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I DRONI E L’INGHILTERRA LABURISTA TRAVOLTA DA PROTESTE E SCANDALI

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In questi giorni politici e giornali del politicamente corretto (veline di regime) hanno scoperto i droni e la necessità di far decollare gli aerei Nato per difendere il fianco est del Vecchio Continente. Peccato che droni che si perdono di qua e di là ce ne siano già stati e nessuno abbia detto niente.

Nel recente passato qualche drone si è perso in Lituania ed Estonia. La Romania ne ha abbattuti alcuni diretti ad Odessa, ma è stata zitta.

Ora, improvvisamente, il rumore si è alzato. Serve a nascondere le magagne interne di Inghilterra, Francia e Germania.

Zelensky, che parla inglese e non americano e che non manca mai di sperare in un coinvolgimento della Nato, ha subito commentato lo sconfinamento in Polonia, sicuramente intenzionale, di 19 droni di compensato disarmati, dicendo che Mosca “sa esattamente dove sono diretti” (vero) e che “si tratta di un’evidente espansione della guerra” (falso). 

“L’esercito russo – ha affermato Zelensky, rispondendo a Donald Trump, che ha parlato di «un errore» – sa esattamente dove sono diretti i suoi droni e per quanto tempo possono operare in aria. Le loro rotte sono sempre calcolate. Non può trattarsi di una coincidenza, di un errore o dell’iniziativa di qualche comandante di livello inferiore. Si tratta di un’evidente espansione della guerra da parte della Russia, ed è esattamente così che agiscono. Piccoli passi all’inizio, e alla fine grandi perdite”.

“Ecco perché l’azione deve sempre essere preventiva, basata sul principio che non esistono minacce militari di minore entità da parte di chi è abituato a distruggere l’indipendenza e la vita altrui. La Russia è abituata a questo e deve subirne le conseguenze”, ha concluso Zelensky, ribadendo la necessità di “sanzioni contro la Russia, sono necessari dazi sul commercio russo. È necessaria una difesa collettiva e l’Ucraina ha proposto ai suoi partner la creazione di un sistema di protezione di questo tipo”.

Nelle stesse ore, mentre Zelensky segnalava la nuova emergenza, è rientrato l’allarme il Polonia.

La Romania ha confermato la violazione del suo spazio aereo da parte di un drone russo. Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Bucarest, secondo cui l’incursione è avvenuta durante un attacco russo contro la vicina Ucraina. Dopo che due F-16 si sono levati in volo per monitorare la situazione, “è stata rilevata la presenza di un drone nello spazio aereo nazionale” ed è stato seguito fino a quando “è scomparso dai radar”.

È questo l’allargamento della guerra?

La risposta di Trump alle agitazioni di Zelensky e dei suoi suggeritori, tese a coinvolgere la Nato, è stata uno schiaffo agli europei. Lo ha fatto con una lettera indirizzata a tutte le nazioni della Nato e al mondo: “Sono pronto a imporre sanzioni significative alla Russia quando tutte le nazioni della Nato avranno concordato e iniziato a fare la stessa cosa e quando tutte le nazioni della Nato smetteranno di acquistare petrolio dalla Russia. Come sapete, l’impegno della Nato a vincere è stato di gran lunga inferiore al 100%, e l’acquisto di petrolio russo, da parte di alcuni, è stato scioccante! Indebolisce notevolmente la vostra posizione negoziale e il vostro potere contrattuale sulla Russia. In ogni caso, sono pronto ad “andarmene” quando lo sarete voi. Dite solo quando? Credo che questo, più la Nato come gruppo che impone dazi dal 50% al 100% alla Cina, da ritirare completamente dopo la fine della guerra con Russia e Ucraina, sarà di grande aiuto anche per porre fine a questa guerra mortale, ma ridicola. La Cina ha un forte controllo, e persino una presa sulla Russia, e questi potenti dazi spezzeranno quella presa”.

Schiaffi in faccia a chi continua a mantenere alto il rapporto con la Cina e a chi importa petrolio russo, grazie alle triangolazioni, tra le quali quelle della Turchia.

Come al solito gli europei parlano bene e razzolano male.

Alcuni membri Nato, alla faccia delle conclamate sanzioni, continuano ad acquisire greggio o prodotti petroliferi derivati da fonti russe, sia direttamente (ad esempio tramite oleodotti esenti da embargo) sia indirettamente attraverso triangolazioni, ovvero meccanismi di “riciclaggio” in cui il petrolio russo viene esportato verso Paesi terzi (come Turchia, India, Cina, Emirati Arabi Uniti e Singapore), raffinato e poi rivenduto come prodotti derivati (diesel, carburante) ai mercati Nato.

Secondo dati del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), nel terzo anno di guerra (2024-2025), l’Europa ha ancora assorbito circa il 25% dei ricavi russi da esportazioni fossili, con un valore di oltre 210 miliardi di euro dal 2022. Le triangolazioni hanno permesso un aumento del 140% delle esportazioni russe verso i “riciclatori” intermedi, con un conseguente boom delle importazioni di prodotti raffinati verso l’Occidente (+80% in valore).

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Tra i più accesi sostenitori del contrasto alla Russia fino all’ultimo ucraino c’è l’Inghilterra di Starmer in tandem con la Francia di Macron, due leader in crisi verticale che hanno bisogno di tenere alta la tensione per nascondere i loro problemi interni e proiettarli all’esterno. Non di meno è la Germania, che dal riarmo spera di avere i mezzi per la riconversione industriale. Ursula von der Leyen, al limite del licenziamento, alza la voce, ormai inascoltata dai più.

La crisi inglese

Mentre Keir Starmer, con l’altro generalissimo, l’inossidabile Emmanuel Macron, pensa a come sconfiggere la Russia sul campo, assieme ai Baltici, l’Inghilterra cola a picco, travolta da proteste e scandali e il Labour precipita ai minimi termini.

Inghilterra intenzioni di voto

Le intenzioni di voto sono chiare e vedono il Labour in calo verticale.

Starmer ha dovuto sostituire il ministro dell’interno, nominando Shabana Mahmood, la prima donna musulmana a diventare Ministro degli Interni del Regno Unito, la quale ha giurato sul Corano.

Considerato che il re d’Inghilterra è anche il capo della Chiesa Anglicana e che la formula del giuramento è: “Io, [nome], giuro solennemente davanti a Dio Onnipotente che sarò fedele e porterò vera lealtà a Sua Maestà Re Carlo III, ai suoi eredi e successori, secondo la legge. Servirò fedelmente e sinceramente Sua Maestà nell’ufficio di [specifica carica], e farò giustizia a ogni persona secondo le leggi e le consuetudini di questo regno, senza timore o favore, affetto o malanimo. Che Dio mi aiuti“, come stanno assieme la fedeltà al Corano e al capo della Chiesa cristiana anglicana?

È davvero interessante la lealtà giurata sul Corano ad un re capo della Chiesa Anglicana.

Comunque sia, la nomina è avvenuta mentre nel Regno Unito dilagano le proteste contro gli immigrati.

L’ultima manifestazione contro gli immigrati di sabato scorso ha visto scendere in piazza circa 150 mila persone che hanno risposto all’appello dell’attivista di destra, anti-immigrazione e anti-Islam, Tommy Robinson.

Manifestazione unoManifestazione due

Non bastassero le proteste, arrivano gli scandali.

Keir Starmer ha dovuto licenziare l’ambasciatore Uk negli Stati Uniti.

Starmer sapeva che Peter Mandelson aveva una “forte relazione” con il miliardario pedofilo caduto in disgrazia Jeffrey Epstein, ma lo ha comunque nominato “ambasciatore degli Stati Uniti” per via del suo “talento”. Peter Kyle, Segretario di Stato, ha affermato che la potenziale capacità di Lord Mandelson di gestire il presidente Trump significava che “valeva la pena correre il rischio” di nominarlo, nonostante fossero già state sollevate domande sui suoi legami con l’abusatore sessuale di minori Epstein.

Lord Mandelson, grande esponente del partito laburista, è stato licenziato giovedì dopo che sono state pubblicate delle email che dimostravano che aveva inviato messaggi di sostegno, nonostante Epstein rischiasse il carcere per reati sessuali.

Lordi Mendelson con Epstein

Lord Mandelson in compagnia di Jeffrey Epstein

Non fosse sufficiente la tegola relativa a Lord Mandelson, sulla testa di Starmer è arrivato il tegolone riguardante il principe Andrea.

Secondo quanto riportato dal Mail on Sunday, il principe Andrea potrebbe essere “distrutto” da una serie di oltre 100 e-mail segrete contenute nei file Epstein.

Numerose fonti attendibili hanno rivelato che centinaia di migliaia di documenti, attualmente al vaglio del Congresso degli Stati Uniti prima di essere resi pubblici, contengono e-mail potenzialmente “incriminanti” tra il Duca di York e il pedofilo condannato.

Una fonte ha dichiarato: “Se pensate che quello che è successo a Peter Mandelson sia grave, allora non avete idea di cosa succederà quando le email di Andrew saranno pubblicate. Sono imbarazzanti e incriminanti e potrebbe essere annientato”.

David Boies, il potente avvocato che ha rappresentato Virginia Giuffré, accusatrice di Andrew , afferma di credere che ci siano prove sufficienti per aprire un’indagine penale sul principe.

Andrew ha negato con veemenza e coerenza le affermazioni della signora Giuffre secondo cui Epstein l’avrebbe sfruttata per scopi sessuali. Nel 2022, il duca ha raggiunto un accordo civile da 12 milioni di sterline con la signora Giuffre, che si è suicidata all’inizio di quest’anno, senza ammettere alcuna colpa.

Nel corso degli anni sono già state rivelate diverse email imbarazzanti tra Andrew ed Epstein.

Secondo quanto appreso dal Ministero della Salute, nei fascicoli di Epstein sono contenute “almeno” 100 e-mail che coinvolgono Andrew. Alcune provengono da un account Pipex, uno dei primi provider Internet commerciali del Regno Unito. Quell’indirizzo email è elencato insieme a diversi numeri di telefono del duca, rinvenuti nel famigerato “libro nero” di Epstein.

Andrea e Epstein a passeggio assieme

Il Duca di York fotografato mentre passeggia nel Central Park di New York con Jeffrey Epstein

Sia Lord Mandelson che il Duca di York potrebbero essere “invitati” a testimoniare davanti alla Commissione di vigilanza della Camera, la commissione del Congresso che sta esaminando centinaia di migliaia di documenti relativi a Epstein. 

Una fonte ha dichiarato: “In quanto cittadini del Regno Unito, non possono essere citati a testimoniare, ma possono essere invitati, che è un modo cortese per dire al Congresso che esige la loro comparizione. Possono rifiutarsi di comparire, ma non farebbe bella figura né per loro né per lui”.

Con tutto quel che accade nel regno di Carlo III, Keir Starmer, più che pensare ai droni, dovrebbe pensare ai cicloni che si stanno abbattendo sul suo governo e, soprattutto, dovrebbe chiudere la partita che vede la Gran Bretagna continuamente soffiare sul fuoco della guerra in Ucraina.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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