Home Cultura HALLOWEEN È OGNISSANTI E SAMAIN: FESTA CRISTIANA DALLE RADICI CELTICHE

HALLOWEEN È OGNISSANTI E SAMAIN: FESTA CRISTIANA DALLE RADICI CELTICHE

0

Oggi è Samain, capodanno celtico, quando il tempo si ferma e il sovrannaturale è pronto ad invadere il mondo degli umani; quando il tempo dei mortali e quello degli immortali coincidono e sono aperte le porte del cielo.

La festa celtica irlandese, poi trasformata dal cristianesimo celtico in quella di Ognissanti (all allows’ eve) è stata mercificata trasformandola in una grottesca parata carnevalesca, dopo essere stata accostata al satanismo dal bigottismo americano.

Chi volesse visionare un Messale in lingua inglese, scoprirà che dalla sera del 31 ottobre al primo di novembre ricorre la Liturgia della Festa di all allows’ eve (vigilia di tutti i santi).

La festa mercificata, ritenuta dal bigottismo satanica, è la cattolica “all allows’ eve” (il termine è di origine scozzese).

Della festività scrive diffusamente Jean Markale nel suo “Halloween” (Età dell’Acquario).

A Samain, ai cui festeggiamenti i Celti dedicavano undici giorni, fino a quello che poi è diventato il giorno di S.Martino, corrisponde, pertanto, oggi la festività cristiana di Ognissanti, seguita dal giorno dedicato ai morti. Due giorni nei quali i viventi, i mortali, dedicano la loro attenzione a tutti i santi, ovvero a tutti gli dei immortali e ai morti, che per aver superato l’angusto limite del corpo biologico, sono entrati nell’eterno presente con il loro corpo di luce.

Samain fine dell’estate (Sam, da cui l’inglese Summer e il tedesco Sommer) chiude il periodo iniziato il primo di maggio, festa di Beltane o Cetsamain, primo avvio della stagione estiva.

Samain segna la svolta dell’anno celtico.

Il primo di novembre è così Capodanno e quindi punto di collegamento tra la luce e le tenebre, tra il bianco e il nero, tra una parte dell’anno, l’estate, ed un’altra, l’inverno; cerniera tra il mondo degli umani e il cosmo divino.

Samain non appartiene né all’anno che finisce, né all’anno che comincia: è una Terra di Mezzo, dove l’Altro Mondo è onnipresente e ad esso si accede come per incanto, facilitati dal riunirsi in luoghi sacri.

Alla vigilia di Samain, nella notte tra il 31 di ottobre e il primo di novembre (i Celti contavano il tempo partendo dal calare del sole), era obbligatorio spegnere i fuochi, in assonanza con la luce del sole estivo che stava tramontando, poiché l’anno volgeva verso la parte dove l’oscurità prevaleva sulla parte luminosa del giorno.

Spenti i fuochi al calar della sera, i druidi accendevano successivamente un nuovo fuoco che, trasportato nei focolari domestici, dava luce e calore per tutto il nuovo anno.

Samain era anche tempo di definizione delle leggi che avrebbero governato la vita del popolo per un anno.

Samain, dunque, è tempo di riunioni e spartiacque, ma anche punto di connessione tra la stagione calda e quella fredda e tra il mondo di qua e quello di là.

Con Samain comincia la lunga stagione invernale e finisce quella della raccolta e della semina.

Accolto nel seno della terra, il seme farà da sé. Dormirà, aspetterà il momento opportuno per riprendere la sua attività e, in primavera, tempo della rinascita, farà capolino tra le zolle per dare al mondo il segno che la vita, incessantemente, si rinnova.

Fatta la semina e quindi rimesso alla terra ciò che le era stato tolto con il raccolto, finivano anche in tempi recenti i rapporti di dipendenza tra proprietari terrieri e contadini. I salariati, a S.Martino (11 novembre), prendevano le loro povere cose e si trasferivano verso nuovi impegni di lavoro, che sarebbero durati un anno.

La scansione temporale dell’anno celtico ha dunque mantenuto, essendo legata ai cicli naturali, la sua valenza anche nella società agraria più recente, da poco uscita dalla nostra realtà, per rientrare nei luoghi della memoria, così come la magia dell’intrusione degli dei del Sid nel mondo dei mortali e degli uomini nel mondo dell’Aldilà si è trasfigurato nella festa cristiana nella quale si ricordano tutti i santi: Ognissanti, nessuno escluso, per non far torti e soprattutto per consentire ad ognuno di pensare, in quel giorno, all’aspetto della divinità che più sente vicino.

La porta tra i due mondi, chiusa dal sopravvenire di una cultura che non ne ha le chiavi, è rimasta aperta nelle fiabe, dove attraverso pertugi scavati nelle zolle o cunicoli a cui si accede da tronchi cavi, uomini buoni e cattivi entrano nel mondo delle fate e degli gnomi, per ricevere il castigo di un ritorno, dopo molti anni che sembrano un giorno, resi vecchi e irriconoscibili, oppure il premio di aver vissuto secoli che sembrano un giorno e di ritornare al loro paese carichi di conoscenze e di saggezza.

Samain, notte dell’incanto, quando il tempo è infinito e tutto è in un eterno presente.

Nella notte trascorsa l’antica tradizione suggeriva di apparecchiare il tavolo anche per i defunti, i trapassati, coloro che avevano oltrepassato il confine e che, nella magica notte di Samain, tornavano a visitare l’aldiquà.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui