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GIORGIA MELONI E IL PASSATO CHE RITORNA

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di Bruno Chiavazzo

Qualcuno ha provato a quantificare lo “zoccolo duro” dei nostalgici neofascisti all’interno di Fratelli d’Italia. Si parla di un 25/30% di iscritti che non hanno nessuna intenzione di rendere la vita facile a Giorgia e alla sua “real politik” europea, tutta tesa ad accreditarsi come una novella Angela Merkel, alla  guida  della componente dei Conservatori a Strasburgo.

Giorgia sa benissimo che senza l’avallo del Ppe, la sua ambizione è destinata ad essere una pia intenzione. Ed ecco allora la posizione ultra atlantista sull’Ucraina, i viaggi con la Von der Leyen in Tunisia, il Piano Mattei per l’Africa, il bacio della pantofola a Biden, il tira e molla con Macron, insomma tutto quello che serve per fugare ogni sospetto su fascismo e post fascismo.

Purtroppo per lei parte della base del suo partito è rimasta a Colle Oppio, alle feste della Gioventù, ai riti nostalgici, alle mani tese e via dicendo. Fatto sta che negli ultimi giorni, complice forse il caldo, i suoi parlamentari le hanno fatto ribollire il sangue approvando un ordine del giorno del “sinistro” in tutti i sensi, Nicola Fratoianni, che invocava una patrimoniale per gli italiani da destinare alla “dispersione scolastica”.

Poi un’altra scivolata su un emendamento, addirittura a firma di suoi tre deputati (Caramanna-Foti-Schifone) che chiedeva il passaggio ai tabacchi di Stato del ricco commercio della cannabis light e dei suoi derivati, la vicenda Santanchè arricchitasi ieri del “suicidio” del compratore delle quote di maggioranza della società piena di debiti di Visibilia di proprietà del ministro del Turismo.

E, ancora, delle polemiche nate dal presunto stupro di cui è accusato il figlio del presidente del Senato, Ignazio La Russa. Last but not least, l’improvvida uscita del “portavoce” del presidente della Regione Lazio, Marcello de Angelis, con un passato nelle frange neofasciste più estreme e contigue al terrorismo, che ha praticamente buttato a mare 30 anni di processi e sentenze sugli autori della strage di Bologna, a suo giudizio non di matrice fascista.

E, siccome la politica, come la natura non accetta i “vuoti”, ecco che da qualche giorno è ricomparso in televisione Gianni Alemanno, ex e vituperato sindaco di Roma, che non perde occasione per screditare Giorgia e accreditarsi come capo di tutti quelli che non accettano la virata “democristiana” della leader. L’ho detto e scritto, fin dall’inizio, questo governo non cadrà per merito di una opposizione insulsa e inetta, ma per implosione interna. E’ solo questione di tempo.

 

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  • Redazione

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