di Giovanni Bernardini
Cosa penserà, quando sarà diventato adulto, un bambino che nasca in questi tempi caratterizzati da una propaganda martellante sul tema dei mutamenti climatici?
Se le cose non cambiano questo sfortunato bambino da adulto penserà che c’è stato un tempo felice in cui il clima era amico dell’uomo. Non c’erano alluvioni né siccità, le temperature erano sempre miti, lontane dal caldo torrido e dal freddo insopportabile. Non esistevano i temporali, o meglio, esistevano ma erano fenomeni al massimo un po’ fastidiosi, sostituiti un bel giorno da distruttive “bombe d’acqua”. I venti si limitavano ad essere piacevoli brezze, nevicava con moderazione solo nelle località turistiche di montagna, la pioggia non era mai distruttiva e si concentrava, dolcemente, sui campi arati. Il mare non era mai agitato, al massimo leggermente mosso.
Poi è arrivata l’insana umana follia ed ha trasformato il mondo in un inferno. Alluvioni, siccità, bombe d’acqua, tifoni, uragani, la fine del mondo climatica che si avvicina a grandi passi.
Il povero bimbo nato mentre infuria la propaganda goebbelsiana sul clima non sa come andavano in precedenza le cose, non ha vissuto nel bel tempo andato, quindi non dispone di dati che gli permettano di confrontare il presente al passato. I confronti può farli solo esaminando i dati che gli vengono forniti dai media, ma questi continuano a strillare che la fine del mondo si avvicina, che viviamo nell’inferno climatico che per colpa nostra ha sostituito il vecchio paradiso…
Esagero? Un po’ si, lo ammetto. Per fortuna viviamo in democrazia, le voci diverse esistono e, anche se con fatica, riescono a farsi sentire. Però c’è del vero anche nella esagerazione. La propaganda in tema di clima è talmente martellante da ricordare, fatte tutte le debite, importantissime, differenze, i grandi totalitarismi dello scorso secolo.
Per questo motivo, credo, le vecchie generazioni hanno oggi un compito fondamentale: spiegare a quelle giovani che le cose non stanno proprio come la propaganda le racconta.
Di solito chi è diversamente giovane tende ad abbellire i “suoi tempi”. I tempi della gioventù appaiono sempre migliori a chi la gioventù se la è lasciata alle spalle. Penso che oggi chi è diversamente giovane debba invece raccontare a chi giovane lo è davvero che il bel tempo andato non era in fondo tanto bello. Che anche allora esistevano freddo gelido e caldo torrido, uragani, alluvioni e siccità, e, in più, si era, in generale, più poveri di oggi, e tanti giovani non si preoccupavano della salute dei ghiacciai per il semplicissimo motivo che i ghiacciai li avevano visti solo in cartolina. Si, val davvero la pena di raccontarle queste cose ai giovani di oggi.
PS. Per evitare obiezioni poco fondate. Non intendo aprire una discussione, l’ennesima, sui “mutamenti climatici”. Quale che sia il giudizio che ognuno di noi può dare su questi penso sia difficile negare che la propaganda martellante in tema di clima tutto sia tranne che finalizzata ad una migliore comprensione del problema. E’ questa l’oggetto della mia polemica.




