
di Gianvito Caldararo
Si assiste a polemiche roventi sulla decisione della giudice Apostolico, del tribunale di Catania, per aver disapplicato le disposizioni contenute in un decreto-legge emanato dal governo.
Sulla vicenda si parla e si straparla senza conoscere le norme che disciplinano l’attività di un giudice. La disapplicazione di un atto normativo è un potere che spetta al giudice nel corso del giudizio. Infatti, la disapplicazione, al pari della abrogazione o dell’annullamento, costituisce uno dei criteri di risoluzione delle antinomie. Quindi, la decisione del giudice Apostolico è in piena armonia con i principi giuridici generali.
Le polemiche così roventi sono sorte in ordine ai comportamenti individuali che la giudice ha assunto nel corso degli anni, la quale ha avuto modo di esprimere sui social idee molto chiare in tema di immigrazione in aperta polemica con la politica attuale del Governo. Poi si è scoperto che la stessa ha partecipato nel 2018 ad una pubblica manifestazione organizzata contro la politica di immigrazione del ministro dell’epoca, cioè di Matteo Salvini.
La giudice, come sottolinea l’avvocato Caiazza, “padronissima di manifestare liberamente il proprio pensiero, ma ad una elementare condizione: che di tutto potrà poi occuparsi professionalmente, fuorché di quei temi”.
Per l’avvocato Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, “sono condizioni inconcepibili ed inaccettabili in un Paese civile, radicalmente incompatibili con elementari regole di uno Stato di Diritto; ed è così che si semina vento e si raccoglie tempesta”.
Per evitare polemiche del genere esiste l’istituto dell’astensione, cioè il dovere del giudice non solo di essere, come dice la stessa Corte di Cassazione – ma ancor prima – di apparire imparziale.
Un sistema sano innanzitutto previene simili situazioni, ed eventualmente chiede conto della infrazione di queste basilari regole di civiltà giuridica, afferma sempre Caiazza. A meno che il famoso idiomatismo sulla moglie di Cesare valga per tutti, ma non per i magistrati e le loro mogli.
La giustizia non deve essere solo terza e imparziale, ma deve anche apparire tale. La Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione, a più riprese hanno sempre ribadito che “il magistrato è tenuto a salvaguardare la propria indipendenza e la propria imparzialità, nonché la stessa apparenza in modo da non compromettere la fiducia di cui – in una società democratica fondata sul principio di legalità – l’ordine giudiziario deve godere presso l’opinione pubblica”.
Anche il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non si stanca mai di ricordare ai magistrati che la Costituzione affida alla Magistratura la tutela dei diritti, attraverso l’applicazione della legge. Sono compiti volti a garantire – sottolinea il Presidente Mattarella – “l’uguaglianza e la pari dignità delle persone, valori come è noto, e ovviamente, fondamentali in uno Stato democratico”.
In occasione dell’incontro del 15 giugno 2023 con i magistrati ordinari in tirocinio, disse : “La funzione giudiziaria impone il serio rispetto della deontologia professionale e la sobrietà delle condotte individuali. L’imparzialità della decisione va, infatti, tutelata attraverso l’irreprensibilità e la riservatezza dei comportamenti individuali, così da evitare il rischio di apparire condizionabili o di parte”.
Nel quadro degli equilibri costituzionali improntati alla divisione dei poteri, Sergio Mattarella sottolineava, che “i giudici sono soggetti solo alla legge, nel senso che la legge rappresenta il fondamento e al contempo il limite”. Ai giovani magistrati non mancava di ribadire che ” e vostre decisioni devono essere garantite dalla saggezza del diritto. Rifuggendo le ricostruzioni normative arbitrarie, dettate da impropri desideri di originalità o, peggio, di individualismo giudiziario”.
In conclusione, basta rispettare certe fondamentali regole per evitare le continue polemiche a volte fondate, molte volte infondate e spesse volte strumentali.
L’altro fronte polemico che si è aperto sulla vicenda Apostolico, è la diffusione del video che vede la giudice partecipare ad una manifestazione politica che contestava la politica di immigrazione del Governo in carica il 2018. Esponenti del PD e del M5S chiedono di come l’on. Matteo Salvini è venuto in possesso di tale video.
E qui inizia il balletto dei “misteri italiani”, con le solite incursioni sul probabile ruolo dei servizi segreti, sempre chiamati in causa quando si ipotizzano costruzioni di “dossier” e pratiche di “spionaggio”.





