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IL DECLINO DI UN IMPERO E UN’INCOGNITA ANGOSCIANTE

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Sono molti gli analisti geopolitici a concordare sul fatto che l’impero americano sia in rapido declino, sia per fattori interni, sia per fattori esterni.

L’assunto di fondo che ha sorretto la proiezione nel mondo degli Stati Uniti era basata sull’idea che un mandato divino avesse dato ai costruttori del Nuovo Mondo il compito di esportare in tutto l’orbe l’american way of life, termine che fa riferimento all’ethos nazionalista che intende aderire ai principi di vita, libertà e ricerca della felicità.

La crisi è il frutto della globalizzazione, diventata l’ideologia dell’egemonia americana.

“Grandiosa utopia – scrive Lucio Caracciolo (Limes 4/2023) – che promette di integrare il mondo nel mercato e entrambi nell’America”.

Come tutte le utopie, l’idea che un grande libero mercato potesse da solo essere il veicolo dei valori americani non ha fatto i conti con la realtà. Realtà che si è rivoltata contro l’utopia e l’ha messa in crisi profonda.

“Mai nella storia – scrive George Friedman (Limes 4/2023) – vi è stato un tale livello di rabbia e di disprezzo reciproco tra gli americani” e aggiunge: “non credo che la situazione reggerà oltre le prossime elezioni”.

Motivo? “L’attuale sistema politico – spiega Friedman – non è in grado di gestire questa situazione […]. Ci stiamo avviando verso il fallimento”.

A corrodere la fiducia in se stessa della popolazione americana è stata proprio la follia neoliberista, che ha impoverito la classe media e la working class. Follia alla quale si è aggiunta l’idiotilogia woke (cancel culture, green, wilderness), che ha infiacchito gli animi, distrutto i valori occidentali, la storia e la stessa stima di se stessi degli americani.

Se l’american way of life è questo insieme di idiozie c’è ben poco da esportare nel mondo che possa attrarre e convincere e, infatti, attrae sempre meno e convince solo delle élite debosciate che pensano di essere le interpreti del sentimento dell’umanità, mentre l’umanità volta loro le spalle.

Fa specie che il Vecchio Continente, culla della civiltà occidentale, per colpa di leadership politiche asservite, non sia in grado di uno scatto di reni per salvare il salvabile, prima che il tramonto dell’Occidente lasci lo spazio a dittature che, inevitabilmente, occuperanno lo spazio lasciato vuoto dall’insipienza di una classe dirigente incapace.

Non c’è molto tempo per evitare il disastro.

“Il vero agente di trasformazione- ci avverte Friedman – sarà la tecnologia. […]. Oggi la tecnologia dei microchip ha perso il potere di trasformare gli Stati Uniti. Ciò non significa che sia giunto il momento di farla scomparire. Tuttavia non riesce più a essere la forza trainante del sistema”.

Quale sarà allora la nuova innovazione che sarà in grado di ridare slancio agli States e, conseguentemente, all’Occidente?

Friedman ci dice che “non è ancora noto”, ma sospetta “che sarà legata alla medicina e alla demografia”.

E qui scatta l’angoscia.

Medicina e demografia significa Big Pharma, Big Tech, multinazionali che stanno tentando di accaparrare la terra e l’acqua e di eliminare l’agricoltura per produrre cibi coltivati in provetta.

Abbiamo già visto i disastri dei laboratori gain of fuction distribuiti nel mondo.

Friedman cosa ci consegna? Un’angosciante incognita per un nuovo disastro?

American way of life o american way of death?

Forse è ora che il Vecchio Continente torni a far sentire la voce della ragione, della cultura e di una storia che, pur tra mille errori, ha saputo elaborare, qui nella vecchia Europa, il rispetto della dignità dell’essere umano, la democrazia, la libertà, il welfare.

Non possiamo gettare alle ortiche millenni di storia per seguire la follia wokista e la hybris dei paperoni della finanza made in Usa.

Salvare l’Occidente dal proprio occidente, riportando gli Usa all’Oriente. E’ il compito di oggi della Vecchia Europa.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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