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Il corridoio energetico che moltiplica le rotte strategiche

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Dal Kazakistan al Mediterraneo, la geografia dei corridoi energetici sta cambiando

La ripresa delle esportazioni di petrolio del Kazakistan attraverso il Mar Nero, dopo gli attacchi ucraini degli scorsi giorni, che hanno colpito il principale corridoio di esportazione, rappresenta uno degli sviluppi geopolitici più significativi delle ultime settimane.

La notizia, infatti, non riguarda soltanto il ritorno alla piena operatività di un’infrastruttura energetica, ma conferma un cambiamento più profondo che abbiamo scritto molte volte.

La competizione internazionale si sta spostando sempre più dal controllo delle risorse al controllo delle rotte attraverso cui quelle risorse raggiungono i mercati e per comprenderne il significato è sufficiente seguire il percorso del greggio.

Il petrolio parte dai grandi giacimenti di Tengiz, nel Kazakistan occidentale, affacciati sul Mar Caspio. Quest’ultimo è il più grande bacino chiuso del pianeta e costituisce una delle aree energetiche più importanti del mondo, condivisa da Kazakistan, Azerbaigian, Turkmenistan, Russia e Iran.

Da decenni rappresenta uno dei principali serbatoi di petrolio e gas naturale dell’Eurasia ed è diventato un crocevia strategico per gli equilibri energetici tra Europa e Asia.

Da Tengiz il greggio viene immesso nell’oleodotto CPC (Caspian Pipeline Consortium), che attraversa il territorio russo fino al terminale di Novorossijsk, sul Mar Nero.

È qui che il petrolio viene caricato sulle petroliere dirette verso il Mediterraneo e i mercati internazionali.

La rotta segue un percorso obbligato:
Tengiz (Kazakistan – Mar Caspio) → Oleodotto CPC → Novorossijsk (Mar Nero) → Bosforo → Dardanelli → Mar Egeo → Mediterraneo → Mercati europei e internazionali.

Questa è una delle principali direttrici energetiche dell’Eurasia. Ogni sua interruzione produce effetti che vanno ben oltre il teatro militare in cui si verifica.

Gli attacchi ucraini hanno dimostrato come oggi una guerra possa incidere direttamente sulla sicurezza energetica internazionale. Non viene colpito soltanto un porto o un terminale petrolifero viene messa sotto pressione un’infrastruttura che collega il bacino del Caspio ai mercati europei.

Il Kazakistan occupa una posizione strategica in questo sistema. Pur mantenendo una politica estera multilaterale, è tra i maggiori esportatori mondiali di greggio e rappresenta uno dei principali fornitori alternativi ai produttori mediorientali.

La continuità delle sue esportazioni non riguarda quindi soltanto Astana, ma la stabilità dell’intero mercato energetico euroasiatico.

Guardando una carta geografica emerge un elemento ancora più rilevante, una volta raggiunto Novorossiysk, il principale porto russo sul Mar Nero che ospita anche una base importante della Flotta russa del Mar Nero un terminale petrolifero dal quale il greggio viene caricato sulle petroliere dirette verso il Bosforo, i Dardanelli e il Mediterraneo, non ci sono altre vie marittime verso il Mediterraneo.

Quindi ogni petroliera deve attraversare il Bosforo e i Dardanelli, gli Stretti controllati dalla Turchia che costituiscono l’unico collegamento tra il Mar Nero e il Mediterraneo.

Non è un dettaglio geografico da poco, ma uno dei principali snodi strategici del commercio mondiale. È in questo passaggio che Ankara assume un’importanza crescente.

Negli ultimi mesi la Turchia ha rafforzato la propria rete di accordi logistici, infrastrutturali ed energetici con i Paesi del Golfo, sviluppando nuovi collegamenti ferroviari e commerciali destinati a unire il Mediterraneo orientale, il Caucaso e la Penisola Arabica.

Letti insieme, questi sviluppi mostrano una strategia coerente, trasformare il territorio turco nel principale punto di connessione tra Asia centrale, Mar Nero, Mediterraneo e Golfo Persico.

La geografia dei corridoi energetici sta cambiando.

Il petrolio kazako non attraversa soltanto il Mar Nero ma una rete di passaggi obbligati che attribuisce valore strategico a ciascun nodo della catena. La direttrice principale conduce verso il Mediterraneo attraverso Bosforo e Dardanelli.

Da qui le rotte si diversificano, una prosegue verso il Mediterraneo occidentale e lo Stretto di Gibilterra, raggiungendo i mercati del Nord Europa e dell’Atlantico; un’altra alimenta direttamente il Mediterraneo orientale; una terza si dirige verso l’Adriatico attraversando il Canale d’Otranto e raggiungendo Trieste, porta energetica dell’Europa centrale, da cui l’oleodotto TAL distribuisce il greggio verso Austria, Germania meridionale e Repubblica Ceca. È proprio questa possibilità di ramificazione a rendere la rete energetica europea estremamente sensibile. Ogni passaggio aumenta il valore strategico di quello successivo. Negli ultimi mesi l’attenzione internazionale si è concentrata sullo Stretto di Hormuz, sul Bab el-Mandeb, sul Mar Rosso e sul Mar Caspio. Oggi il Mar Nero entra definitivamente nello stesso sistema. Non esistono più check point, stretti, colli di bottiglia isolati. Esiste una rete di corridoi interdipendenti nella quale la vulnerabilità di un nodo modifica immediatamente l’importanza di tutti gli altri.
Se Hormuz viene minacciato, aumenta il valore delle rotte mediterranee. Se il Mar Nero viene destabilizzato, cresce il peso strategico degli Stretti turchi. Se aumentano i traffici diretti verso l’Adriatico, assume maggiore rilevanza il Canale d’Otranto quale accesso ai terminali energetici dell’Europa centrale. È questa la nuova geografia dell’energia.
Non è più sufficiente controllare un giacimento o possedere grandi riserve di petrolio e gas. Il vero potere appartiene a chi garantisce la continuità delle infrastrutture, protegge i corridoi di trasporto e presidia i passaggi obbligati attraverso cui transitano le risorse. La ripresa delle esportazioni del Kazakistan dimostra che questo presente futuro mantiene la competizione per il possesso delle materie prime ma sempre di più fortifica la competizione per il controllo delle rotte che le collegano ai mercati mondiali. Dal Mar Caspio al Mar Nero, dagli Stretti turchi al Mediterraneo e, quando necessario, fino al Canale d’Otranto e all’Adriatico, prende forma una nuova architettura strategica nella quale ogni mare è collegato al successivo. Il vero cambiamento non è solo la nascita di nuove rotte, ma il modo in cui esse si stanno intrecciando. Non assistiamo più a una geografia costruita attorno a un unico corridoio dominante, bensì alla formazione di una rete di connessioni in cui ogni passaggio rafforza, integra o sostituisce un altro. Una continuità geografica che assicuri equilibri geopolitici ed energetici.

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