Home Politica Il GEN. VANNACCI, LA MELONI, IL MIN. CROSETTO E L’IMBARAZZO DEL GOVERNO

Il GEN. VANNACCI, LA MELONI, IL MIN. CROSETTO E L’IMBARAZZO DEL GOVERNO

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di  Silverio Allocca

Mi ero ripromesso di non entrare nel merito della vicenda che tiene banco in questi giorni, quella che vede al centro di tutto il libro del Gen. Roberto Vannacci che, come al solito in Italia, ha finito per diventare l’ennesimo pretesto per montare una polemica sterile, pro o contro che fossero i prontamente convenuti a singolar tenzone, incentrata su un testo che palesemente molti di coloro che si sono stracciate da subito le vesti non avevano evidentemente letto viste le pseudo citazioni tratte da non si sa bene cosa.

Personalmente, pur avendo letto il libro, non intendo minimamente entrare nel merito delle idee espresse dal Gen. Vannacci per due precise ragioni delle quali:

  • la prima consiste della certezza, maturata in anni di esperienza, che qualsivoglia cosa dicessi dovrei poi sobbarcarmi il fastidio e la noia derivante dal dover affrontare i toni polemici di quanti a partire dalla non conoscenza del testo a vario titolo si risentirebbero –e
  • la seconda del fatto che ciò che maggiormente mi preme mettere in evidenza riguarda le carenze metodologiche caratterizzanti oramai qualsivoglia dibattito

Allorché, infatti, qualcosa accade, se veramente vogliamo capirne la genesi, le caratteristiche, le implicazioni, il senso il valore, il significato, l’impianto valoriale, logico e morale, dobbiamo in primo luogo cercare di andare alle radici del problema evitando tanto gli sperticati ed incondizionati osanna quanto le vituperanti stigmatizzazioni, convinto come sono che solo la pacatezza dei toni può lasciare emergere i propri errori e supportare la correzione di quelli altrui visto che la gogna ha sempre e solo peggiorato le cose, aumentato la conflittualità e radicalizzato quanto di peggio vi sia nell’essere umano al punto che la divisività che permea l’attuale società ha fatto sì che persino il pacifista, il tollerante, l’accogliente, il liberale, il comprensivo di un tempo abbia finito per indossare i panni del violento, dell’intollerante e dell’illiberale.

A questo, per somma, purtroppo, si è aggiunta la comune tendenza ad esprimere valutazioni e giudizi senza conoscere, se non per sentito dire, i fatti e soprattutto gridare ai quattro venti la propria rabbia o il proprio plauso senza essersi posti il problema di, ad esempio, leggere, come in questo caso, il testo in questione.

D’altro canto quanti tra i milioni di sedicenti Cattolici che si dichiarano ferventemente credenti hanno letto almeno una volta in vita loro la Bibbia? Un testo come il Mein Kampf, che da decenni è additato al pubblico ludibrio, quanti lo hanno letto o anche solo sfogliato? E lo stesso dicasi per Il Capitale, per i testi di von Hayek, il padre del Liberismo, per non parlare delle opere dei grandi filosofi del passato, come pure di quelle dei grandi romanzieri Russi, Tedeschi, Francesi, Inglesi –e chi più ne ha più ne metta– nonostante che intere generazioni di studenti siano stati invitati a commentarli ed analizzarli sulla base dei riassuntini loro proposti dai testi di Storia della Filosofia, ovvero dalle antologie letterarie in uso nelle nostre scuole: di fatto un male che ha origini antiche.

I “ma tanto si sa cosa sta scritto!” si sprecano ma intanto sul tavolo restano aperte le questioni relative al perché la Bibbia fosse il primo testo messo all’Indice tra i libri proibiti ai tempi dell’Inquisizione ed il possesso di una sua copia fosse di per sé già valido supporto per una accusa di eresia ovvero, cambiando testo, del perché prese piede la teoria nazionalsocislista ed in che modo si inserì tra la visione liberale e quella marxista, per non parlare del perché ancora oggi ritroviamo –mutatis mutandis– i medesimi atteggiamenti generati da quella critica dei modelli politici ispirati dalla destra e dalla sinistra hegeliana.

Per quest’ultimo punto significo, con una certa polemicità, che in Israele quest’ultimo tema è stato ed è ancora dibattuto con non poca attenzione: un qualcosa che noi sapientoni manco abbiamo iniziato a sfiorare.

Interessante a tale proposito il libro “Le benevole” il cui autore, un ebreo, Jonathan Little, indaga le ragioni profonde di quanto avvenne negli anni ’30 in Germania assumendo il punto di vista di una giovane SS, consapevole del fatto che ciò che non si sviscera siamo destinati a riviverlo ancora, sia pure sotto diverse forme apparenti.

In sintesi: demonizzare il Gen. Vannacci, ovvero osannarlo acriticamente,  equivale a non capire nulla del perché questo libro sia stato scritto, del perché pur consapevole di quello che sarebbe accaduto, ha fatto ciò che ha fatto.

Se veramente avesse voluto promuovere una sua candidatura politica il suo stato di servizio è tale da farlo accogliere a braccia aperte da qualsivoglia partitello politico sulla piazza evitando tutto questo.

Il mio è, pertanto, solo un invito a non perdere l’ennesima occasione che si para dinanzi a noi, per modesta che sia o la di voglia ritenere, per evitare le consuete urla da stadio.

Per quanto riguarda l’imbarazzo mostrato dal Governo, direi che il tutto ci da la possibilità di verificare che valore e peso abbiano i proclami dei politicanti al giorno d’oggi.

Tanta agitazione ed indignazione per le presunte affermazioni del Gen. Vannacci, che qualora avesse detto ciò che i suoi detrattori gli hanno attribuito di fatto si sarebbe limitato a mettere per iscritto quanto è stato a più riprese il cavallo di battaglia di buona parte delle forze di maggioranza, ci permette di definire cosa sia il populismo attuale: una recita a soggetto che prende acriticamente a prestito dal comune sentire di una parte del potenziale elettorato quei luoghi comuni che gli aggradano al solo scopo di mutare quel ciarlare nel “programma politico” che consenta di carpirne al meglio la fiducia e sollecitarne il consenso elettorale al solo scopo di entrare in Parlamento per curare i propri interessi spiccioli ed avvantaggiarsi dei privilegi della casta.

E ciò dicasi anche per i professanti, rigorosamente a chiacchiere, il credo opposto al solo scopo di giocare al gioco di ruolo della cosiddetta politica nostrana.

A questo punto non posso esimermi, dinanzi a cotanto squallore, dal citare i versi del sommo Dante:

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie, ma bordello!”

(Purgatorio, canto VI)

Autore

  • Redazione

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