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IDEOLOGIE NAZISTE E SATANICHE NELLE OMBRE OSCURE D’INGHILTERRA

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Lucio Caracciolo, nel numero 6/2024 scrive: “Il giovane Winston Churchill segnala in privato al primo ministro Herbert Henry Asquith l’eccessivo tasso di natalità dei «deficienti mentali» e il «ridursi della progenie tra tutte le razze rigogliose, energiche e superiori, pericolo quanto mai terribile per la razza»”.

“L’eugenetica – commenta Caracciolo – è uno degli orrori meglio rimossi in Europa, specie settentrionale”. E aggiunge: “Non debbono stupire le vaste simpatie che Hitler suscita in Europa e in America almeno fino al 1941. Specie nelle destre conservatrici, nella borghesia spaventata dal bolscevismo e fra gli industriali, che ne apprezzano l’anticomunismo pratico: il Führer espone nel suo ufficio un ritratto di Henry Ford. Così pure nell’aristocrazia e in alcune corti reali del Nord, come la britannica, di ceppo germanico (Sassonia-Coburgo-Gotha)”.

Gli ultimi difensori del bunker di Hitler non sono tedeschi ma volontari francesi della divisione Waffen-SS Charlemagne. Più baltici e scandinavi sparsi.

Storicizzare il nazismo, sostiene Caracciolo, significa affrontare le ombre oscure dell’Europa, ma anche fare i conti, aggiungo, con le menti sataniche che quelle ombre oscure hanno prodotto e quelle menti sataniche non sono in Germania, ma in Inghilterra.

Nascono infatti in Inghilterra, tra il ‘700, l’800 e il ‘900 le teorie che nel loro insieme abbiamo trovato proposte nel ‘900 in chiave politica e nel ‘900 e nei primi 25 anni di questo secolo sotto vestiti che ne nascondo le origini.

La decrescita felice, un ecologismo esasperato che odia l’umanità, l’eugenetica portata all’estremo con l’utero in affitto e l’eutanasia come metodo per sfoltire la popolazione, l’aborto contemplato fino al nono mese, il transumanesimo.

Dietro a queste nuove ideologie che vogliono cancellare la storia e la cultura per evitare che, sotto le mentite spoglie, le menti malate d’Inghilterra si possano vedere, ci sono le idee di chi, considerandosi superiore, pretende di poter disporre degli inferiori a suo piacimento.

Il massimo teorico del contenimento della popolazione è stato Thomas Robert Malthus (1766-1834), economista, filosofo, pastore protestante e demografo inglese, precursore della moderna sociologia.

Nel volume curato da Raffaele Lunganella per gli Editori Riuniti, dal titolo “Popolazione e povertà”, sono raccolti tre scritti di Malthus: “Esame sommario del principio di popolazione”, “Indagine sull’attuale alto prezzo dei viveri” e “Lettera a Samuel Whitbread a proposito della sua proposta di riforma delle leggi sui poveri”.

I tre scritti tradotti nel volume affrontano il problema dei limiti fisici alla crescita della popolazione e si propongono di attestare la vacuità di ogni politica di welfare state volta a migliorare la condizione dei poveri.

“Sostenere – scrive nell’introduzione al volume Raffaele Lunganella – che la società umana è perfettibile, e che riformando i meccanismi sociali e istituzionali che la governano è possibile far sí che in futuro «la stupidità e la miseria non saranno piú che incidenti di percorso e non la condizione abituale di una parte della società» (Condorcet), suonava come un campanello di allarme che poteva essere pericoloso ignorare. Attraverso l’illustrazione della sua teoria della popolazione Malthus ritenne di aver dimostrato l’illusorietà dei propositi di quei riformatori che volevano cambiare il destino di quelle «persone infelici che nella grande lotteria della vita hanno estratto un biglietto perdente»”.

Malthus affidava il compito di frenare la corsa della popolazione alla miseria, «l’estrema e più terribile risorsa della natura […] che con un sol colpo possente adegua la popolazione agli alimenti della terra», e ai «vizi che eseguono in maniera attiva e efficace il loro compito spopolatore».

Quando l’astensione dal matrimonio non è sufficiente a contenere la crescita della popolazione, secondo Malthus debbono necessariamente intervenire le guerre, la malnutrizione, le malattie, i lavori faticosi, le epidemie a riportarla in equilibrio con la disponibilità di risorse.  

Se guardiamo alle condizioni delle popolazioni di gran parte del mondo, malnutrizione, malattie e lavori faticosi non mancano.

Per quanto riguarda le epidemie ne abbiamo avuto una prova recentemente, con il Covid 19.

Sempre in relazione al controllo della popolazione è in Inghilterra, soprattutto, che troviamo i teorici dell’eugenetica.

Sono figure che hanno contribuito allo sviluppo e alla diffusione di questa controversa disciplina, che mirava a migliorare la qualità genetica della popolazione umana attraverso interventi selettivi. Il principale teorico è Francis Galton (1822-1911), cugino di Charles Darwin e considerato il padre dell’eugenetica, il quale coniò il termine “eugenetica” nel 1883 (dal greco “ben nato”). Ispirato dalla teoria dell’evoluzione, propose di migliorare la specie umana attraverso la selezione di caratteristiche desiderabili, promuovendo matrimoni selettivi e scoraggiando la riproduzione di individui ritenuti “inferiori”. Il suo approccio era basato su studi statistici e sull’ereditarietà dei tratti.

Inglese è Herbert Spencer (1820-1903). Sebbene non un eugenetista esplicito, Spencer, con il suo concetto di “sopravvivenza del più adatto” (survival of the fittest), influenzò il pensiero eugenetico. Le sue idee sul darwinismo sociale fornirono una base filosofica per giustificare interventi sulla riproduzione umana.

In “Social Statics” (1851), Spencer discute il progresso sociale e l’idea che la società evolve eliminando gli elementi meno adatti. In “The Principles of Biology” (1864-1867) Spencer applica i principi darwiniani alla biologia e alla società, sviluppando il concetto di “sopravvivenza del più adatto”. In “The Man Versus the State” (1884) Spencer approfondisce le sue idee sul ruolo della competizione e della selezione naturale nel miglioramento della società.

Karl Pearson (1857-1936), statistico britannico e discepolo di Galton, applicò metodi matematici per studiare l’ereditarietà e supportò l’eugenetica come scienza. Fu un pioniere della biometria e contribuì a legittimare l’eugenetica con un approccio quantitativo.

Non mancano gli americani, come Charles Davenport (1866-1944), biologo statunitense e figura centrale dell’eugenetica americana, il quale fondò l’Eugenics Record Office (ERO) nel 1910. Promosse studi sull’ereditarietà e sostenne politiche come la sterilizzazione forzata per prevenire la trasmissione di tratti ritenuti indesiderabili, come malattie mentali o criminalità.

Figura centrale dell’eugenetica è Margaret Sanger (1879-1966), attivista americana per il controllo delle nascite, la quale collegò l’eugenetica alla pianificazione familiare.

Alfred Ploetz (1860-1940), medico tedesco, introdusse l’eugenetica in Germania con il termine “igiene razziale” (Rassenhygiene). Le sue idee influenzarono le politiche naziste, che portarono a programmi di sterilizzazione e genocidio.

L’eugenetica, popolare tra fine Ottocento e prima metà del Novecento, fu sostenuta in molti paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Scandinavia) attraverso leggi sulla sterilizzazione e restrizioni all’immigrazione.

Ed eccoci giunti ad un personaggio chiave: Julian Huxley (1887-1975), biologo britannico e primo direttore dell’UNESCO, il quale propose una visione più moderata dell’eugenetica, nota come “eugenetica positiva”, che promuoveva l’educazione e il miglioramento ambientale per favorire tratti positivi, anziché misure coercitive.

Julian Huxley è personaggio chiave in quanto collega le idee del ‘900 con quelle degli Illuminati di Baviera.

Siamo, per quanto riguarda gli Illuminati, in quel mondo di varie organizzazioni e sette che occupano, come il cuculo, il nido massonico senza aver nulla a che fare con la Massoneria.

L’ Ordine degli Illuminati fu organizzato il primo maggio 1776 da Adamo Weishaupt sulla base di un modello gesuitico. Contrastato dai Rosacroce, l’Ordine ebbe uno scopo più politico che religioso e la corrente illuministica interna alla Stretta Osservanza, alla ricerca di un progetto da opporre ai Martinisti, guardò agli Illuminati con la mediazione di Knigge, che aveva come modello i Rosa Croce del Paraguay gesuitico e pensava a stati modello nelle Indie Occidentali (America).

Alain Wodrow, uno dei massimi esperti dei Gesuiti, a proposito dell’esperimento del Paraguay, afferma: “Questa esperienza di comunismo paternalista è singolare e fu esempio per gli utopisti del XX secolo. L’ammirava persino Voltaire, che fu allievo dei Gesuiti, ma li detestava”.  Ludovico Antonio Muratori lo definì “il cristianesimo felice nelle missioni dei padri della Compagnia di Gesù nel Paraguay”.

Tra i membri dell’Ordine troviamo personaggi di grande rilievo nella cultura europea: Goethe, Herder, Martens, Mirabou, Robespierre, Lavoisier, Filangieri, Pagano, Muenter, Nicolai, Antonio Jerocades.

Già nel 1947, infatti, Julian Sorell Huxley, nel programma fondativo dell’UNESCO, proponeva idee non molto distanti da quelle espresse dagli Illuminati tre secoli prima, ovvero evoluzione della società, umanesimo laico, superamento del concetto di nazione, superamento delle religioni. Oltre a questi punti Huxley insiste anche sulle “società di lettura”, che riprendendo i circoli di lettura dell’epoca di Weishaupt, avrebbero rivoluzionato la società, insieme al cinema usato come principale arma di propaganda.

Julian Huxley era il fratello di Aldous Huxley, autore del famoso romanzo distopico “Il mondo nuovo” (Brave New World), e nel programma dell’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), di cui egli fu il primo direttore dal 1946 al 1948, auspicava “un solo mondo”, oltre a ritenere che questo processo di centralizzazione fosse già in atto.

Il mentore di Julian Huxley, Herbert George Wells, scrisse libri come The Open Conspiracy, pubblicato nel 1928 e New World Order, pubblicato nel 1940.

Uno dei capisaldi della dottrina di Huxley era l’umanismo evoluzionistico, che egli contrapponeva a quello statico o ideale del cristianesimo.

Sempre nel documento dell’UNESCO Huxley spinge sull’utilizzo dell’arte e dei mass media per creare un pensiero dominante, un “credo di massa”.

L’ottica sotto la quale interpretare Julian Sorell Huxley non è quella delle “società segrete che controllano il mondo”, bensì quella delle open conspiracy, cospirazioni aperte, ovvero processi di trasformazione costruiti socialmente e culturalmente.

Fratello di Julian fu Aldous Huxley. Con il romanzo “Il mondo nuovo” del 1932, fu, influente membro (anche se forse non iscritto ufficialmente) della Fabian Society e insegnante di George Orwell nella prestigiosa ed esclusiva università inglese di Eton.

Huxley, ancora oggi, nel mondo progressista è considerato un intellettuale illuminato, un propugnatore di diritti e progresso sociale. A smontare questa visione positiva, in Italia c’è un importante lavoro di Danilo Fabbroni, “Aldous Huxley, oltre la baia dell’umanità”.

Questo libro, esaminando l’epistolario privato di Huxley, le lettere da lui inviate a parenti e amici, svela il volto nascosto di questo scrittore. Ci rivela l’Huxley autentico, quello che ha uno sguardo sprezzante e diffidente verso le masse, da consapevole appartenente all’élite sociale e intellettuale britannica.

Ecco uno scampolo del suo pensiero elitario, tratto dal libro di Fabbroni: «Se vogliamo fare qualcosa di ragionevole a questo mondo, noi dobbiamo avere una classe di persone che versi in una condizione sicura, salva dall’opinione pubblica, salva dall’eventuale indigenza, appagata, non costretta a perdere il proprio tempo nella routine imbecille che va sotto il nome di “onesto lavoro”». Ancora: «Circa il 99,5% della popolazione del pianeta è stupida e gretta (…) tale e quale la massa inglese. La cosa che ritengo importante dal mio punto di vista non è quella di attaccare il 99,5% (…) ma di veder che lo 0,5% restante sopravviva, ritenga quindi le sue qualità al massimo livello possibile e auspicatamente stia nelle vesti del dominatore».

In un’altra di queste lettere Huxley si rivela un razzista eugenetico: «I deficienti mentali sono congenitamente incapaci di (…) autocontrollo (…) di riconoscere una buona causa, un buon principio. Quindi non possiamo aspettarci da loro che essi limitino la loro capacità di procreazione. Ne consegue che in una misura o nell’altra la loro fertilità deve essere limitata. (…) la sterilizzazione obbligatoria (di queste masse) avviene legalmente ora in Germania (…)».

È impressionante notare come questi temi siano gli stessi che turbano i sonni degli Huxley del nostro tempo attuale, ossia gli esponenti delle élite progressiste: il sovrappopolamento e il controllo delle masse anche attraverso una vera e propria politica eugenetica.

Il fabiano George Bernard Shaw poteva così insistere sul fatto che “l’unico socialismo fondamentale e possibile è la socializzazione dell’allevamento selettivo dell’uomo”, anche suggerendo, in una frase che fa gelare il sangue, che i deficienti siano trattati per mezzo di una “camera letale”. Tale pensiero non era estraneo al grande titano liberale e mente del welfare state, William Beveridge, economista e sociologo britannico, il quale sosteneva che a coloro che avevano “difetti generali” dovesse essere negato non solo il voto, ma “la libertà civile e la paternità”.

Arriviamo, infine, considerando che lo spazio di un articolo non consente ulteriori approfondimenti, ad un altro inglese: Aleister Crowley (1875-1947), il mago nero, autore, tra le altre opere, del “Libro della legge”, nel quale scrive: “Fai quello che vuoi, è tutta la Legge” e “tu non hai altro diritto che fare la tua volontà”.

Le teorie di Crowley sono, secondo l’autore, il frutto di comunicazioni di un’entità chiamata Aiwass e hanno come figura centrale Ra-Hoor-Khuit.

Ra-Hoor-Khuit è una figura centrale nella religione di Thelema, fondata da Aleister Crowley nel 1904 con la stesura del Liber AL vel Legis (Il Libro della Legge), ed è una divinità derivata dalla mitologia egizia, nello specifico una forma di Horus.

Nel suo Libro della Legge, Crowley mette frasi come: “L’amore è la legge, l’amore sotto la volontà”. “Saziatevi e fate l’amore come volete, quando, dove e con chi volete”. “Per adorarmi prendete vino e strane droghe di cui dirò al mio profeta, e bevetene”. “Sii forte, o uomo, lussuria, godi di tutte le cose del senso e dell’estasi; non temere che alcun Dio ti neghi per questo”.

E ancora: “Voi siete contro il popolo, o miei eletti”. “Noi non siamo per i poveri e i tristi: i signori della terra sono i nostri parenti”. “Non abbiamo nulla contro i reietti e gli incapaci: lasciateli morire nella loro miseria. Poiché essi non sentono. La compassione è il vizio dei re: abbatti i miserabili e i deboli: questa è la legge dei forti: questa è la nostra legge e la gioia del mondo”.  “Il successo è la tua prova: non discutere, non convertire, non parlare troppo. Quelli che cercano di intrappolarti, di rovesciarti, attaccali senza pietà né quartiere; e distruggili completamente. Veloce come un serpente calpestato girati e colpisci. Sii ancora più mortale di lui! Trascina giù le loro anime a un terribile tormento: ridi della loro paura: sputa su di loro”.

Infine scrive: “Questo libro sarà tradotto in tutte le lingue; ma sempre con l’originale nella scrittura della Bestia”.

Ovviamente la Bestia è Satana.

Come si può ben vedere è il crogiolo anglosassone, con testa in Inghilterra, quello dal quale escono le teorie che troviamo affermate e in parte realizzate nella seconda metà del ‘900 e in questo esordio di terzo millennio.

Alcune radici, tuttavia, sono antiche e andrebbero accuratamente indagate e appartengono al variegato mondo degli gnostici.  

Salvo il Mandeismo e il Manicheismo, che danno vita a organizzazioni religiose indipendenti, le gnosi non si presentano come nuove confessioni: pretendono piuttosto di rappresentare la parte esoterica di una data tradizione religiosa (Ebraismo, Cristianesimo, Islam).  Quasi sempre, gli gnostici istituiscono scuole iniziatiche, “misteri”, conventicole gelosamente riservate a un pugno di privilegiati, e il loro proselitismo è in genere scaltro e insinuante.

Nel volume: “Lo gnosticismo, culti, riti e misteri” (Edizioni Mediterranee), al capitolo “Gli gnostici licenziosi”, si legge: “Se alcune accuse ecclesiastiche sono false – in particolare, quelle contro i Manichei e i Catari – l’esistenza di gnostici licenziosi non può essere negata; sant’Epifanio ci ha lasciato il racconto, assai vivace, dei riti assai particolari celebrati da una setta alessandrina che non era riuscita a catturarlo nelle sue reti: «Gli uomini approfittano dell’emissione seminale, e le donne del loro flusso mestruale, per riunirsi e celebrare misteri immondi, che essi chiamano misteri della vita e della perfetta gnosi».  È stato ritrovato in Egitto il libro segreto – attribuito a Noria, la moglie di Noè – su cui gli esponenti di alcune sette si basavano per praticare il loro culto lussurioso. Ecco un passaggio caratteristico: «Ciò che è stato sottratto alla Madre delle altezze dall’Arconte che ha creato questo Cosmo insieme ai suoi dèi, angeli e demoni, dobbiamo raccoglierlo dalla potenza che si trova nel corpo, mediante l’emissione seminale dell’uomo e della donna». La completa promiscuità sessuale – la quale esige che tutti siano amati da tutti, senza distinzioni – consentirà di salvare la luce divina prigioniera: importa soltanto la salvezza dello sperma; è necessario estrarre dal mondo il seme prigioniero delle entità demoniache: «Noi raccoglieremo la forza di Prunikos estraendola dai corpi [ … ]». In queste sette (gli gnostici di Epifanio, i Fibioniti, i Barbelioti e così via) vediamo la sfrenata depravazione elevata a metodo di ascesi spirituale: ritroviamo la prostituzione sacra di certi culti orientali in cui regna la figura ambivalente della Madre. Questa “mistica”, inoltre, si spingeva fino ai limiti più estremi, dando luogo a pratiche mostruose: gli gnostici denunciati da Epifanio si abbandonavano a riti abominevoli (spermatofagia, aborti, consumazione del feto nel corso di un banchetto rituale)”.

“Lo studio dello gnosticismo licenzioso – si legge nel testo delle edizioni Mediterranee- pone l’esperto in presenza di un autentico museo di patologia sessuale: aberrazioni di questo genere tendono a riaffiorare di quando in quando; attualmente, se ne trovano esempi nella letteratura specializzata. Il “divino” marchese de Sade aveva riscoperto da solo l’attitudine degli gnostici licenziosi. Posto di fronte a realtà carnali, lo gnostico le rifiuterà, e avremo quindi l’inesorabile ascetismo dei Marcioniti, dei Manichei e dei Catari, oppure vi si immergerà come in un gorgo vorticoso. Fortunatamente, però, molti gnostici adotteranno di fatto un atteggiamento ragionevole, che si riconcilierà con il comune buonsenso”.

Per capire quanto accade oggi e cosa si nasconde sotto il vestito progressista è necessario conoscere il passato, anche nelle sue manifestazioni più nascoste.

Cancellare la cultura e la storia, come si può ben vedere, è assolutamente satanico.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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