Home Opinioni Prima la carota, poi la supposta. L’importante è rieducare

Prima la carota, poi la supposta. L’importante è rieducare

0
Prima la carota, poi la supposta

Nelle città governate dal PD il cittadino penalizzato dai rieducatori in cattedra

La sinistra pretende di educare i cittadini, piegandoli alla propria ideologia, anziché cercare di farli vivere bene e senza continue vessazioni e rotture di scatole.

Non è una sensazione, di prove ce ne sono a valanga. Il PD, il partito delle ZTL, è il più attivo con i suoi sindaci.

Dall’assurda pretesa di trasformare tutti in ciclisti, in una nazione dove l’età media è di 47 anni, alla decisione classista di bloccare le auto Euro 4 e 5, a seconda delle città, appiedando chi non può permettersene una nuova.

Dal primo ottobre chi possiede un diesel Euro 5 in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna non potrà più circolare nei comuni sopra centomila abitanti. Un’auto comprata pochi anni fa. Ferma per decreto.

A Milano il calendario prevede il blocco dei diesel Euro 6 dal 2028. Euro 6: lo standard più restrittivo oggi in circolazione.

L’Euro 7, che diventerà obbligatorio per le nuove immatricolazioni dal novembre 2027, ha gli stessi identici limiti di emissione allo scarico.

Bloccheranno auto che inquinano quanto quelle che usciranno tra più di un anno. Chi ha i soldi compra l’ibrida. Chi non ce li ha resta fermo.

C’è di peggio. Il blocco ammazza il mercato dell’usato. Un’auto che non può più circolare in città non la rivendi, la rottami. A zero euro.

Il proprietario perde tutto il valore residuo, non recupera un centesimo da mettere verso un’auto nuova.

La transizione ecologica la pagano i poveri, col patrimonio che gli viene polverizzato sotto i piedi.

E lo fanno in nome del particolato. Ma il lockdown del 2020 ha offerto l’esperimento perfetto: traffico quasi azzerato per settimane in tutta Italia.

Il biossido di azoto, quello legato direttamente ai motori, è crollato. Il PM10 no. Ha continuato a registrare picchi e superamenti, soprattutto nella Pianura Padana.

Perché secondo ISPRA il trasporto stradale produce circa un quarto del particolato nazionale. Il resto viene dal riscaldamento, dall’industria, dall’agricoltura.

Bloccano i motori come se fossero l’intero problema. Non lo sono. Non è ecologia. È ideologia.

Ma non basta togliere l’auto. Bisogna togliere anche il parcheggio.

A Roma chilometri di stalli cancellati per far posto alle ciclabili del BiciPlan. Dove non arrivano le ciclabili arrivano i marciapiedi: allargati in strade dove non cammina nessuno, con l’unico scopo di eliminare i posti auto senza nemmeno doverlo dichiarare.

Pedagogia passivo-aggressiva, mascherata da intervento per i pedoni fantasma.

A Milano, carreggiate dimezzate e migliaia di posti cancellati. Chi non trova più il posto lungo la strada pagherà il garage.

Come se tra bollo, assicurazione, revisione e accise possedere un’auto non fosse già una tortura fiscale.

Quanto alle ciclabili, a Roma, con i suoi sette colli e le sue grandi distanze, è più facile incontrare un panda sui pattini a rotelle che un ciclista.

Ma i rieducatori insistono: pedala. A quarantasette anni di età media, con quaranta gradi d’estate, con i figli da portare a scuola o andare al lavoro dall’altra parte della città.

Poi c’è il capolavoro della supposta: le auto elettriche.

Il Comune di Roma aveva promesso ZTL gratis e strisce blu gratuite. 75.000 romani ci avevano creduto. Hanno speso venti, trenta, quarantamila euro per un’auto a batteria fidandosi della parola dell’amministrazione PD.

Dal primo luglio le elettriche pagano per entrare in ZTL, con un canone che arriverà a mille euro l’anno. Le mild hybrid perdono l’esenzione sulle strisce blu.

Prima la carota per convincerti a comprare l’auto giusta, poi la supposta.

La ciliegina sulla torta è l’abbassamento della velocità a 30 km/h nelle città governate dal PD. La scusa è la sicurezza, la diminuzione degli incidenti. Peccato che non dicano se da 50 a 30 km/h o chissà.

Anche perché le statistiche sul lungo periodo non esistono, tanta è la novità del momento. L’importante è rieducare.

La città a misura di auto non c’è più, ha sentenziato l’assessore al traffico di Roma. Ha ragione. Ma la città a misura di autobus, metro e servizi non l’hanno costruita. Hanno demolito la vecchia casa senza aver finito la nuova.

Ma stanno provando a convincere gli abitanti con la frescaccia della città dei 15 minuti. Una realtà percorribile per Strangolagalli, Passo Corese e altri piccoli centri. La prigione per gli appiedati a forza nella Capitale.

Il meccanismo è sempre lo stesso. Non chiedono cosa serve al cittadino. Decidono cosa il cittadino non deve volere. Non offrono un’alternativa e poi tolgono quella vecchia. Tolgono e basta. Prima la lezione, poi forse il servizio. Forse.

In città immense come Roma, dove il trasporto pubblico resta una promessa più che un servizio, togliere l’auto alla gente non è pedagogia. È crudeltà.

Il pensionato acciaccato che senza macchina non si muove liberamente e deve rinunciare a troppe cose. La madre che deve portare i figli a scuola, a nuoto, dal dentista. L’operaio con la Euro 4 inchiodata sotto casa che non sa più come arrivare al lavoro.

Ma alla sinistra non interessa come vivono queste persone. Le interessa come dovrebbero vivere. L’importante non è risolvere un problema. L’importante è educare.

A sinistra non governano. Siedono in cattedra.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui