
di Roberto Mauriello
“Nato Gesù in Betleem di Giuda, al tempo del re Erode, ecco, dei Magi arrivarono dall’Oriente a Gerusalemme, e chiesero: dov’è il Re dei Giudei nato da poco? Perché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo”. San Matteo non aggiunge altro sull’identità dei Magi, i quali, a quei tempi, dovevano essere delle persone note. In aramaico, lingua nella quale è scritto il Vangelo di San Matteo, si dice magusaye, mentre in avestico moghu. Essi erano i sacerdoti iranici del culto zoroastriano, o, forse, anche di culti anteriori. Con il tempo il significato di questa parola si è evoluto indicando anche le persone colte o sagge fino a diventare, all’epoca dei Parti, alcuni membri della casta dominante.
Erodoto dice che i Magi erano una delle sei tribù in cui era diviso il popolo dei Medi, dalla quale provenivano i sacerdoti, tipo i leviti per i Giudei. Il Regno dei Medi comunque scomparve nel 550 a.C. quando Ciro il Grande, re di Persia, sconfisse Astiage, re della Media, che, secondo alcune fonti ( Erodoto, Senofonte) era suo suocero, e annesse la Media alla Persia con la conquista della capitale, Ecbatana. Iniziata così l’era achemenide, i Magi divennero gli educatori dei principi di sangue reale e, forse, di tutta la nobiltà, almeno secondo Strabone.
All’epoca della nascita di Nostro Signore Gesù la vasta regione iranica, i cui confini occidentali si estendevano fino all’Eufrate, odierna Siria, era dominata dal Regno dei Parti, noti come fieri avversari dei Romani. Le fonti storiche, infatti, ci parlano di loro principalmente in relazione con la storia di Roma, ad es. Tacito, Plutarco, Strabone, Pompeo Trogo, la cui opera è peraltro giunta in pochi frammenti. Scarne sono le notizie dirette su questo regno, la sua società, i suoi costumi. Le opere più importanti sono quelle di Apollodoro di Artemita, un sudditi greco dei Parti, interamente perduta ma fonte per altri scritti, le “Stazioni Partiche” o “Stathmoi Parthikoi” di Isidoro di Caracene, in partico Spasinu Carax, odierna Bassora, anche lui suddito greco dei Parti.
In origine erano tribù nomadi di etnia iranica provenienti dalla Scitia. Il loro condottiero Arsace, che vantava di discendere dagli Achemenidi, inaugurò l’era arsacide, dal nome della dinastia regnante. Per ben 500 anni la monetazione recava la dicitura “Basileus Arsakon”. Suo figlio Tiridate fu incoronato re ad Asaak nel 247 a.C., approfittando della crisi in cui versava la Siria seleucide sotto il regno di Seleuco II. Tuttavia i Parti vennero riassoggettati alla Siria dal re Antioco III il Grande, che intraprese una spedizione in Oriente per riconquistare tutte le satrapie che si erano ribellate, giungendo fino all’odierno Afghanistan. Dopo la sconfitta di Antioco contro i Romani, il Regno dei Parti riprese vigore, conoscendo una notevole fase espansiva, soprattutto con Mitridate I.
Quando i Parti incontrarono, e si scontrarono, con i Romani, il loro regno si estendeva dall’Eufrate all’Afghanistan, dal Caucaso al Golfo persico. Lo stato era organizzato in senso federale e, soprattutto, feudale. Oltre le satrapie, che dipendevano da aristocratici di etnia partica, c’erano anche dei regni vassalli degli Arsacidi, che, quindi, assunsero il titolo di re dei re. Infatti il regno si presentava come uno stato multietnico, dove era garantito il rispetto per tutte le usanze locali e le professioni religiose e i sovrani infeudati godevano di ampia autonomia. I nemici vinti diventavano semplici vassalli e tributari, al contrario dei Romani che vessavano i popoli dominati. Plinio il Vecchio parla infatti di “regna”. I parenti del re, i re degli stati vassalli, gli aristocratici, i satrapi, i sacerdoti, i sapienti, i notabili, sedevano insieme nel consiglio del re, detto anche assemblea dei sophoi e magoi.
Nel 53 a.C. i Romani, guidati da Marco Licinio Crasso, invasero il Regno dei Parti senza alcun motivo se non la ricerca di Crasso di un alloro militare in grado di oscurare Cesare e Pompeo, andando incontro ad una catastrofica sconfitta a Carre, Assiria.
Non tardò ad arrivare la controffensiva dei Parti. Il re Orode allestì tre armate, agli ordini del principe ereditario Pacoro, del generale Farnapate e di Quinto Labieno, generale romano che si era recato da Orode per chiedere aiuto a favore di Bruto e Cassio e rimasto al servizio dei Parti dopo la disfatta di Filippi. L’offensiva ebbe tuttavia il carattere di un’incursione e fu fermata da Ventidio Basso, un cliente di Marco Antonio di umilissima origine (41-38 a.C.) in quattro battaglie per respingere l’invasore oltre i suoi confini. Il prudente Ventidio non volle avventurarsi oltre l’Eufrate, negli spazi enormi dell’Assiria, dove la cavalleria partica avrebbe avuto buon gioco delle più lente legioni romane. Conseguenza di questa guerra fu la restaurazione sul trono di Gerusalemme di Erode detto il Grande, “amico del popolo romano”, precedentemente detronizzato da Pacoro.
L’Oriente romano era ora governato da Antonio, più interessato alle beghe politiche, familiari e sentimentali, che non alla politica estera. Punto fermo della sua esistenza era la relazione con Cleopatra, la quale riuscì a convincerlo a prendere le armi contro i Parti finanziandone la spedizione. I Romani attaccarono con 60.000 fanti e 10.000 cavalieri più 30.000 uomini forniti dagli stati alleati. La campagna questa volta era stata ben preparata, macchine da assedio, materiale, consumi, vettovagliamento, non mancavano. Tuttavia la fretta di Antonio di concludere le operazioni e tornare da Cleopatra e l’ottima tattica di logoramento adottata dai Parti portò nuovamente i Romani ad una pesante sconfitta. Le perdite ammontarono, tra truppe regolari e alleati, a 22.000 uomini, e la perdita di tutto il materiale, soprattutto le preziose macchine da assedio.
A questo punto può essere tratta un’unica conclusione. I Magi venivano dal Regno dei Parti, probabilmente dalla capitale Seleucia, che sorgeva sul Tigri nei pressi dell’odierna Baghdad, erano potenti e alcuni di essi avevano dignità regale. Questo spiega anche l’atteggiamento deferente di una persona crudele e violenta come Erode, che non sarebbe stato tollerante di fronte a dei semplici sacerdoti o sapienti, che non avevano alle spalle un regno così importante. La stessa Media era una satrapia, con il nome di Media Atropatene.
I Romani avevano conquistato il mondo allora conosciuto, tranne, appunto, il Regno dei Parti. Coloro i quali non si erano sottomessi alla potenza di Roma andarono ad inginocchiarsi spontaneamente davanti ad un bambino nato in una mangiatoia di una capanna di un villaggio sperduto della Palestina. Scrive San Matteo “Vedendo la stella, furono ripieni di una grande gioia; ed entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono; aperti poi i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso, e mirra”. I Magi si prostrarono e riconobbero in quel bambino il Figlio di Dio fatto Uomo.





