
di Sergio Restelli
Le grandi scoperte scientifiche e l’avanzamento tecnologico sono spesso accompagnati da una sensazione di ineluttabilità e un certo timore per l’imminente cambiamento. Questi eventi sono spesso definiti “rivoluzioni”, come la rivoluzione scientifica, industriale e digitale.
La storia ci insegna che ci sono diverse reazioni nei confronti del progresso, ma il progresso conoscitivo, sociale ed etico è sempre presente. La diversità di approcci nei confronti del progresso si mantiene anche nell’era digitale, che può essere vista come una conquista straordinaria o come la fine del dominio umano. È importante capire la “Rivoluzione digitale” nel contesto della storia dell’umanità e comprendere il valore delle intelligenze artificiali e dei dati.
La necessità di figure professionali in grado di integrare conoscenze diverse e di muoversi in modo trasversale è crescente in vari settori, come la filosofia, il management, l’economia, il diritto e la politica. In un mondo sempre più complesso e interdisciplinare, è importante per aprire rapporti di complementarità e interazione. Ciò solleva domande sul ruolo degli esseri umani nell’era digitale e sulla possibile predominanza delle intelligenze artificiali.
È importante contrastare gli squilibri introdotti dalla tecnologia digitale promuovendo l’umanità come valore e costruendo una dimensione sociale positiva. Tuttavia, bisogna riconoscere che siamo già nell’era digitale, con molte delle nostre azioni quotidiane che dipendono da dispositivi tecnologici.
Sorgono dubbi sulle persone che conservano e utilizzano i dati personali e sulle possibili conseguenze. Ci chiediamo se possiamo affidare le nostre vite agli algoritmi e se le macchine prenderanno decisioni su aspetti cruciali come mutui e cure mediche. C’è il rischio di un autoritarismo digitale, che potrebbe portare all’estromissione degli esseri umani dall’economia.
La sfida consiste nel mantenere l’umanità nell’era digitale e rendere quest’ultima più umana. È necessario continuare ad essere innovatori senza perdere il senso della dignità umana. L’intervento umano permette di portare estrema giustizia attraverso la possibilità di un appello alla sentenza, cosa che gli algoritmi non possono fare.
Non dobbiamo accettare passivamente lo sviluppo inevitabile dell’era digitale, ma dobbiamo agire in modo responsabile e dotare i governi e la popolazione di strumenti critici per gestire consapevolmente il progresso tecnologico. Le università hanno il compito di promuovere la conoscenza umana in tutti i campi e di contribuire a un futuro in cui il progresso sia autenticamente sociale.
Nonostante le paure e i rischi, guardiamo con ottimismo al futuro se riusciamo a controllare lo sviluppo tecnologico verso una dimensione sociale.





