
di Giovanni Fasanella
Appassionato di archeologia e storia antica, ho trascorso nel museo egizio di Torino gran parte della mia adolescenza e della mia giovinezza.
L’ho visitato quasi ogni domenica mattina, per una quindicina di anni almeno. E da quando mi sono trasferito a Roma, ci vado tutte le volte che torno in Piemonte.
Potrei quasi dire che l’ho visto crescere, quel museo. Era già uno dei più importanti al mondo.
Negli ultimi tre decenni si è arricchito di nuovi tesori, ha ampliato gli spazi espositivi, tiene testa a quello del Cairo ed è una delle mete turistiche italiane più ambite.
Gran parte del merito è del suo giovane direttore, Christian Greco, un egittologo di valore che è lì non perché ce l’hanno messo gli amici degli amici, ma grazie a un concorso internazionale.
Insomma, è bravo. E nell’Italia dello spoils system selvaggio – si sa – la bravura non è un titolo di merito, ma un handicap. Quindi, il governo della destra ora vuole che se ne vada.
Nessuno è insostituibile, per carità. Ma se il sostituto dovesse provenire dalle stesse scuderie da cui è stato pescato buona parte del ceto culturale emergente… beh, ci sarebbe molto da dire e da ridire.
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Nelle foto, la sede del Museo egizio di Torino e lo Statuario con l’illuminazione curata dallo scenografo premio Oscar Dante Ferretti





