Stoccolma celebra i 400 anni di una grande studiosa
Nel 2026 la Svezia ricorda il 400° anniversario della nascita della regina Cristina, nata l’8 dicembre 1626 nel castello di Tre Kronor, a Stoccolma.
Le celebrazioni, già avviate, coinvolgono numerose istituzioni culturali svedesi e internazionali.
Il programma, promosso dalla Livrustkammaren, uno dei più importanti musei storici di Stoccolma, dalla Christina Academy e da un ampio gruppo di istituzioni partner, propone diverse iniziative dedicate alla figura della sovrana.
Tra gli enti coinvolti figurano il Nationalmuseum, la Biblioteca Reale, gli Archivi nazionali svedesi, il Vasa Museum, la Royal Swedish Opera, l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e lo Swedish Institute di Roma.
L’anniversario è un’occasione preziosa per tornare a interrogarsi sulla figura di Cristina di Svezia, una regina coltissima, che scelse di abdicare per inseguire la libertà di pensiero e la sua passione per l’arte e la cultura.
Figlia di Gustavo II Adolfo, succedette al padre nel 1632, quando aveva appena cinque anni. La maggiore età fu raggiunta nel 1644 e l’incoronazione ebbe luogo nel 1650. Governò fino al 1654, quando scelse di abdicare.
Lasciata la Svezia, si convertì al cattolicesimo e intraprese una lunga peregrinazione attraverso l’Europa, fino a stabilirsi a Roma, dove morì nel 1689. Una biografia fuori dagli schemi, segnata da scelte radicali e da una straordinaria indipendenza intellettuale.
Il tratto di Cristina che affascina più di ogni altro è sicuramente l’interesse che nutriva per l’alchimia, l’ermetismo, l’astrologia e, più in generale, per alcune delle correnti filosofiche e sapienziali che nel Seicento si muovevano ai confini tra filosofia, religione, scienza ed esoterismo.
Studi recenti hanno contribuito a mettere in luce proprio questa dimensione della sua personalità.
La storica Susanna Åkerman, in particolare, ha studiato la biblioteca di Cristina e i suoi interessi per le tradizioni ermetica e neoplatonica, mostrando come i libri raccolti dalla regina possano offrire una chiave per comprendere i suoi interessi.
Nella sua biblioteca erano presenti, tra gli altri, testi legati all’alchimia, alla cabala, all’ermetismo e alla letteratura profetica. L’immensa raccolta di Cristina, dispersa dopo la sua morte, ma in parte ricostruibile attraverso cataloghi, inventari e documenti, racconta infatti molto di ciò che la regina voleva conoscere e delle correnti di pensiero che la affascinavano.
E quella biblioteca permette di porsi anche altre domande: che cosa cercava davvero Cristina in quei libri?
Era soltanto una collezionista curiosa, oppure vedeva nella sapienza antica una possibile chiave per comprendere il mondo e sé stessa?
E quanto le sue letture influenzarono le scelte radicali che segnarono la sua vita, dalla rinuncia al trono alla conversione al cattolicesimo, fino alla decisione di trasferirsi a Roma?
Nella sua collezione si trovavano testi destinati a rivelare quanto fosse ampio il campo delle sue curiosità. Cristina possedeva la traduzione latina del Corpus Hermeticum realizzata da Marsilio Ficino, l’Asclepius e altre opere dedicate alla filosofia ermetica; tra i libri alchemici figuravano le opere di Paracelso, l’Alchimia di Andreas Libavius e l’Atalanta fugiens di Michael Maier, una straordinaria opera in cui immagini, testi e musiche si intrecciano intorno ai temi dell’alchimia. Non mancavano poi testi legati alla cabala e all’astrologia.
La biblioteca di Cristina restituisce così il profilo di una lettrice erudita, attratta da quelle forme di sapere che, nel Seicento, cercavano di esplorare i rapporti tra filosofia, natura, religione e conoscenza occulta.
Tra i manoscritti entrati a far parte delle sue collezioni c’era il celebre Codex Argenteus, conosciuto anche come Bibbia d’argento. È un prezioso manoscritto del VI secolo, scritto con caratteri d’oro e d’argento su pergamena purpurea. Contiene i quattro Vangeli nella traduzione gotica di Wulfila.
Dopo la conquista svedese di Praga, nel 1648, il codice arrivò a Stoccolma come bottino di guerra ed entrò a far parte delle collezioni della regina Cristina.
Quando Cristina abdicò nel 1654 e lasciò la Svezia, il manoscritto passò a Isaac Vossius, uno dei suoi bibliotecari, che lo portò nei Paesi Bassi.
In seguito, Vossius vendette il manoscritto a Magnus Gabriel De la Gardie, cancelliere di Svezia. Nel 1669, De la Gardie lo donò alla Biblioteca dell’Università di Uppsala, dove è oggi conservato ed esposto al pubblico.
Le fonti storiche dimostrano che l’interesse di Cristina di Svezia per l’alchimia andava ben oltre la semplice curiosità intellettuale. La sovrana, infatti, partecipava concretamente agli esperimenti e, in particolare durante il suo soggiorno a Roma, entrò in contatto con le figure più influenti dell’ambiente, tra cui il celebre gesuita e studioso Athanasius Kircher.
Sempre a Roma, nel 1665, incontrò il danese Olaus Borrichius, con il quale ebbe modo di confrontarsi sulle pratiche sperimentali e sui segreti della chimica.
Due anni più tardi, nel 1667, si trasferì ad Amburgo, dove avviò una serie di sperimentazioni insieme a Giuseppe Francesco Borri, medico e alchimista dalla fama tanto brillante quanto controversa.
È in questo contesto che vanno lette alcune delle decisioni più importanti della sua vita, dall’abdicazione al trono di Svezia alla conversione al cattolicesimo.
Dopo il trasferimento a Roma, Cristina trovò un ambiente particolarmente favorevole allo sviluppo delle proprie curiosità intellettuali. La città, allora uno dei principali centri della cultura e della spiritualità europea, le offrì l’opportunità di entrare in contatto con studiosi e artisti e di approfondire ulteriormente i suoi molteplici interessi.
Roma divenne, così, il luogo in cui la sua ricerca e la sua curiosità per i diversi ambiti del sapere poterono esprimersi pienamente.
A quattro secoli dalla sua nascita, la figura di Cristina di Svezia continua, dunque, a esercitare un profondo fascino. Tra le pagine dei libri, nei laboratori alchemici e nelle dottrine ermetiche, la regina cercò incessantemente una chiave per decifrare ciò che si celava oltre il visibile.
Ed è proprio in questa ricerca dell’ignoto – libera, inquieta e anticonvenzionale – che risiede ancora oggi il mito senza tempo di una sovrana fuori dal comune.






