Home Politica estera IL DILEMMA EUROPEO: CON GLI USA O CONTRO TRUMP?

IL DILEMMA EUROPEO: CON GLI USA O CONTRO TRUMP?

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di Lucio Leante

A tre anni dall’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 i leader europei sono davanti ad un dilemma che è anche una scelta storica epocale: andare avanti con gli USA di Donald Trump o senza loro e addirittura, come vorrebbe la sinistra, contro Trump e gli USA?

I leader europei, dopo tre anni di impegni ideali ed altisonanti e retorici, pronunciati in idillio con l’ex presidente USA Joe Biden e con Zelensky, sono stati spiazzati dalla svolta americana di Donald Trump e ora si sentono prigionieri della retorica delle loro posizioni da essi professate con poco realismo per tre anni. In seguito al disimpegno americano, rischiano di sentirsi obbligati a continuare a sostenere Kiev contro Mosca, ma senza gli USA, da soli, militarmente e finanziariamente. Ma entrambe quelle prospettive sono irrealistiche ed insostenibili.

Emblematica è la posizione della presidente della Commissione UE che, ieri a Kiev per quello che Volodymyr Zelensky ha voluto chiamare “l’anniversario della resistenza dell’Ucraina”, ha annunciato un nuovo finanziamentio di 3,5 miliardi di euri e ha dichiarato: “dobbiamo accelerare la consegna immediata di armi e munizioni a Kiev”.

Ma la fermezza (apparente) di Ursula non sembra poter durare a lungo perché è sempre meno condivisa dalle cancellerie di molte capitali europee che, recuperando un po’ il perduto senso della realtà, sono spaventate soprattutto dalla prospettiva di continuare una guerra contro Mosca da soli e cioé senza la copertura americana, ma anche per i costi finanziari di un sostegno solitario a Kiev. Una prospettiva agghiacciante.

Ora improvvisamente tutte le loro tesi idealistiche e retoriche sono state radicalmente smentite da Trump come “irrealistiche” e, anzi, sono state invertite dalla nuova amministrazione americana. Sconfiggere militarmente Mosca è impossibile come pure lo è l’ingresso di Kiev nella Nato, Putin non è “il macellaio e il nuovo Hitler” descritto da Biden e con lui ci si può sedere al tavolo negoziale per fare tacere le armi e raggiungere in prospettiva una pace. La svolta di Trump ha il potere di mutare la realtà effettiva e ciò sconvolge i poco previdenti calcoli politici degli europei. Che fare?

Seguitare sulla vecchia strada è rischioso e costoso. Essa implica, di fatto, per gli europei non solo mettersi in guerra contro la Russia di Puitn, ma anche una storica rottura nell’Alleanza Atlantica e quindi una caduta immediata dell’ombrello protettivo americano. Essa comporterebbe, quindi anche la necessità di provvedere da sé anche alla difesa dell’intera Europa.

Si moltiplicano infatti in questi giorni le dichiarazioni reboanti di molti leader e commentatori europei: “La crisi euro-americana è un’occasione. Svegliamoci! Armiamoci e liberiamoci finalmente della dipendenza dagli USA. E’ tempo di costruire una difesa europea”. Qualcuno sogna addirittura persino “un esercito europeo”. Non si contano le declamazioni di orgoglio europeo e le esortazioni a gran voce di europeisti duri e puri, oggi diffusi soprattutto tra i commentatori di sinistra, reduci dal loro triennale  atlantismo filoamericano. 

E’ però una strada che comporterebbe una spesa aggiuntiva insostenibile: di circa 3000 miliardi di euri secondo Bloomberg Economics, per finanziare la difesa dell’Ucraina e apprestare una difesa dell’Europa. Una spesa da finanziare evidentemente con una riduzione del “welfare” dei paesi europei. Se no come? Sono davvero disposti a questo i leader europei, in particolare quelli di sinistra? Sì, ma solo dall’opposizione, suppongo.

Inoltre poiché non si può costruire in poco tempo una serie di industrie di armi moderne, occorrerebbe comprare le armi dagli USA. Un’ipotesi quest’ultima che farebbe felici solo Trump e le industrie delle armi americane ed europee.

Infine c’è un rischio supremo: “fare senza” gli USA di Trump rischia di diventare facilmente e forse ineluttabilmente un “mettersi contro” gli USA, per avversare Trump per ragioni ideologiche e di politica interna. E’ impensabile. 

A questa strada catastrofica spingono irresponsabilmente i leader della sinistra europea, che dopo l’idillio triennale con Biden, sembrano tornati all’anti-americanismo d’antan, travestito da indignazione anti-Trump. Hanno ora identificato in Trump il nuovo “nemico”  (in quanto alleato dell’Hitler di Mosca) e lo accusano strumentalmente, oltre che di autoritarismo anti-democratico ed illiberale (quando non di essere “un “fascista”), anche di avere già deciso di rompere l’Alleanza Atlantica. La quale viene, anzi, data già per morta dai leader e dai commentatori di sinistra. Una dichiarazione di morte presunta che riflette un vecchio sogno della sinistra europea, pronunciata sulla base di un’intenzione che non è attribuibile in alcun modo a Trump. Nessuna dichiarazione o atto del nuovo presidente americano conferma quell’intenzione. Egli ha solo chiesto agli europei un aumento delle spese militari ai fini di un riequilibrio degli oneri nella Nato, come avevano già fatto i suoi predecessori, tra cui Barrack Obama. Anche il suo vice, James D. Vance, accusato delle stesse intenzioni dal mainstream europeo, nel suo da essi deprecato intervento d Monaco, ha chiesto agli europei solo un ritorno ai valori occidentali di libertà di espressione e di ascolto dei loro popoli, e una rinuncia alle politiche antipopolari ed autolesionistiche in tema di immigrazione e di ambiente. Ha solo detto “ascoltate la voce dei vostri popoli” ed aggiustate il tiro, ma non ha mai mostrato di volere la dissoluzione dell’Alleanza atlantica. 

Del tutto irrealistiche e irresponsabili sono quindi le posizioni come quella di Elly Schlein che ha dichiarato che “non è possibile essere alleati con Donald Trump”. Nello stesso tempo, per non lasciare ai 5S l’antimilitarismo pacifista, la medesima ha affermato di essere “contraria al riarmo europeo” senza rendersi conto della contraddizione: dato che se non si vuole l’alleanza con gli USA e si teme l’espansionismo dell’ “Hitler di Mosca”, non resta agli europei che da riarmarsi.

Una contraddizione analoga è quella di tutti gli europei, soprattutto di sinistra che dicono di “volere la pace in Ucraina” (“ma non quella di Trump”) e allo stesso tempo di voler “continuare a difendere l’Ucraina fino alla sconfitta e al ritiro dei russi”.

Vi è però una seconda strada, più realista e gradualista, che non comporta la rottura della storica alleanza euro-americana e un frettoloso disarmo della Nato (dagli anti-trumpiani già date prematuramente per obsolete) e, quindi con gli USA di Donald Trump: una strada che non comporta nemmeno un (impossibile) riarmo affrettato e affannoso dell’Europa.

E’ una strada che comporta un rinnovo dell’Alleanza atlantica, con un accordo euro-americano non conflittuale, sulla base di una divisione più equilibriata degli oneri e quindi di una graduale crescita delle spese militari europee. Questo accordo darebbe agli europei il tempo ed i modi per organizzare non un impossibile “esercito europeo”, ma una “difesa europea”, un “pilastro europeo” nella Nato. Ciò significa l’organizzazione ed il coordinamento delle forze armate europee nazionali, includenti la prospettiva di una sua futura autonomia dal pilastro americano, oggi e per un certo periodo ancora indispensabile.

Nel frattempo europei ed americani possono benissimo collaborare insieme per una pace equa e stabile in Ucraina, tenendo conto delle esigenze di sicurezza sia della Ucraina, (che non può essere improvvisamente abbandonata al suo destino, come successe con l’Afghanistan), sia della Russia, le cui esigenze sono state ignorate e “snobbate” dagli ultimi presidenti americani.

La pace in Ucraina può anzi esssere un’occasione per avviare la costruzione diplomatica di un sistema paneuropeo di sicurezza collettiva nell’intera Europa allargata alla zona intorno alla Russia.

E’ molto sospetta la fretta con cui la sinistra, prendendo spunto dal decisionismo un po’ sbrigativo di Trump, lo demonizza come un nemico dell’Europa e dà già come  inevitabile o già avvenuto il divorzio euro-americano. E’ una linea avventurista e insostenibile non solo finanziariamente, ma anche strategicamente.Un’Europa contrapposta agli Usa, oltre che alla Russia e alla Cina, è una prospettiva catastrofica impensabile. Gli europei hanno ancora bisogno degli Usa e questi degli europei. Non ci sono alternative realistiche ad un nuovo accordo euro-americano che tenga conto della nuova cornice politicha del trumpismo.

“L’Occidente non esiste senza l’America, ma nemmeno senza l’Europa” – ha detto con sintetica efficacia Giorgia Meloni intervenendo alla Convenzione dei conservatori di Washington sabato scorso.

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