Home Politica GRILLO JOKER, IL CAMPO MINATO E DON ABBONDIO

GRILLO JOKER, IL CAMPO MINATO E DON ABBONDIO

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Grillo Joker ancora una volta, con un colpo ad effetto, ha minato il campo largo degli abbracci tra la segretaria del Pd e il segretario pentastellato, ha gambizzato il povero Giuseppi (Volete il leader? Ma siate i leader di voi stessi), anatra zoppa con un destino da gregario e ha rispedito al creatore (c minuscola d’obbligo, trattandosi di Soros) la signora Elly Schlein, innescando al tempo stesso una reazione lacerante nel Pd.

Quando, presentandosi nelle vesti di Joker, promise il caos non scherzava l’Elevato, ora sommo capo della Chiesa dell’Altrove (dove? a Est o a Ovest?).

Mettere un passamontagna addosso a Giuseppi e metterlo nel mucchio delle “brigate di cittadinanza (“Volete il leader? – ha chiesto – Ma siate i leader di voi stessi. Fate le brigate di cittadinanza. Mettetevi il passamontagna e andate di notte a fare i lavoretti. Mettete a posto i marciapiedi… Reagite, ca**o, reagite”), significa distruggere la marcia di Conte verso l’istituzionalizzazione del M5S come partito in grado di costruire un’Ellyanza stabile con il Pd e con i cespugli rosso verdi del progressismo travestito da sinistra.

La totale delegittimazione del povero Conte ne evidenzia l’essenza di minus politico: “Avete dei progetti meravigliosi- dice Grillo ai militanti in piazza – mandateli a Conte, prima o poi li capirà. Ci vuole il suo tempo, ma li capirà. Abbiamo preso uno che viene dall’università al posto mio che mandavo tutti affa***o. Ma vaff***lo!”.

Viene alla mente il povero don Abbondio, curato di campagna, il quale, leggendo il breviario, percorre il viottolo che lo riconduce a casa, dove lo aspetta l’incontro con i bravi.

Siamo al primo capitolo dei Promessi Sposi.

“Or bene,” gli disse il bravo, all’orecchio, ma in tono solenne di comando, “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai.”

“Ma, signori miei,” replicò don Abbondio, con la voce mansueta e gentile di chi vuol persuadere un impaziente, “ma, signori miei, si degnino di mettersi ne’ miei panni. Se la cosa dipendesse da me,… vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca…”

“Orsù,” interruppe il bravo, “se la cosa avesse a decidersi a ciarle, lei ci metterebbe in sacco. Noi non ne sappiamo, né vogliam saperne di più. Uomo avvertito… lei c’intende.”

“Ma lor signori son troppo giusti, troppo ragionevoli…”

“Ma,” interruppe questa volta l’altro compagnone, che non aveva parlato fin allora, “ma il matrimonio non si farà, o…” e qui una buona bestemmia, “o chi lo farà non se ne pentirà, perché non ne avrà tempo, e…” un’altra bestemmia.

“Zitto, zitto,” riprese il primo oratore: “il signor curato è un uomo che sa il viver del mondo; e noi siam galantuomini, che non vogliam fargli del male, purché abbia giudizio. Signor curato, l’illustrissimo signor don Rodrigo nostro padrone la riverisce caramente.”

Questo nome fu, nella mente di don Abbondio, come, nel forte d’un temporale notturno, un lampo che illumina momentaneamente e in confuso gli oggetti, e accresce il terrore. Fece, come per istinto, un grand’inchino, e disse: “se mi sapessero suggerire…”

“Oh! suggerire a lei che sa di latino!” interruppe ancora il bravo, con un riso tra lo sguaiato e il feroce. “A lei tocca. E sopra tutto, non si lasci uscir parola su questo avviso che le abbiam dato per suo bene; altrimenti… ehm… sarebbe lo stesso che fare quel tal matrimonio. Via, che vuol che si dica in suo nome all’illustrissimo signor don Rodrigo?”

La comparsata di Grillo Joker lascia aperto qualche interrogativo che merita approfondimenti.

Il curato di campagna, allevato dai silvestrini e allievo del segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, che sa di latino, è stato avvertito: il matrimonio Pd-M5S non s’ha da fare.

Rimane da capire chi è il don Rodrigo del Joker Grillo.

Frequentatore di ambasciate (prima quella americana, ora quella cinese) il Joker lascia pensare a un don Rodrigo straniero.

E qui si innesta l’aspetto più equivoco e inquietante del messaggio a più strati del comico del caos, ossia l’aver evocato per immagini (brigate, passamontagna, lavori notturni) l’eversione degli “Anni di piombo”.

C’è forse qualche manina straniera che intende innescare ancora una volta l’eversione per destabilizzare l’Italia?

La domanda è legittima e va rivolta a chi ha il controllo dei Servizi e al Copasir.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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