
di Giovanni Fasanella
Un mio amico Antonio “Tonino”, con il quale discuto e a volte litigo da quasi mezzo secolo, mi ha scritto per dissentire garbatamente su un mio scritto riguardante l’attacco di Hamas a Israele: «Tra Hamas e Israele, con Israele. Senza se e senza ma». Poiché è un lettore vorace ed è molto informato, mi ha evidenziato gli errori del governo israeliano, che hanno contribuito a radicalizzare il conflitto e mi ha invitato a tener conto anche dei legittimi diritti palestinesi. Mi sono stati mossi gli stessi rilievi da molti altri amici. Evidentemente non sono riuscito a farmi capire. Provo a spiegarmi.
Ho scritto «Tra Hamas e Israele, con Israele…» Cioè, tra il terrorismo islamista, che ha come unico obiettivo l’eliminazione fisica degli ebrei, e il diritto di esistere dello Stato ebraico, non ho il minimo dubbio: sto dalla parte di Israele, senza se e senza ma. Questo non mi impedisce di vedere anche le responsabilità della politica miope dei governi di ultra destra israeliani. Penso, come tutte le persone sensate, che una soluzione non possa prescindere dal principio “due popoli, due Stati” liberi e indipendenti. Anche se per come si sono messe le cose in questi anni, purtroppo, temo che questa prospettiva si sia allontanata. Pesa, eccome, anche l’assenza dalla scena di leader come Isaac Rabin, Ariel Sharon, Yasser Arafat, Anwar al-Sadat, Menachem Begin.
Sono convinto che a guerra finita, si spera prima possibile, l’opinione pubblica israeliana chiederà a Netanyahu il conto per i suoi errori. Ma, ammesso che esista un’opinione pubblica palestinese nella striscia di Gaza, chiederà al macellaio «guardiano della purezza ideologica» il conto per i suoi orrori?





