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Germania: democristiani kaputt e Ursula affonda

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Germania: democristiani

Si sgretola l’Unione Europea della finanza speculativa – Rossi di vergogna e verdi di rabbia, battuti dalle urne i compari di Ursula – Il perno dell’Europa di Maastricht affonda nella protervia – Berlino schiaffeggia la politica UE sulla casa

Il dato delle elezioni a Berlino e in Pomerania evidenzia come non abbiamo soltanto l’AfD in crescita, ma contemporaneamente AfD forte a est, Linke prima a Berlino e CDU ridotta a un ruolo marginale in Pomerania.

Il segnale non è semplicemente “la Germania vira a destra”.

Il segnale più ampio è la disgregazione del vecchio centro politico tedesco e questo, per l’Unione costruita intorno al polo tedesco, è certamente il suono di una campana che batte i rintocchi della morte.

Morte della coalizione tra democristiani, socialisti e verdi che regge la Commissione Ursula e avvertimento che è la fine dell’asse tra democristiani, socialisti e verdi con la finanza speculativa. Asse che ha portato il Vecchio Continente al disastro e al ridicolo geopolitico.

Dico al ridicolo, in quanto dopo che la baronessa divenuta tale per coniugio ha spiegato al mondo che l’Unione Europea si allarga associando il Canada, facendo un dispettuccio a Trump, il presidente degli Stati Uniti l’ha presa a ceffoni con l’annuncio dell’accordo sulla Groenlandia, che marginalizza il Canada ed esclude l’Europa dall’Artico.

I padroni dell’Artico diventano gli USA e la Russia. E l’’Europa? Canta che ti passa… con Kaja Kallas. Ursula tace.

Il crollo della CDU come partito egemone

La Germania è stata il principale Stato dell’UE per peso economico e politico nella costruzione dell’Unione Europea di Maastricht, ossia del IV Reich economico.

Quanto può reggere l’architettura politica di Maastricht se nei principali Stati membri si indeboliscono progressivamente i partiti che ne hanno costituito il centro di consenso?

Germania dati 22:30

In Pomerania la CDU arriva appena al 5,5%, il suo peggior risultato in un’elezione regionale dal 1949; in pratica è sul bordo della soglia del 5%. In precedenza aveva già subito il tracollo in Sassonia-Anhalt, dove l’AfD aveva ottenuto il 43,8% e la CDU il 17,2%.

A Berlino il dato è diverso: la CDU non crolla sotto la soglia, ma viene superata dalla Linke, mentre l’AfD raggiunge il 16%.

Siamo in presenza del crollo della CDU come partito egemone in Germania e in Europa.

Il dato veramente interessante è la polarizzazione. Qui c’è qualcosa di più profondo del semplice successo dell’AfD. A destra, l’AfD conquista il primo posto in Pomerania, a sinistra, la Linke arriva prima a Berlino e contemporaneamente il grande partito centrale della Repubblica federale, la CDU, viene schiacciato tra due poli.

È un fenomeno politicamente diverso dal semplice spostamento dell’elettorato verso destra e che evidenzia una netta perdita di consenso dei democristiani, un calo di consenso di verdi e socialisti e una forte crescita di AfD e Linke.

Le elezioni sono regionali e i temi immediati sono stati anche costo della vita, energia, casa, immigrazione e situazione economica. A Berlino, per esempio, la crisi abitativa e l’aumento degli affitti sono stati temi centrali.

Ursula straparla di casa e Berlino la sbugiarda

Il mercato immobiliare di Berlino non è in mano a un singolo attore, ma è caratterizzato da una forte frammentazione e da un continuo scontro politico ed economico tra grandi gruppi privati, il settore pubblico (la Città – Stato di Berlino) e la proprietà diffusa.

Berlino è un mercato largamente privatizzato, anche se la città possiede ancora una quota consistente di alloggi gestiti da società pubbliche comunali (le cosiddette Landeseigene Wohnungsbaugesellschaften):

Società come DEGEWO, HOWOGE, GESOBAU, GEWOBAG, WBM e STADT UND LAND possiedono complessivamente oltre 360.000-380.000 appartamenti.

La città ha acquistato decine di migliaia di alloggi negli ultimi anni da privati per calmierare i prezzi e garantire affitti sociali a canone regolato.

Una fetta significativa del patrimonio privato appartiene a multinazionali del real estate e fondi d’investimento. Il dominio principale appartiene a:

Gruppo / Entità Descrizione
Vonovia SE Il più grande gruppo immobiliare residenziale d’Europa. Controlla direttamente o tramite sussidiarie la maggior parte del mercato privato.
Deutsche Wohnen Storico gigante immobiliare berlinese, acquisito e controllato da Vonovia. Insieme detengono circa 130.000 – 140.000 appartamenti nella sola area urbana di Berlino.
TAG Immobilien, Heimstaden, ADO Properties Altri gruppi istituzionali nord-europei e fondi d’investimento che posseggono decine di migliaia di unità abitative in città.

Dietro ai grandi gruppi quotati o a proprietà dirette figurano importanti attori della finanza globale, quali i Fondi di Venture Capital e Private Equity: BlackRock, Norges Bank (il fondo sovrano norvegese), fondi d’investimento statunitensi e asiatici detengono quote rilevanti dei gruppi immobiliari quotati.

Gran parte degli immobili storici (Altbau) è acquistata da singoli investitori facoltosi provenienti da Italia, Francia, Israele, Regno Unito e Paesi del Golfo.

Le Cooperative d’abitazione (Wohnungsbaugenossenschaften) gestiscono circa il 10-12% degli alloggi berlinesi. Sono strutture no-profit gestite dai soci, offrendo affitti molto bassi e stabili.

A differenza di Paesi come l’Italia (dove la percentuale di case di proprietà supera il 70%), a Berlino circa l’80 – 85% della popolazione vive in affitto. I piccoli proprietari di 1 – 2 appartamenti costituiscono una minoranza rispetto al blocco istituzionale/statale.

La concentrazione di immobili nelle mani di colossi come Vonovia – Deutsche Wohnen ha generato forti tensioni sociali. Nel 2021, i cittadini di Berlino hanno votato a favore di un referendum consultivo (Deutsche Wohnen & Co. enteignen) per espropriare con indennizzo le società private con più di 3.000 appartamenti e trasferire gli alloggi sotto il controllo pubblico.

L’applicazione pratica di tale misura resta tuttavia bloccata da ostacoli di natura legale e finanziaria.

Tutti temi legati alle politiche folli dell’Unione Europea. Non più tardi della scorsa settimana Ursula spiegava agli italiani che hanno la propria abitazione e che questo non va bene. Guardi, la baronessa, dove esiste una crisi abitativa enorme.

La Commissione Ursula ci propone di fare come in Germania. Fuck you.

La crisi della maggioranza Ursula e di questa Unione Europea

Le elezioni tedesche sono un preciso indicatore della crisi del sistema politico che ha sostenuto l’ordine europeo di Maastricht.

Per decenni la CDU è stata uno dei principali pilastri politici della Germania europeista, dell’economia sociale di mercato, dell’integrazione europea e dell’ordine occidentale postbellico.

Se la CDU perde progressivamente il proprio elettorato proprio mentre l’AfD cresce sulla destra, la Linke cresce in una grande metropoli, SPD e Verdi non riescono a ricostituire un centro politico stabile, la Germania attraversa una fase di difficoltà economica e industriale, il rapporto con Russia, energia e guerra in Ucraina divide sempre più l’elettorato, allora il problema non è soltanto che Merz perde voti, ma è la frammentazione del consenso sul modello politico tedesco costruito dopo la riunificazione.

Germania confronto AFD Linke

Se guardiamo alle posizioni delle due ali di destra e di sinistra, l’Unione Europea di Ursula von der Leyen esce a pezzi.

In molti dossier i due partiti sono distanti, ma su alcuni dicono sostanzialmente le stesse cose e una di queste è che l’Unione Europea così come è non va bene e deve essere profondamente cambiata alla radice.

Una fotografia del voto nazionale se si votasse oggi, secondo i sondaggi, che, sia chiaro, valgono quel che valgono, darebbero AfD intorno al 27 – 30%, CDU/CSU è intorno al 18 – 22%, SPD è circa al 11 – 13%, Verdi al 13 – 18%, Linke al 10 – 12%.

Germania sondaggi nazionali

Quindi il fenomeno che emerge non è semplicemente uno spostamento da CDU a AfD; è più strutturale e costituisce, come è ben indicato dai dati di Berlino, della Sassonia Anhalt e della Pomerania, una frammentazione del vecchio bipolarismo-centrismo tedesco.

Ed è proprio questo che rende interessanti i risultati di oggi: in Pomerania l’AfD è proiettata al 37%, mentre a Berlino Die Linke è al 24,5%, CDU al 20% e AfD al 16%.

La questione che emerge per la CDU è ancora più interessante: nel 2025 era il primo partito nazionale con il 28,5%, mentre oggi i sondaggi la collocano intorno al 20%, mentre l’AfD è intorno al 28%.

Merz e Ursula tireranno dritto. Chi si è messo con la finanza speculativa deve restare sul fronte fino alla fine ingloriosa: essere cacciati.

La questione, tuttavia, passa direttamente alla discussione che inevitabilmente si aprirà in casa democristiana: chiudere con alleanze perdenti e velenose o morire per eutanasia auto procurata?

Vedremo.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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