEGGI?

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di Gianvito Caldararo
 
Il Ttolo V della Costituzione “La Magistratura” inizia con l’articolo 101, il cui secondo comma sancisce: “I giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Si giunse a tale formulazione dopo un ampio dibattito in costituente, al fine di garantire l’indipendenza del giudice. La formulazione del citato articolo sta a significare, innanzitutto, che il giudice deve obbedienza alla norma di diritto. La Costituzione non prevede alcun ruolo del giudice durante la fase di gestazione della legge, che compete  in via esclusiva al potere legislativo. Ciò significa che il potere legislativo, cioè il Parlamento, deve poter legiferare in piena libertà e serenità, senza pressione e condizionamenti della magistratura. Invece, dopo il difficile periodo di “tangentopoli”, assistiamo a certi settori della magistratura intervenire pesantemente nel lavoro del Parlamento o sulle iniziative legislative del Governo. E in questa direzione è sempre puntuale la iniziativa di Magistratura democratica, che non perde occasione per minacciare “stati di agitazione” non appena si parla di riforma o riforme della giustizia.
Solo ad esempio, ha avviato un’aspra polemica quando il ministro Nordio ha parlato della stretta sulle intercettazioni telefoniche, la stessa cosa è stata fatta in occasione del decreto “anti-rave”, soprattutto quando il ministro Nordio ha deciso l’avvio dell’azione disciplinare nei confronti dei giudici della Corte d’appello di Milano, che avevano concesso gli arresti domiciliari ad Artom Uss, figlio di un ricco oligarca russo, poi evaso, su cui pendeva la richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti d’America.
Ma anche di recente, quando il ministro Nordio è intervenuto alla inaugurazione della Scuola Superiore della Magistratura a Napoli, al solo annuncio di un primo pacchetto di riforme della giustizia, sono state sollevate da Magistratura democratica pungenti critiche, per il fatto che il ministro ha fatto riferimento all’opera di Alessandro Manzoni, autore della nota “storia della colonna infame”, che per molti è considerata la migliore riforma della giustizia, che Manzoni  considerato “il padre del garantismo”, ha scritto nel 1840.
Il ministro Nordio, anche per onorare i centocinquant’anni della scomparsa dell’autore dei Promessi sposi, ha deciso di presentare una riforma della giustizia di ispirazione garantista. L’opposizione di Magistratura democratica è assicurata, stante anche alle parole di uno dei maggiori esponenti di tale corrente, il giudice della Corte d’appello di Catanzaro, Emilio Siriani, rimosso dall’incarico dal Consiglio Superiore della Magistratura. Dalle parole espresse da Siriani, si comprende la originale concezione dell’azione dell’attività giurisdizionale di Magistratura democratica.
L’esponente di Magistratura democratica , parlando a telefono con l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, dice: “noi non siamo giudici imparziali, o meglio noi non siamo indifferenti, noi siamo di parte”. Il citato Siriani, poi, criticava anche i giovani magistrati, dicendo:
“sono dei ragazzi cresciuti con la televisione di Berlusconi, non hanno una conoscenza della realtà sociale, non hanno empatia politica con quello che succede attorno. Su cento di loro, uno forse ha sensibilità sociale e politica. Tutti gli altri sono ragazzi di famiglie benestanti che hanno studiato”.
Di fronte a questa pessima concezione dell’attività giurisdizionale, ben venga una riforma garantista alla manzoniana, ponendo fine ai macroscopici errori giudiziari, come il caso di Enzo Tortora, ai teoremi senza prove, come il caso della trattativa Stato-mafia, ai processi infondati come il caso Eni.
E’ giunto il momento che il principio della divisione dei poteri tra il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario sia effettivo e concreto. E che sia salvaguardata la indipendenza e l’autonomia del giudice, il quale deve osservare il precetto normativo sancito nell’articolo 101 della Costituzione. Il potere assoluto e senza controllo del giudice, non ha mai rappresentato il pensiero e la prospettiva di alcuna forza politica della Costituente.
Il presidente della Repubblica, Mattarella, lo sottolinea tutte le volte che incontra i giovani uditori giudiziari. La via della riforma di Nordio, sarà sicuramente in salita stante anche la presenza di tanti “giustizialisti” in servizio permanente effettivo. La vera giustizia si nutre di silenzio e si esprime con le sentenze e non con i proclami o le minacce di dimissioni.

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  • Redazione

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