
La tragedia che ha sconvolto l’Emilia Romagna mette in chiaro la differenza tra gli angeli del fango e gli idioti dell’ambiente.
Nelle strade allagate, nelle case piene di fango e di detriti, sugli argini dei fiumi si vedono ragazzi infangati che lavorano per riportare un poco di ordine e di serenità, sulla base di un sentimento di solidarietà che li porta a non tirarsi indietro, a fare poche chiacchiere, a rimboccarsi le maniche, con un sano pragmatismo.
Da altre parti, in questo caso a Roma, dei poveri idioti, attivisti di un’ideologia malata, hanno gettato un liquido nero, carbone vegetale, nella Fontana di Trevi, al centro di Roma.
Da una parte si toglie il fango, si pulisce, dall’altro si infanga e si insozza.
Da una parte il mondo dei sani di mente, dall’altra quello degli idioti.
Dietro le quinte si agita l’ideologia ecologista, frutto della grande truffa del comunismo finanziario, che tenta di rimbecillirci con la questione climatica, con la fuffa green, con lo spauracchio della CO2 . Un’ideologia che si accompagna a quella woke e che evidenzia una totale ignoranza della realtà della natura.
L’ennesimo atto dimostrativo degli eco-vandali tenta di giustificare e di giustificarsi tirando in ballo il clima.
Uno dei vandali dice che ha “deciso di fare disobbedienza civile perché la tragedia orribile vissuta in questi giorni in Emilia Romagna è un’avvisaglia del futuro nero che attende l’umanità, fatto di siccità alternata ad alluvioni sempre più frequenti e violente”.
Andare a scuola e studiare la storia invece di spara cazzate non sarebbe meglio?
Giovani strumentalizzati da un’infame narrazione e giovani che guardano alla realtà e si danno da fare.
Questo è lo spartiacque, dove la metafora funziona nel descrivere chi getta fango e chi lo ripulisce.
Tirare in ballo il clima per evitare di fare i conti con anni di incapacità amministrativa serve solo a raccontare menzogne e a distruggere quel poco che rimane della fiducia nella politica.
C’è la colpa degli amministratori, in questo caso quelli dell’Emilia Romagna, che non possono cavarsela con le chiacchiere senza costrutto della signora Schlein (il vuoto comunicativo eretto a sistema).
Invasi non fatti, piani regolatori in contrasto con l’idrogeologia, e via discorrendo. Sono lì da vedere.
C’è però una questione più di fondo, che riguarda l’idiozia rossoverde.
Da troppo tempo, per accondiscendere alle follie rossoverdi, non si puliscono i boschi e i fiumi, non si eliminano le nutrie che scavano gli argini, si accetta che la natura sia in buona sostanza senza l’essere umano.
Quando vediamo filari ben ordinati di viti o di alberi da frutto, prati rigogliosi per il pascolo, boschi sani, campagne lavorate che danno prodotti naturali, dobbiamo fare i conti con l’antropizzazione.
La domesticazione del grano e della vite, l’ingresso nel mondo dell’agricoltura, risale agli albori del Neolitico, così come la domesticazione degli animali.
La natura selvaggia e incontaminata ci porta indietro al Paelolitico, all’uomo cacciatore e raccoglitore.
L’ideologia ambientalista rossoverde nasce nelle aree urbane, nelle zone ztl, nei palazzi di chi un gallina non l’ha mai vista e non ha mai coltivato un campo. Nasce nelle narrazioni radical chic di chi idealizza la natura, umanizza gli animali, pensa che un bosco lasciato a se stesso sia migliore di un bosco curato.
Dietro a queste idee c’è un sostanziale disprezzo dell’essere umano, ritenuto un ospite indesiderato del pianeta.
Dietro alle braccia che spalano il fango ci sono cervelli sani e cuori capaci di amare di giovani che sanno che l’antropizzazione non è il male della Terra, ma una modalità di convivenza.
Convivenza che necessita di regole, questo sì; non di regole idiote nate nei salotti radical chic dove il cervello è in pappa, o nelle segrete stanze del capitalismo finanziario o peggio ancora, nei laboratori transumanisti di Davos, ma basate sulla scienza e sulla capacità di coniugare la tecnica con la tradizione (la saggezza contadina, ad esempio).
Le alluvioni ci sono sempre state, anche prima che gli idioti dell’ambientalismo d’accatto si agitassero sporcando le bellezze artistiche prodotte dall’essere umano.
Dietro ai gesti degli eco-vandali c’è il disprezzo dell’umanità che sta avanzando in certi ambienti ideologicamente woke. Un disprezzo che ha il sapore del nazismo.





