
L’intercettazione delle comunicazioni sovietiche da parte statunitense, mediante le quattro le stazioni collocate in Cina proseguì fino alla fine degli anni ’70, quando il lancio dei primi satelliti, efficaci per l’intercettazione globale delle comunicazioni, ridusse l’importanza delle stazioni cinesi. In quel lasso di tempo si sviluppò il sistema ECHELON, nell’ambito del patto UKUSA, risalente al 1947, per intercettare le comunicazioni militari del Patto di Varsavia durante la Guerra Fredda. Nel corso degli anni ’50, Canada, Australia e Nuova Zelanda si unirono all’alleanza UKUSA[1]. L’insieme dei cinque è conosciuto come i Cinque Occhi (Five Eyes) a sottolineare il loro particolare legame, al di là delle alleanze e delle relazioni internazionali di ciascuno dei cinque.
La rete di intercettazione cinese e poi i Five Eyes con ECHELON dettero agli Stati Uniti un vantaggio strategico enorme. Che cosa bollisse nella pentola sovietica e nei rapporti fra il Partito Comunista Italiano e Mosca era ben a conoscenza di Henry Kissinger. quando incontrò Aldo Moro il 25 settembre 1974, un mese prima dell’arresto del generale Vito Miceli, capo del Servizio Informazioni della Difesa e fedelissimo di Aldo Moro. Una parte considerevole dei servizi segreti italiani era sotto il controllo di Licio Gelli, la cui sottomissione ai servizi sovietici, fu tenuta accuratamente nascosta.
Mentre questi avvenimenti seguivano un preciso quanto distorto corso politico giudiziario, il segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, dopo aver subito un attentato a Sofia, il 3 ottobre 1973, sembrò intensificare il suo spostamento verso con la sponda atlantica.
La gestione della CIA sotto Jimmy Carter fu di Stansfield Turner dal 1977 al 1981, con esiti poco lusinghieri. Oltre alla cattura del loro maggiore alleato italiano, Aldo Moro, si fece sorprendere dall’invasione dell’Afghanistan il 25 dic. 1979 da parte dei sovietici. L’11 feb. precedente Ruhollah Khomeini prese il potere a Teheran scalzando Mohammad Reza Pahlavi, salito al trono nel 1941 grazie all’appoggio angloamericano. Il disastro fu completato il 4 nov. 1979, con l’assalto iraniano all’ambasciata statunitense a Teheran, prendendo in ostaggio una cinquantina di cittadini americani, rilasciandoli il 20 gennaio successivo, quando si dice la coincidenza, giorno dell’insediamento del repubblicano Ronald Reagan alla Casa Bianca.
Turner fu una catastrofe per la CIA. La precedente gestione di George Bush Sr, repubblicano, fu opaca almeno su un fatto discutibile e denso di conseguenze.
Il 15 giugno 1976, cinque giorni prima delle elezioni politiche, Berlinguer rilasciò un’intervista a Giampaolo Pansa del Corriere della Sera[2] per dire:«Mi sento più al sicuro sotto l’ombrello della NATO.» invece tramava con Mosca.
Si levò un coro esultante: ”È lo strappo con Mosca!” Era una commedia da perfetto leninista e da grande giocatore di poker, quale fu Berlinguer. Carter e Moro furono ingannati. È verosimile che Kissinger non fece molto per metterli sull’avviso: né Carter, né Moro furono fra i suoi preferiti. Era cambiata la rotta della politica estera statunitense e la diffidenza di Kissinger verso i comunisti italiani al governo era mutata in fiducia.

Aldo Moro fu indicato dagli alleati e dagli stessi partiti italiani come l’uomo in grado di guidare il Compromesso Storico se fosse stato eletto al Quirinale, per vegliare sul cambiamento di rotta del Pci e guidarne l’ingresso in un governo di coalizione con la Democrazia Cristiana.
Per accelerare l’operazione fu, tolta di mezzo la candidatura di Francesco De Martino (fedele a Mosca)[3] e orchestrata una violentissima campagna di stampa sulla base di elementi inconsistenti, per far dimettere il Presidente in carica Giovanni Leone. Tutto era dunque pronto affinché Aldo Moro potesse essere eletto dal Parlamento a Capo dello Stato, quando arrivò la terribile notizia di via Fani. Qualcuno ebbe piani differenti. Paolo Guzzanti ebbe queste confidenze da Giovanni Leone, intervistato nelle ultime settimane di vita[4].
Torniamo a Berlinguer. Il segretario generale del Partito Comunista Italiano fa una tale dichiarazione: «Mi sento più al sicuro sotto l’ombrello della NATO» solo dopo una consultazione, sia pure riservata, con l’ambasciata statunitense a Roma, che viene valutata dalla CIA, in quel momento diretta da George Bush Sr. Se la contrarietà degli Stati Uniti alla politica DC-PCI si fosse manifestata dopo l’intervista, sarebbe stato imbarazzante per Berlinguer. Se il disappunto si fosse manifestato prima, l’intervista non sarebbe uscita. Gli Stati Uniti non manifestarono contrarietà né prima né dopo. Anzi, di lì a poco arrivò il ricco prestito di cui s’è detto. L’intervista, oltre il
prestito, asseverò “lo strappo” con Mosca. E Berlinguer poté sembrare indipendente.
Non ci fu alcuno “strappo” fra il PCI e i sovietici, come si strombazzò con velenosa malizia. Mosca fu segretamente d’accordo con la scelta di Berlinguer. Lo svelò dopo 22 anni, un articolo su l’Unità, non smentibile (Fig.1). Un articolo di questo tono supera ogni censura dopo 22 anni dalla strage di via Mario Fani, come assicura l’articolo de l’Unità, perché autore e direttore del quotidiano, come tanti “studiosi” odierni, non sanno che cosa davvero accadde ad Aldo Moro e non sono in grado d’immaginare quanto la segreta complicità fra Botteghe Oscure e Mosca getti un’ombra sinistra sulla sorte di Aldo Moro, connettendo Berlinguer a via Mario Fani[5].
Il tempo è come una telecamera; allontanandosi allarga il campo, riprendendo fatti, persone e mutamenti altrimenti invisibili con gli occhi fissi su un cadavere, come vorrebbero accadesse. L’intervista di Emanuele Macaluso a Fasanella su Panorama del 20 novembre 1991, svela l’attentato a Enrico Berlinguer, per mano dei bulgari il 3 ott.1973.
L’intervista fu rilasciata dopo 18 anni dall’attentato. Quel giorno l’Unione sovietica era sul letto di morte e il Muro sfarinato da due anni. Due settimane dopo Michail Gorbachev sarà in visita prima a san Giovanni Paolo II poi al Quirinale. Un mese dopo l’intervista di Macaluso, la notte di Natale del 1991, la bandiera rossa dell’Unione sovietica s’ammainò per l’ultima volta sulla torre del Salvatore al Cremlino.
L’8 settembre 1943 l’Italia tradì l’alleato. Tra il 16 mar. 1978 e il 13 mag. 1981 tradimmo la NATO lasciando catturare Aldo Moro e mano libera all’attentatore del Pontefice. Il 20 novembre 1991 si tentò un nuovo tradimento. L’intervista di Macaluso è nella scia della precedente di Berlinguer del 1976; nel frattempo è morto per emorragia cerebrale[6], secondo la versione canonica. Macaluso ammette l’innegabile per eludere l’inconfessabile. Berlinguer, segretario del PCI sul Corsera nel 1976 finge di chinarsi ai forti statunitensi, simulando uno strappo con Mosca, che invece si prepara alla guerra e trama col segretario del PCI. Macaluso, 15 anni dopo, consapevole che di lì a un mese crolla l’Urss, con l’intervista a Fasanella lascia intendere Mosca ostile a Berlinguer a causa dell’attentato a Sofia del 1973, così da riaccreditare quanto rimane del PCI presso i vincitori, i quali nel 1991 non sono però i gonzi del 1978. Seguirà il “colpo di Stato” di Tangentopoli[7].
Nel 1974 il complotto contro Aldo Moro è operativo. Come si è detto, una congiura lo priva delle informazioni del generale Vito Miceli, capo del Servizio Informazioni Difesa, grazie alla farsa del c.d. “golpe Borghese”.
Kissinger, intercettando le comunicazioni sovietiche dalla Cina, sa molto meglio e molto più di Moro che cosa sta accadendo in Italia. Egli incontra Moro mentre è in allestimento il mandato di cattura contro il generale Vito Miceli. Sa che la posta in palio non è il governo della DC col PCI, alleato ma in posizione marginale. La vera posta è il Quirinale, che PSI e PCI non lasceranno ad Aldo Moro, facendo leva sui DC anti morotei e sui timori dei conservatori, coi facchini del MSI, i pacciardiani e i monarchici pronti a mobilitarsi contro chi portava “i comunisti al potere”.
«Lei finirà molto male» Kissinger ammonì Moro, grazie alle intercettazioni delle comunicazioni sovietiche dalle stazioni d’ascolto in Cina. Che cosa avrebbe dovuto aggiungere: «Lo so perché io ascolto le comunicazioni di Mosca e sappiamo bene delle trame fra il PCI e i sovietici a danno di Aldo Moro»? Ridicolo. Non si svela un tale segretissimo segreto, sia pure a un prezioso alleato, per altro debole e con le spalle molto scoperte per mano di quanti Aldo Moro reputava alleati e invece leninisti traditori, pronti a tutto per il potere. Kissinger conobbe la situazione italiana molto meglio di Aldo Moro, al vertice della politica italiana ma disinformato.
Giulietto Chiesa, diffonde un video di Giovanni Galloni che rammenta la confidenza fattagli da Aldo Moro: «Io so per certo che la CIA e il Mossad hanno infiltrati nelle BR», gli confidò Moro «però non siamo stati avvertiti di questo, perché se fossimo stati avvertiti i covi li avremmo trovati.» Giovanni Galloni nel video dichiara che Moro gli parlò poche settimane prima di via Fani, quindi col generale Miceli in galera e privo di informazioni attendibili. Ammirevole la fiducia di Aldo Moro nelle Istituzioni che poi lo hanno lasciato in mezzo al mare. Sulle parole di Giovanni Galloni, i filosovietici d’un tempo ricamano la disinformazione a danno di CIA e Mossad che nel 1978 infiltrarono i loro agenti addirittura nei BR.
Possiamo essere certi che si infiltrarono anche – si badi – lo SDECE francese e il britannico Mi6, la Stasi, il tedesco occidentale BNK e naturalmente i servizi sovietici, quelli del PCI e del Vaticano. Si infiltrarono perché queste sporcizie sono la missione dei servizi segreti. Essi hanno fatto il loro lavoro e lo hanno fatto bene.
Prima domanda: fecero altrettanto Carlo Alberto Dalla Chiesa, Fulvio Martini e il SISMI (Servizio Informazioni e Sicurezza Militare)? Sul SISDE superfluo interrogarsi visto che ebbe nei suoi ranghi tale Morucci Valerio[8].
Seconda domanda: il SISMI che si chiama in causa, nascondendosi dietro la buonanima del filosovietico Giulietto Chiesa, è quello messo in piedi sulle rovine del SID, dopo l’arresto del generale Miceli il 31 ottobre 1984? Assolto in Cassazione nel 1986; Aldo Moro morto nel 1978.
CIA e Mossad, secondo i Giulietto Chiesa d’oggidì, avrebbero dovuto bruciare i loro infiltrati, a vantaggio dei servizi italiani, già decapitati e controllati dal compagno Licio Gelli, agente sovietico. Grottesco.
Gli USA volevano Aldo Moro vivo; al contrario di Cossiga, Andreotti, Craxi, Berlinguer e dei servisegreti italiani che trescavano con l’FPLP di Carlos, lasciarono Aldo Moro al suo destino e trattarono con la Camorra e coi BR per salvare la vita dello statista internazionale Cirillo Ciro, del terrorista Abu Abbas e altri di quello stampo. Sei prove di fatto e documentali. Il resto, chiacchiere da bar. Punto. (Fine)
[1] Il Parlamento europeo fece un’inchiesta alquanto annacquata nel 2001, poi la questione si raffreddò. Rimase tuttavia evidente un rapporto privilegiato
[2] Enrico Berlinguer intervistato da Giampaolo Pansa sul Corriere della Sera del 15 giugno 1976: “Berlinguer conta anche sulla Nato per mantenere l’autonomia da Mosca”.
[3] Guido De Martino, figlio dell’ex segretario del Partito Socialista Italiano Francesco De Martino, fu rapito a Napoli il 5 aprile 1977. Il giovane, segretario provinciale della federazione del PSI di Napoli, fu sequestrato da un gruppo di improvvisati. Rimase prigioniero per 40 giorni, fino alla sua liberazione avvenuta il 15 maggio 1977, dopo il pagamento di un riscatto di un miliardo di lire. Il pagamento del riscatto fu il motivo per il quale Bettino Craxi e Enrico Berlinguer posero il veto alla candidatura di De martino al Colle.
[4] L’intervista fu pubblicata da La Stampa ma è sparita dall’archivio del quotidiano.
[5] Cfr. Amedeo Lanucara “Berlinguer Segreto” ed. Telesio, 1978, pag. 16
[6] Rocco Turi. cit. dà più d’un indizio per un avvelenamento.
[8] Gianni Barbacetto “Morucci, il killer delle Br, lavorava per i servizi segreti” Il Fatto Quotidiano 23 set.2017





