

Nelle puntate precedenti abbiamo osservato la differenza fra gli Stati Uniti e l’Unione sovietica negli anni ’70 del secolo scorso e le corrispondenti entità del 2025. Il Dipartimento di Stato di Jimmy Carte voleva salvare Aldo Moro nel 1978. Al contrario, George Bush nel 2008, mette in scena uno Steve Pieczenick che copre le sospette decisioni di Cossiga. L’amministrazione Carter finanziò il PCI, ma Berlinguer non solo non ruppe con Mosca ma, come vedremo fece finta di averlo fatto. questo accadeva mentre la politica Mediterranea di Carter e di Moro era sovrapponibile e qualcuno si preparava a colpire in via Mario Fani, nascosto dietro i BR.
Non di meno Aldo Moro percepì una minaccia da Henry Kissinger, è fuor di dubbio. Fu solo minaccia o fu anche altro? Henry Kissinger, algido, beffardo, distaccato dalla gente comune. L’ostilità verso di lui negli ultimi anni è cresciuta, facendone un’icona del sionismo e capro espiatorio dell’inconcludenza ondivaga di neocon e dem[1], mentre declina l’autorevolezza degli Stati Uniti. È tuttavia un’immagine distorta. Basti ricordare che cosa scrisse undici anni fa della crisi in Ucraina: fu contrario energicamente alla guerra e all’astio ideologico verso Mosca[2]. In precedenza fu ancora più duro sulla strategia statunitense in Iraq. Torniamo agli anni ‘70. Chi è Kissinger in quegli anni?

In questi giorni, Il Tempo di Tommaso Cerno (Fig. 2) rilancia le accuse a Kissinger, a suo dire sostenute da un memorandum “desecretato dopo 50 anni”. Il memorandum completo lo si può leggere qui https://shorturl.at/wxY9g. Non c’è alcuna minaccia di Kissinger ad Aldo Moro. La delegazione italiana – Giovanni Leone e Aldo Moro – è avvertita dal presidente Gerald Ford – non da Carter – che in caso di ingresso dei comunisti al governo, lo scambio di informazioni militari e la posizione dell’Italia nella NATO ne avrebbero risentito. Era successo altrettanto col Portogallo in precedenza, 11/24/quando, la Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974, rovesciò l’autoritario Estado Novo di Marcello Caetano, succeduto a Salazar nel 1968, formando un governo che incluse comunisti, socialisti e socialdemocratici.
Non c’è alcuna novità nel memorandum, spacciato da Cerno come “desecretato dopo 50 anni”, mentre in realtà, come dimostra l’immagine (Fig.3) lo fu 27 anni fa, il 24 novembre 1998. Sarebbe bastato averlo letto davvero. Giornalismo farlocco.

Perché tante profacole su Kissinger? Vedremo più avanti. Se fu “megalomane compulsivo” per la sua smania di dominio, ebbe doti adeguate all’ambizione: ultimo erede di Niccolò Macchiavelli, per la costanza del pragmatismo della sua politica a favore degli Stati Uniti. D’altronde non poté fare politica che a vantaggio degli Stati Uniti e non fu affatto incline a genuflettersi a Davos e Londra, come invece, prima sommessamente i Bush, poi senza freni i Clinton, gli Obama &C.
Kissinger appartenne a un’altra epoca. Negli anni ’70, fu brillante statista alla guida della politica estera USA nella complessità della Guerra Fredda, altri tempi rispetto ai giorni correnti. Fu protagonista di colpi di stato e violazioni dei diritti umani. Appoggiò regimi autoritari in tutto il mondo, seguendo il principio[3]: «Compito della politica non è fare il giusto, ma il necessario.»
Negli ultimi anni della sua vita divenne il bersaglio di quanti lo identificavano, a torto, con lo Stato Latomico. Significativa la falsa notizia della sua partecipazione a un convegno di maltusiani, decisi a sterminare l’umanità. D’altronde prima e dopo di lui la politica è ovunque di gran lunga più crudele e cinica di quanto se ne faccia usualmente carico a Kissinger. Basti guardarsi intorno oggi, dall’Atlantico agli Urali.
La visione di Kissinger fu pragmatica, priva di regole ideologiche prima che morali, flessibile al mutare delle contingenze; fu realistica per (ma non lo confessa) rimediare alla crescente vulnerabilità dell’economia statunitense. Chi lo dice anticomunista viscerale dimentica che utilizzò il comunismo, per combattere l’Urss e vincerla.
Dal 9 all’11 luglio 1971, cioè un mese prima della fine della convertibilità del dollaro, annunciata a Ferragosto del 1971, Kissinger visitò la Cina comunista di Maotse Dong, il più comunista dei comunisti in quel momento. Vi tornò col presidente Richard Nixon dal 21 al 28 feb. 1972, ricevuto anche da Zhou Enlai, primo ministro. Risultato strategico: Kissinger installò quattro stazioni per intercettare le comunicazioni sovietiche. (Fig.1)
- Stazione di Pechino: a nord, prossima ai confini con l’Urss, per le comunicazioni nel territorio sovietico e dell’ambasciata sovietica a Pechino.
- Stazione di Canton (Guangzhou): vicino al Mar Cinese, per le comunicazioni sovietiche in quel mare, in Vietnam nel sud est asiatico, dove l’Urss ebbe importanti dislocazioni.
- Stazione di Kunming: integrava la stazione di Canton.
- Stazione di Xian: Controllava, insieme a quella di Pechino, le comunicazioni delle basi militari, dei centri comando e dei centri di lancio dei missili balistici dell’Unione sovietica.

Le stazioni statunitensi captarono le comunicazioni dalle regioni più remote dell’Urss. Questo fu altrimenti impossibile a quel tempo, non essendoci i moderni satelliti di ascolto. Il crollo del comunismo nel 1989 era iniziato in quel 1972, ma a Mosca non lo sapevano. Kissinger, individuato il comune scopo di contenere l’influenza sovietica, conseguì il risultato nonostante le affinità dottrinali di Pechino e Mosca. Il suo pragmatismo ebbe quindi ragione dei bastioni ideologici.
Gli Stati Uniti, intercettando le comunicazioni sovietiche, ebbero strategiche informazioni, militari e politiche, limitando la deterrenza nucleare sovietica. Le informazioni consentirono agli USA di ostentare disponibilità, reagendo invece adeguatamente alla strategia sovietica della distensione, promossa da Leonid Breznev, prodromica all’invasione dell’Europa. Individuate le vulnerabilità dell’Urss, grazie alle intercettazioni, Kissinger con la politica di “equilibrio di potere”, costrinse l’Urss a spese militari folli, così come gli alleati nella NATO, arricchendo a dismisura il sistema militare-industriale degli USA.
Il controllo degli armamenti fu una colonna di questa politica coi trattati SALT (Strategic Arms Limitation Talks). La diplomazia di Kissinger, grazie alla forza militare e alle informazioni, poté schivare lo scontro diretto fra NATO e Urss. Logorando quest’ultima. Ne conseguì la stabilizzazione dei mercati energetici, necessaria pure a Mosca, produttore di gas e petrolio. Il gioco di Kissinger fu ambiguo? Certo, ma nulla dice che fosse sleale con gli alleati. Al contrario gli alleati di Aldo Moro in Italia giocavano molto sporco (4-Continua).
[1] Le politiche di neocon (neo conservatori) e Dem (Democratici obamiani) convergono sui seguenti punti:
- Democrazia liberale su scala globale
- Interventismo militare
- Primato morale degli USA
- Sostegno al Sionismo
- Controllo delle istituzioni multilaterali
- Contrasto armato alle minacce internazionali
- Nazionalismo e potere militare
- Politiche interne isteriche: conservatrici a favore dei ricchi e ostili ai valori cristiani.
[2] Henry Kissinger “How the Ukraine crisis ends” Washington Post, March 5, 2014
[3] Intervista televisiva con Mike Wallace, nel programma “60 Minutes” della CBS, il 26 febbraio 1978.





