Home Opinioni IL CONFLITTO RUSSIA UCRAINA, FIGLIO ANCHE DELLE CONTRADDIZIONI DEL PASSATO

IL CONFLITTO RUSSIA UCRAINA, FIGLIO ANCHE DELLE CONTRADDIZIONI DEL PASSATO

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di Raffaello Savarese

Una voce spesso dimenticata del Memorandum di Budapest, 30 anni fa, (trattato sollecitato anche dagli USA che chiedevano alla Russia di farsi carico e non lasciare l’atomica in mani incontrollate) era l’impegno delle parti a non interferire nella vita politica di Kiev.

Proprio da quella data inizia, invece, il contrario: fin dell’elezione del secondo Presidente (per due mandati) ucraino Kuchma, prima corteggiato, poi ostacolato da Washington. Vedi il suo carteggio con l’ambasciatore di Obama Tefft.

Poi la rivoluzione della dignità, quella della piazza di Maidan contro Yanukovic (con l’accusa standard della corruzione in un paese in cui, fino ad oggi, sono corrotti proprio tutti) dove cecchini sparavano sulle forze dell’ordine che cercavano di sedare i disordini. Mentre, la rappresentante dello US State Dept., Victoria Nuland distribuiva biscottini ai manifestanti.

La stessa funzionaria che più tardi sarebbe stata sorpresa, in una intercettazione mai smentita con l’ambasciatore Usa a Kiev, a scegliere i futuri leader del governo e a, “excuse my french”, sfanculare l’unione Europea.

Ed arriviamo a Zelensky. Quando fu eletto, Zelensky, ancor oggi in autoproclamata prorogatio, aveva nella sua agenda elettorale due grandi promesse: la lotta alla corruzione degli oligarchi e la pacificazione degli Oblast dell’Est in rivolta contro la derussificazione. Entrambe le promesse, ampiamente, disattese.

L’opaca gestione degli aiuti, i furti nelle forniture belliche, le stecche per sfuggire alla leva militare, gli improvvisi e sospetti arricchimenti sono testimonianza quotidiana della perdurante diffusa corruzione.

Le azioni contro le proteste delle minoranze etniche russe (maggioranza negli Oblast dell’Est), la modifica della Costituzione per umiliarne l’identità, la mano libera alle milizie per reprimere nel sangue la rivolta degli Oblast secessionisti (l’autoderminazione che Kiev reclama per se, non compete, evidentemente, all’Est ucraino) sono una testimonanza delle enormi criticità. Dalle quali derivano criticità, come il promuovere quelle truppe tatuate con l’effigie nazista del Wolfsangel – responsabili dell’omicidio, a sangue freddo del nostro reporter Recchelli, al rango di membri effettivi dell’esercito ucraino. La strage per autocombustione – ironizzavano, dalla clandestinità, le opposizioni – nel rogo dei dimostranti assediati nella casa del sindacato a Odessa.

E sulle promesse disattese fatte dai Presidenti USA di non allargare la Nato che suscitarono anche la tardiva protesta dell’ex presidente Gorbachev bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Su questo e sui rischi per la pace in Europa nel caso dell’allargamento dell’alleanza alle porte della Russia, ne erano coscienti proprio tutti a cominciare da Biden. Sul rischio che questo diventasse la nuova Danzica ne scriveva mio padre, US Medal of Liberty, già 20 anni fa.

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