
Elly Schlein, la segretaria del Pd è stata intortata e rintronata dal levantino leguleio del Tavoliere delle Puglie.
Le vicende di Bari e quelle recentissime di Torino: voti di scambio, preferenze pagate 50 euro a pezzo, visite a parenti di mafiosi, hanno messo knock-out la povera Elly che pensava la politica come summa di idee belle da trasmettere ad una società come quella italiana che a tutto pensa tranne che al bene comune. E Conte, sotto questo aspetto, rappresenta la quintessenza dell’italiano medio che mette davanti a tutto il proprio interesse sia esso politico, economico o di famiglia. D’altra parte l’aveva già profetizzato Ennio Flaiano che aveva proposto di sostituire il tricolore con uno stendardo con sopra scritto “Tengo Famiglia”. Giuseppe Conte è, infatti, una personaggio del tutto estraneo alla politica. Nessuna militanza di partito, nessuna gavetta in qualche consiglio comunale, uno che si occupava d’affari in uno studio legale e, grazie ad un allineamento astrale e alla scempiaggine di un comico, è diventato Presidente del Consiglio in una botta sola. Senza dubbio furbo e capace di cogliere l’attimo come pochi, ha visto il treno passare e si è fiondato sopra in un amen. Chapeau! E’ riuscito a mettere in piedi due governi con maggioranze diverse e contraddittorie senza fare un plissé. Salvini, che gli ha fatto da portatore d’acqua per più di un anno, l’ha mollato con un discorso alla Camera trattandolo da incapace, sempre col sorriso sulle labbra e la pochette d’ordinanza intonata al taglio sartoriale. Lo stesso ha fatto con Beppe Grillo che pensava anche lui di poterlo gestire e, invece, si è ritrovato a riprendere la strada degli spettacoli itineranti con scarso pubblico e ancora più scarsa attenzione. La politica per Conte non è altra che una delle strade possibili per l’accesso al potere e l’ha dimostrato ampiamente anche con la Schlein mollandola con un calcolo asettico. Ha visto che la mefitica vicenda barese poteva avvantaggiarlo elettoralmente, giocando la carta della moralità esibita e si è chiamato fuori, lasciando il Pd nel pantano delle indagini giudiziarie dalle quali non sa come venirne fuori. C’è poi una seconda ipotesi, a mio giudizio più “viscerale”: Conte ha scelto di rompere col Pd che, dopo l’insediamento della Schlein ha accentuato le caratteristiche di partito di “sinistra”, per smarcarsi a destra e puntare al bacino elettorale della Lega e della Meloni. Chi lo conosce bene, infatti, sa che Conte è essenzialmente un qualunquista reazionario travestito da avvocato del popolo.





