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GIOVANNI BORGHI E L’IGNIS

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di Gianvito Caldararo

Giovanni Borghi è stato l’espressione di una delle aziende simbolo di quello che è stato definito del ” miracolo economico nazionale “. Sarà Giovanni Borghi, a dare impulso alla crescita aziendale con la produzione del frigorifero, prima, e della lavatrice, poi. Fino ad allora l’azienda paterna, realizzata dal padre Guido, si interessava di produzione di impianti elettrici e poi di fornelli da cucina e poi di cucine a gas. Sarà Giovanni Borghi, che il 1° novembre 1950 costituisce la SIRI – Società industriale Refrigeranti Ignis Spa, per la produzione degli elettrodomestici come il frigorifero e la lavatrice.

Il marchio Ignis si diffonde in Italia e all’estero, con uno sviluppo impetuoso sotto ogni aspetto. Ancora una volta, sarà il giornalista e dirigente d’azienda Gianni Locatelli, a descrivere la storia della famiglia Borghi, ma soprattutto di Giovanni Borghi, ” che è colui, fra tutti i figli di Guido, a spiccare per ingegno e spirito imprenditoriale “. È lui, come ricorda Locatelli, ” ad intuire le potenzialità del gas appena finita la guerra (sono gli anni in cui Enrico Mattei sta trivellando la pianura padana e portando il gas in tutte le case) e a lanciare la cucina a gas abbandonando quella elettrica. E dal momento che nel settore vigeva una forte concorrenza nei fornelli, con imprese come la Fargas, Zoppas e Triplex, Giovanni Borghi decide di fare il salto dal caldo al freddo e lanciarsi nel business dei frigoriferi.

Impiegherà ben tre anni prima di realizzare il primo frigorifero. E così inizia l’epoca d’oro per la Ignis che esporta in tutta Europa. Borghi andrà fino in Olanda a sfidare in casa propria la nota azienda della Philips, re dell’elettrodomestico. E come sottolinea Gianni Locatelli, nel suo poderoso volume dal titolo ” I grandi manager italiani “, sarà l’inizio della fine, visto che sarà proprio la olandese Philips a comprare per pochi denari la Ignis di Borghi nel 1972, quando il drastico calo dei consumi, le prime rivendicazioni sindacali e i problemi di salute del commendator Giovanni decreteranno la crisi irreversibile della storica azienda. Giovanni Borghi sarà ricordato anche per la kermesse al velodromo Vigorelli di Milano della ” Sei giorni “, quale patron della pallacanestro Varese, che domina in Italia e in Europa con il marchio Ignis e diventa presidente della Varese Football Club, evidenziando un grande amore per lo sport.

Giovanni Borghi morirà nel 1975 e sarà ricordato come uno dei tanti imprenditori che hanno creato benessere e tanti posti di lavoro. E mutuando le parole di Luigi Einaudi, uno dei padri fondatori della Repubblica Italiana, Borghi rappresenta la tipica figura dell’imprenditore, che Einaudi descrive con le seguenti parole: ” Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’ la “vocazione naturale“ che li spinge e non soltanto la sete di guadagno. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.

Se così non fosse, non si spiegherebbero come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie ed investono tutti i loro capitali per ritirare spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi “. Perciò, quando vedete qualcuno darsi da fare, invece di guardarlo con sospetto o peggio ancora di ostacolarlo, come spesso accade negli uffici pubblici, ricordatevi delle parole di Einaudi. Nella nostra Costituzione, vi è un solo articolo espressamente riferito all’impresa ed è l’articolo 41 che stabilisce: “L’iniziativa economica privata è libera”.

E mentre esiste lo Statuto dei lavoratori e una analitica e dettagliata disciplina della Costituzione a tutela del lavoro (Titolo III – Rapporti economici – dagli articoli 35 -36 – 37 – 38 – 39 – 40), non è mai esistito e meno che mai approvato uno “Statuto dell’Impresa”. Ogni iniziativa legislativa in tale direzione è sempre naufragata. Forse dovremmo avere maggiore disponibilità e attenzione nei confronti della figura dell’imprenditore e dei manager, ai quali, a volte, non diamo ascolto per realizzare una vera economia di mercato, la concorrenza e, per tornare ai giorni nostri, ancora meno con il risanamento dei conti pubblici. Siamo tutti ancorati ad un ” sistema di concertazione ” che va bene a tutti, ma che non ha nulla da spartire per una economia sana, di mercato e di leale concorrenza, ma dove si assiste ad un “sistema di assistenza” e con un welfare sempre più insostenibile per l’eccessivo debito pubblico.  

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  • Redazione

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