
di Alberto Frau
L’istituzione del «Comitato per le politiche macroprudenziali»: una via d’uscita per ratificare il MES?
Pochi sono a conoscenza del fatto, in seguito alla crisi finanziaria globale del 2008, con la Raccomandazione CERS/2011/3 del Comitato Europeo per il Rischio Sistemico-CERS (datata 22 dicembre 2011) l’Ue abbia suggerito ai Paesi membri la creazione di autorità nazionali designate per la vigilanza macroprudenziale. Ciò in relazione alla circostanza, ben nota oggi, di migliorare la supervisione finanziaria nell’hashtagUe.
Ci son voluti 12 anni perchè l’hashtagItalia ottemperasse a questo (ennesimo) obbligo comunitario. A ben vedere, infatti, ciò è accaduto solo nel dicembre del 2023 e il Comitato si è riunito per la prima volta ieri! (sic).
Cosa siano di fatto le politiche macroprudenziali e il ruolo del Comitato lo indicano bene le norme del decreto attuativo (d.lgs. 207/2023).
Si tratta di un Autorità indipendente che «promuove un contributo sostenibile del settore finanziario alla crescita economica», prevenendo e contrastando i rischi sistemici e perseguendo, così, la stabilità del hashtagsistema finanziario nel suo complesso. Rammento che i «rischi sistemici» sono minacce alla stabilità del sistema finanziario nel suo complesso, piuttosto che a singole istituzioni finanziarie. Quando un hashtagrischio sistemico si materializza, può causare gravi perturbazioni nel funzionamento dei mercati finanziari e delle hashtageconomie reali, portando a hashtagcrisi economiche generalizzate, come accaduto nel 2008.
Al Comitato partecipano il Governatore della Banca d’Italia, che lo presiede, il Presidente della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB), il Presidente dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) e il Presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP). In qualità di uditore è presente, altresì, il direttore generale del Tesoro.
Per ora, nella sua prima riunione, il Comitato ha valutato contenuti i rischi per la stabilità finanziaria in Italia, pur in presenza di tensioni geopolitiche a livello internazionale e di una debole crescita economica. E’ giunto, quindi, alla conclusione che, nel breve periodo, i principali elementi di vulnerabilità sono riconducibili al possibile aggravarsi dei conflitti in corso, a una dinamica dell’attività economica inferiore alle attese e a mutamenti nella percezione e nell’attitudine al rischio da parte degli investitori.
Tra i tanti poteri del Comitato uno balza all’occhio del lettore attento: «può formulare segnalazioni al Parlamento, al hashtagGoverno, ad altre autorità, enti pubblici e organismi dello Stato aventi a oggetto l’opportunità di adottare misure, anche normative, nonché esprimere pareri, ove richiesto o di propria iniziativa, sugli schemi di atti normativi rilevanti per i suoi obiettivi».
Il Comitato si riunisce due volte l’anno. Aspettiamo di vedere cosa accadrà nella prossima riunione.





