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Il declino di “baffino”

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Il declino di "baffino"

Londra non vuole più i consigli di Massimo D’Alema

Come riferiscono vari organi di stampa, la Gran Bretagna ha voltato le spalle a Massima D’Alema e, anche in Italia, i suoi consigli a pagamento sono cercati molto meno di prima.

D’Alema, dopo la carriera politica (ex segretario PDS/DS, ex premier, ex ministro degli Esteri), ha creato la DL & M advisor, società di consulenza, intorno al 2019, la quale ha avuto clienti e incarichi anche all’estero, inclusa la Gran Bretagna (non è chiaro quali esattamente, probabilmente aziende o istituzioni interessate a relazioni Italia – UK o questioni europee).

Il calo coincide con un periodo in cui D’Alema è ormai più figura di opinionista che di grande influencer politico internazionale.

Così è crollato il giro di affari della sua società di consulenza, la DL & M advisor; era di 2,5 milioni di euro nel 2024, ma l’anno scorso il bilancio si è chiuso con un valore della produzione quasi quattro volte inferiore: 685.739 euro.

Non c’è più alcuna consulenza in Inghilterra, Paese da cui l’anno prima erano arrivati 1,22 milioni di euro. E si sono dimezzate anche quelle italiane, che valevano 1,277 milioni di euro.

L’ex premier e leader della sinistra italiana ha dovuto fare i conti con una riduzione ancora più decisa dei guadagni. L’utile della sua società di consulenza è infatti passato dai 1,578 milioni di euro del 2024 ai 292.630 euro dell’anno scorso.

Una cifra ancora doppia a quella a cui D’Alema era abituato quando era ai vertici della politica italiana. Ma quell’ebrezza di sentirsi milionario l’ex leader Maximo non può più provarla.

Certo, la sua società ha ancora in pancia un patrimonio netto di 4,4 milioni grazie ai super guadagni degli anni passati, e le riserve continuano a crescere, anche perché le spese sono ridotte all’osso (c’è solo un’impiegata tempo pieno assunta a tempo indeterminato).

La perdita di appeal internazionale di D’Alema è reale e abbastanza evidente, anche se i motivi sono più strutturali che legati a un singolo evento.

D’Alema rappresenta la sinistra post-comunista italiana degli anni ’90/2000 (ex PCI/PDS/DS). All’estero, soprattutto nel mondo anglosassone, questo profilo ha perso attrattiva.

La politica internazionale oggi premia leader più giovani, più “tecnici”, più orientati al business, alla transizione digitale e verde o a narrazioni liberal-progressiste americane.

D’Alema resta legato a un’immagine da statista old-school, ex premier di un’Italia percepita allora come instabile e poco influente.

Durante la sua fase attiva (soprattutto 1998/2008) aveva reti con Blair, Clinton. Con Brexit, governi conservatori britannici e poi l’era Starmer (ma con un Labour molto diverso da quello di Blair), quelle reti si sono raffreddate.

I clienti di consulenza pagano per accesso e influenza attuale, non per prestigio storico. Se non ha più entrature forti a Londra (governo, think tank di primo livello, grandi fondi o multinazionali), gli incarichi spariscono.

Le aziende britanniche cercano consulenti con agganci a Roma? Sì, ma, probabilmente, preferiscono figure più recenti o specializzate (ex-banchieri, ex-ministri dell’Economia, lobbyisti puri).

D’Alema continua a scrivere libri, fare convegni e presiedere fondazioni (Italianieuropei, ex FEPS), ma non è più un player di primo piano nei forum globali.

Le sue posizioni (europeista convinto, dialoghista su certi dossier, critiche al “neoliberismo”) possono suonare datate o troppo “sinistra tradizionale” in un contesto UK post-Brexit focalizzato su pragmatismo economico.

In sintesi, quello di D’Alema è un declino fisiologico di influenza comune a molti ex-leader: senza potere diretto, senza una narrazione vincente o un network freschissimo, i “consigli a pagamento” valgono meno.

In Italia succede lo stesso (fatturato dimezzato anche lì), segno che  quello di D’Alema è un calo di rilevanza complessivo.

Ben diverso l’appeal di Tony Blair, il quale uscì da Downing Street da star globale e ha costruito un vero imperocon la Tony Blair Associates (consulenza a governi e aziende, tra cui Kazakhstan, Arabia Saudita, Cina), ruoli pagatissimi in JP Morgan e Zurich.

Successivamente, ha chiuso le attività puramente commerciali e lanciato il Tony Blair Institute for Global Change (TBI): centinaia di dipendenti, ricavi da decine di milioni di dollari all’anno (oltre 140 milioni stimati in alcuni anni recenti), lavora con più di 40 governi su policy, tecnologia e delivery.

Dulcis in fundo. Massimo D’Alema è rimasto l’ultimo ex comunista con la statura di un politico.

Se ora è in declino, che ne sarà degli altri?

Autore

  • Desina Novalis

    Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.

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