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I BIG FIVE, CHE DA SOLI VALGONO 375 SEGGI, DETERMINANO IL FUTURO DELL’UE

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Da soli valgono 296 milioni di abitanti e 375 seggi (la maggioranza assoluta al Parlamento europeo). Sono i ‘big five’ che in gran parte determineranno l’orientamento europeo.

Sono Germania, Francia, Spagna, Italia e Polonia

In Italia, 76 seggi e 58,8 milioni di abitanti, il partito del Presidente del Consiglio con un 26,5 per cento, assegnato dagli istant poll (prime schede scrutinate) fa segnare un successo che supera le politiche.

Un’analisi più dettagliata del voto sarà da farsi dopo che i numeri si saranno consolidati.

UNA SCHEDA PER I CONFRONTI

Di seguito l’elenco delle liste presenti in tutte e cinque le circoscrizioni, il dato ottenuto alle elezioni europee di cinque anni fa e il dato ottenuto alle elezioni politiche di poco meno di due anni fa.

 

EUROPEE 2019

POLITICHE 2022

INSTANT POLL EUROPEE 2024

   

Fratelli d’Italia

6,44%

25,98%

28,6

   

Pd

22,74%

19,04

25,6

   

M5s

17,06

15,43

9,7

   

Lega

34,26%

8,79%

8,8

   

FI-Noi moderati

8,78%

8,11%+0,90

8,8

   

Stati Uniti d’Europa*

3,11

2,83

3,9

   

Azione**

Non presente

7,78

3,2

   

Alternativa popolare

0,43

       

Alleanza verdi-sinistra

2,32+1,75

3,64

6,9

   

Pace terra dignità

Non presente

Non presente

2

   

Libertà

0,43%

con Italexit (1,9), Sud chiama nord (0,76), Vita (0,72).

1,5

   

*unisce più Europa, Italia Viva che alle scorse europee non c’era e alle politiche si era presentata con Azione, i libdem, il Psi, i Radicali italiani

** alle politiche si era presentata con Iv

In Germania, 83,8 milioni di abitanti e 96 seggi, la Cdu-Csu risulta in prima posizione con il 29,5%, mentre l’Afd (partito di estrema destra) è seconda e sorpassa, con il 16,5 per cento l’Spd, il partito socialista del cancelliere Olaf Scholz, che si ferma al 14.  

Se le previsioni dovessero essere confermate alla fine dei conteggi, Cdu-Csu conquisterebbe 29 seggi, Afd 17, l’Spd 14, i Verdi 12, Bsw cinque, l’Fdp cinque e Die Linke tre.

In Francia, 81 seggi e 68 milioni di abitanti il Rassemblment national totalizza tra il 33-34%, mentre il partito di Macron è fermo al 14-15%.

Il candidato di sinistra (PS-Place publique) Raphael Glucksmann oscillerebbe tra il secondo e il terzo posto, tra il 12,5% e il 14% dei voti. La France insoumise (e Manon Aubry, leader del gruppo della sinistra al Parlamento europeo) raccoglierebbe tra l’8,4 e l’8,5%.

I repubblicani e Francois-Xavier Bellamy potrebbero avere dal 7 al 7,2%.

Gli ambientalisti, con Marie Toussaint, avrebbero tra il 5 e il 6,5%, sfiorando la soglia di sbarramento. Reconquete, il partito di Eric Zemmour, rappresentato da Marion Marechal, seguirebbe i Verdi con una forbice tra il 5 e il 5,5% dei voti.

In Italia, 76 seggi e 58,8 milioni di abitanti

L’Italia sarà l’ultimo Paese del Continente a chiudere le urne, alle 23.

In Spagna, 61 seggi e 48 milioni di abitanti, secondo gli exit poll di Sigma Dos per il canale tv spagnolo Rtve, il PP spagnolo sarebbe il partito più votato alle elezioni europee con il 32,4% dei voti e un range compreso tra 21 e 23 seggi, ma potrebbe trovarsi a pari merito con il Psoe, che otterrebbe il 30,2% e 20-22 eurodeputati sui 61 che la Spagna conta al Parlamento europeo. Vox, con il 10,4% si conferma terza forza politica, con 6 seggi (ne aveva 4). Mentre la piattaforma di sinistra Sumar si attesta come quarta forza con il 6,3% e 3-4 seggi, seguita dagli ex soci di Podemos con 4,4% e 2-3 seggi. Ahora Republicas (coalizione formata da Erc, Eh Bildu e Bng) otterrebbe il 4,3% e 2.3 seggi. Mentre la lista di estrema destra ‘E’ finita la festa’, di Alvise Perez, al suo esordio al Parlamento europeo otterrebbe il 3,9% e 2-3 seggi. Junts, il partito di Carles Puigdemont con il candidato Toni Comin si fermerebbe al 2,1% ottenendo 1 solo seggio. Anche il Pnv otterrebbe 1,6% e 1 rappresentante. In totale la Spagna elegge 61 eurodeputati. –

In Polonia, 53 seggi e 36,7 milioni di abitanti secondo gli exit pool trasmessi dal canale Tvn24 e dal canale statale Tvp Info, il partito filoeuropeo di Donald Tusk Coalizione civica (Ko) ha vinto le elezioni europee in Polonia col 38,2% delle preferenze. Il secondo partito secondo gli stessi exit pool elaborato dalla società Ipsos è quello dei sovranisti di Diritto e giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski, che ha avuto il 33,9%% degli voti. Gli euroscettici della Confederazione sono stati sostenuti dall’11,9% mentre la Terza via, composta dal Partito dei contadini e Polska 2050 di Szymon Hoilownia, sono al 8,2%. La sinistra ha avuto il 6,6% dei voti. L’affluenza di quasi 29 milioni degli aventi diritto al voto era del 39,7% (nel 2019 – 45,68%). La Polonia elegge nel futuro Parlamento europeo 53 deputati.

UE, QUALE MAGGIORANZA? IL VOTO IN FRANCIA NON METTE FUORI GIOCO DRAGHI

La prima maggioranza indispensabile è quella che supera la soglia del 50% più uno (361 deputati sui 720) e che serve per confermare il presidente della Commissione europea e i vari commissari, i quali sono comunque frutto di trattative tra i governi degli Stati membri.

Ci dovrà poi essere una maggioranza per approvare le proposte legislative.

Finora il Parlamento europeo si è retto sulla tradizionale coalizione popolari-socialisti-liberali, ma potrebbe anche formarsi una maggioranza alternativa, con una coalizione tra popolari e le destre.

Ursula von der Leyen, presidente uscente, cinque anni fa ottenne la fiducia con uno scarto di nove voti.

Von der Leyen non gode di un sostegno trasversale nemmeno tra i banchi del Ppe.

Dal Ppe potrebbe anche uscire un candidato a sorpresa. Non mancano i rumors.

Rimane il fatto che oltre al Parlamento e alla Commissione, l’Unione è governata dal Consiglio, dove siedono i rappresentanti dei governi degli Stati Membri e le elezioni in Francia e il cambio di governo in Belgio già fanno capire che i vecchi equilibri non saranno più gli stessi.

Dovesse cadere anche Scholz, come è probabile, anche il Consiglio avrebbe una nuova connotazione.

Una cosa che appare assai probabile è il tramonto delle candidature proposte da Emmanul Macron, ossia di Mario Draghi e di Enrico Letta.

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  • Redazione

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