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ZAKI, UNA ESULTANZA FUORI LUOGO

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di Vito Schepisi
 
Guarda, guarda! Non esultava, però, quando rischiava di marcire nelle carceri del suo paese. Ha esultato, però, quando l’Italia ha ottenuto la sua liberazione.
Ha fatto il rivoluzionario altezzoso quando ha rifiutato il volo di Stato e l’accoglienza del governo italiano che usa farlo (senza distinzioni) per tutti coloro che sono perseguitati nei loro paesi d’origine.
Vada per l’ingratitudine, vada che gli sia stato persino consentito di laurearsi “per corrispondenza”, e senza aver acquisito una sola parola del nostro vocabolario.
I giovani trucidati e violentati da Hamas in Israele e quei civili (donne, anziani e bambini), rapiti, e che ora sono sono ostaggi di bestie umane, non impediscono, però, al personaggio “Zaki”, d’insultare il Premier israeliano (definito “serial Killer”).
Nessuna riconoscenza per quei paesi (tra cui c’è Israele) in cui c’è libertà e democrazia!
E’ vero che all’ingratitudine non c’è limite, ma non si possono sottacere contraddizioni così disgustose.
Zaki non tollera che Israele possa vivere in pace in quelle terre “promesse” che, dopo le note sventure, odiose e razziste, le sono state assegnate con la risoluzione delle Nazioni Unite (n.181) del 1947.
Quei territori, prevalentemente desertici, fino a quel tempo gestiti dalla Gran Bretagna, sempre su mandato delle Nazioni Unite, sono lo Stato di Israele e fanno parte delle origini e delle tradizioni israelite.
Sono stati i paesi ed i popoli democratici a riconoscerlo ed a stabilirlo … tra cui anche l’Italia, il Paese che ha consentito a Zaki d’uscire dalle galere del suo Paese.
A prescindere da tutte le considerazioni che una problematica del genere comporta.

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