
Antonio Costa e Ursula von der Leyen hanno detto: ‘Mettere l’Ucraina in una posizione di forza per una pace giusta e sostenibile”.
Lo hanno detto, come riferiscono le agenzie, in videocall, assieme all’Alto rappresentante Kaja Kallas, con il primo ministro dell’Islanda Kristrún Frostadóttir, il primo ministro della Norvegia Jonas Gahr Store, il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer.
Si tratta dei capi di Stato e di governo dei cosiddetti Paesi ‘like-minded’ (che la pensano allo stesso modo) su Ucraina e difesa.
A questi vanno aggiunti Giappone, Canada, Nuova Zelanda e Australia, che non hanno partecipato alla videocall per motivi legati al fuso orario.
Data l’importanza dell’incontro, ovviamente, non hanno voluto perdere il sonno. Meglio dormirci sopra.
Che facciamo? Ridiamo?
L’incontro è avvenuto lo scorso 7 marzo, ha fatto seguito al summit dei 27.
Costa e von der Leyen hanno espresso “l’ampio sostegno del Consiglio europeo per mettere l’Ucraina in una posizione di forza in vista del raggiungimento di una pace giusta e sostenibile. Al Consiglio europeo – hanno sottolineato – i leader dell’Ue hanno accolto con favore il fatto che l’Ucraina sia pronta per un cessate il fuoco completo. Hanno sottolineato che la pace non deve premiare l’aggressore e che la pressione sulla Russia deve essere intensificata”.
Niente di nuovo sotto il sole, in quanto queste giostre ormai sono continue, nella speranza che prima o poi Trump si decida a telefonare alla von der Leyen per coinvolgere l’Unione Europea nella trattativa che sta avvenendo tra Usa e Russia.
La cosa sorprendente è, invece, l’utilizzo degli aggettivi usati dal socialista portoghese Costa e della democristiana tedesca Ursula von der Leyen per definire il sostantivo pace.
Cosa sia una pace giusta lo sanno solo loro, dal momento che aggettivano in tal senso. La pace, quando conclude una periodo bellico, è quella possibile in base ai rapporti di forza che si sono determinati. Può essere duratura se consente un equilibrio tra le parti che non crei i presupposti di una nuova guerra.
Per la Germania la pace non è stata giusta dopo la prima guerra mondiale in quanto la frustrazione tedesca per le condizioni imposte ha alimentato uno spirito di rivalsa che ha dato origine alla seconda guerra mondiale.
La pace è stata giusta con il Giappone, in quanto, dopo aver tolto ogni velleità bellica all’Impero del Sol Levante, ha consentito allo sconfitto una rinascita che lo ha riportato ad essere una potenza economica mondiale. La pace è stata giusta con l’Italia, in quanto, dopo la sconfitta, il Paese ha potuto rinascere e affermarsi come potenza mondiale, vivendo uno sviluppo industriale e sociale.
E tuttavia il Giappone ha dovuto accettare molte rinunce territoriali e di influenza geopolitica. Idem dicasi per l’Italia.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Giappone fu costretto a rinunciare a numerosi territori come parte delle condizioni imposte dagli Alleati, in particolare attraverso il Trattato di San Francisco, firmato l’8 settembre 1951 ed entrato in vigore il 28 aprile 1952. Queste rinunce territoriali segnarono la fine dell’espansione imperialista giapponese e ridussero il paese ai suoi confini attuali, ossia le quattro isole principali (Honshu, Hokkaido, Kyushu e Shikoku) e alcune isole minori.
Le rinunce territoriali sono state molteplici.
Corea: Il Giappone perse il controllo sulla penisola coreana, che era stata annessa nel 1910. Dopo la guerra, la Corea fu divisa in due zone di occupazione (sovietica al nord e americana al sud), portando poi alla formazione di Corea del Nord e Corea del Sud.
Taiwan (Formosa): Annessa dal Giappone nel 1895 dopo la Prima guerra sino-giapponese, Taiwan fu restituita alla Cina (allora sotto il governo della Repubblica di Cina) nel 1945, come stabilito dalla resa giapponese.
Manciuria (Manchukuo): Il Giappone aveva occupato la Manciuria nel 1931, creando lo stato fantoccio di Manchukuo. Dopo la guerra, questa regione fu restituita alla Cina.
Isole Sakhalin meridionali e Isole Curili: Le Sakhalin meridionali (Karafuto) e le Isole Curili, controllate dal Giappone, furono cedute all’Unione Sovietica. La disputa sulle Curili meridionali (chiamate “Territori del Nord” dal Giappone) rimane irrisolta ancora oggi, impedendo la firma di un trattato di pace tra Giappone e Russia.
Isole del Pacifico: Il Giappone rinunciò ai territori del Mandato del Pacifico, concessi dalla Società delle Nazioni dopo la Prima Guerra Mondiale, che includevano le Isole Marianne (esclusa Guam), le Isole Caroline e le Isole Marshall. Questi territori passarono sotto il controllo degli Stati Uniti come Territorio Fiduciario delle Isole del Pacifico.
Altri territori minori: Il Giappone perse anche altre piccole isole e possedimenti, come le Isole Ryukyu (restituite agli USA, che le amministrarono fino al 1972, quando tornarono al Giappone) e varie concessioni in Cina (es. Kwantung).
Queste rinunce furono accompagnate da una significativa riduzione dell’influenza geopolitica del Giappone, che si concentrò successivamente sulla ricostruzione interna e sull’adozione di una costituzione pacifista (1947), rinunciando all’uso della forza militare come strumento di politica estera.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Italia fu costretta a cedere diversi territori come parte delle condizioni imposte dal Trattato di Pace di Parigi, firmato il 10 febbraio 1947. Queste rinunce territoriali furono il risultato della sconfitta dell’Italia, che durante il conflitto era stata alleata della Germania nazista.
Le rinunce furono molteplici.
Istria, Fiume e Dalmazia: L’Italia dovette cedere gran parte dell’Istria, la città di Fiume (oggi Rijeka) e alcune zone della Dalmazia (come Zara) alla Jugoslavia. Questo portò all’esodo di decine di migliaia di italiani da queste aree.
Dodecaneso: Le isole del Dodecaneso, occupate dall’Italia dal 1912 dopo la guerra italo-turca, furono trasferite alla Grecia.
Trieste e il Territorio Libero di Trieste: La zona di Trieste fu inizialmente costituita come Territorio Libero di Trieste sotto amministrazione internazionale. Successivamente, con il Memorandum di Londra del 1954, fu divisa tra Italia (Zona A, inclusa Trieste) e Jugoslavia (Zona B).
Colonie: L’Italia perse tutte le sue colonie, inclusa la Libia (indipendente nel 1951 sotto supervisione ONU), l’Eritrea e la Somalia (quest’ultima amministrata temporaneamente dall’Italia sotto mandato ONU fino al 1960).
Confini con la Francia: L’Italia cedette alla Francia alcune aree minori di confine, come il Colle di Tenda e Briga e Tenda (Alta Val Roia), oltre a piccole porzioni di territorio alpino.
Queste cessioni furono accompagnate da un ridimensionamento dell’influenza italiana nel Mediterraneo e da conseguenze sociali significative, come lo spostamento di popolazioni.
Fu giusta la pace con il Giappone e con l’Italia? Fu giusta nell’ambito del possibile, ma produsse, e forse in questo senso fu giusta, una rinascita dei due Paesi.
Potrebbe essere giusta una pace tra Russia e Ucraina che sconti la perdita della guerra da parte di Kiev (sarebbe meglio dire da parte dell’Occidente e degli Usa del Partito democratico e dei neocon) e la conseguente perdita di territori, ma che produca una rinascita del Paese, così come è avvenuto per l’Italia e il Giappone?
Non ha alcun senso dire che l’Ucraina deve essere messa in posizione di forza, perché ha perso la guerra e chi sproloquia non ha i mezzi e la forza per produrre alcuna “posizione di forza”.
Quanto vale per l’aggettivo giusta, vale tanto più per l’aggettivo sostenibile, mutuato dal linguaggio del green che i leaderini europei non abbandonano, perché il gretinismo è entrato nelle loro ossa.
Una pace è sostenibile se non crea una pressione tale che non può essere a lungo sopportata e conduce, inevitabilmente a una nuova guerra.
La pace che avrebbero voluto i neocon e i Dem Usa con la Russia era quella non sostenibile per Mosca, in quanto metteva in discussione il suo spazio vitale, la sua sicurezza e, nella percezione dei russi, la stessa sopravvivenza della Patria.
Veniamo al concetto di “volonterosi”.
“I leader dell’Ue hanno lodato l’iniziativa di Francia e Regno Unito di formare una coalizione di volenterosi volta a definire il sostegno all’esercito ucraino e le garanzie di sicurezza che i Paesi europei possono fornire”, hanno detto Costa e von der Leyen.
Volonterosi non è un concetto che appartiene agli Stati, ma alle Ong e il suo uso certifica l’inadeguatezza politica e sistemica di Macron e di Starmer e la confusione nella quale versano Costa e la von der Leyen.
I leader europei hanno indossato l’elmetto, ma rimangono gretini, ossia legati a parametri ideologici che nulla hanno a che fare con la realtà, così come hanno fatto inchinandosi di fronte ad una giovinetta che raccontava idiozie anziché andare a scuola.





