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I GRANDI DISCORSI DELLA STORIA

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di Gianvito Caldararo

Nel corso degli anni abbiamo assistito a famosi discorsi che hanno contribuito a fare la storia del mondo. Abbiamo avuto i discorsi che hanno segnato la lunga marcia dei diritti (Martin Luther King), i discorsi di guerra (Churchill ), i discorsi dei diritti delle donne , con il famoso discorso “Education first” all’Onu della sedicenne pakistana, Malala Yousafzai e i discorsi degli uomini del futuro (Mark Zuckerberg – Bill Gates, Jeff Bezos e Warren Buffett), il grande di discorso di De Gasperi, alla Conferenza di pace di Parigi.

Discorsi celebri per le grandi idee e la forza ineguagliabile delle parole. In tale direzione si collocano i discorsi di Barack Obama, il presidente Usa, che dette inizio la sua campagna elettorale con il noto discorso “Yes, we can” (si, possiamo) e alla fine  del suo mandato, durato ben otto anni, concluse il discorso di addio con  il noto messaggio : “Yes we can yes we did (si, possiamo, si, l’abbiamo fatto). Il suo discorso di addio  è un inno e un invito all’impegno, all’ottimismo e spinta al cambiamento. E in tale discorso vengono individuate le 5 frasi più belle: 1) il tributo alla moglie Michelle; 2) l’orgoglio di padre; 3) la fiducia in se stesso; 4) la spinta al cambiamento; 5 ) l’ottimismo. Rivolto alla moglie, dichiara: “sei stata non solo mia moglie e la madre dei miei figli, ma la mia migliore amica. Hai assunto un ruolo che non avevi chiesto e lo hai reso tuo con grazia e grinta e buon umore. Hai reso la Casa Bianca la casa di tutti. E oggi una nuova generazione si pone obiettivi ambiziosi anche perchè ha te come modello. Mi hai reso orgoglioso. Hai reso orgoglioso tutto il Paese”.

Quando parla dell’orgoglio di padre, lo fa con le seguenti parole indirizzate alle figlie: “Malia and Sasha, sotto le più strane delle circostanze, siete diventate due meravigliose giovani donne, intelligenti e bellissime, ma soprattutto gentili e riflessive e piene di passioni. Di tutto quello che ho fatto nella vita, la cosa di cui sono più orgoglioso è essere vostro padre”.

Parlando della fiducia in se stesso, ricorda di essere arrivato a Chicago quando aveva poco più di vent’anni e cercava di capire chi era e cosa fare nella vita. E’ stato in quei quartieri che ha cominciato a lavorare con i gruppi parrocchiali e a osservare il potere della fede, e la silenziosa dignità dei lavoratori di fronte alle difficoltà. E’ stato qui, afferma Obama, “che ho imparato che il cambiamento avviene solo quando le persone normali ne sono coinvolte e si uniscono per ottenerlo. Dopo otto anni da presidente, lo credo ancora. E non sono solo io”.

Molto incisiva è la parte del discorso che dedica alla “spinta al cambiamento”, sostenendo che “se siete delusi dei vostri rappresentanti, raccogliete le firme e candidatevi voi stessi. Fatevi avanti, fatevi sotto, perseverate. Qualche volta vincerete. Altre volte perderete. Vi chiedo di credere in voi stessi, nella vostra capacità, perchè il vero cambiamento siete voi. In questa città (Chicago) ho imparato che il cambiamento avviene solo se le persone s’impegnano e lo conquistano. I diritti non si realizzano da soli”.

La parte finale del discorso è la riflessione sull’ottimismo. Barack Obama, dichiara: “lascio questo palco più ottimista per il nostro Paese di quanto fossi quando abbiamo cominciato. Perchè so che il nostro lavoro non solo ha aiutato molti americani; ha ispirato molti americani, soprattutto i più giovani, a credere che ognuno può fare la differenza; a legarci a un destino più grande del nostro destino individuale. Non ho intenzione di fermarmi: sarò accanto a voi, da cittadino, per tutti i giorni che mi rimangono. Per adesso, che siate giovani o giovani nel cuore, ho solo un’ultima richiesta per voi. La stessa cosa di otto anni fa, quando vi chiesi di fidarvi di me. Vi chiedo di crederci. Non nella mia abilità di cambiare le cose, ma nella vostra ….”Yes we can, yes we did  “. Ancora oggi, Barack Obama è un leader dei democratici che fa sentire forte e autorevole la sua voce, le sue idee e i suoi suggerimenti. 

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  • Redazione

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