La legge sulla responsabilità dei magistrati e le polizze assicurative individuali
La cronaca giudiziaria “sparata” dai media che tanto piace al pubblico indistinto di “guardoni” senza alcuna competenza riporta agli addetti ai lavori – magistrati, avvocati, giornalisti giudiziari – una realtà inquietante.
Nel nostro Paese vi sono zone d’ombra nelle vicende giudiziarie clamorose e gravi.
Nel nostro Paese ci sono errori giudiziari che portano in carcere innocenti, sulle prime pagine dei giornali “mostri” sacrificali, sull’altare “inquisitoriali” della TV degli innocenti che si vedono stroncata la propria vita privata, professionale e degli affetti più cari.
Una barbarie senza fine che è il piatto succulento di trasmissioni “guardone” e generaliste, cui partecipano solo, in alcuni casi, tecnici professionisti, ma perlopiù sono affollate da tuttologi che passano dai programmi di cucina o di gossip a vicende giudiziarie gravi e complesse, come se niente fosse.
Colpa di palinsesti che fagocitano tutto, basta che sia utile ad un uditorio di curiosi che giudicano dal buco della serratura un universo di emozioni, di vite, di tragedie che meriterebbero una discrezione molto più attenta.
Un altare e un circo mediatico che abbiamo già stigmatizzato in altri nostri scritti e che, per quanto ci riguarda, è del tutto intollerabile e per certi versi illegale; ricordiamo a noi stessi che esiste ancora il reato di rivelazione di segreti di ufficio.
Vicende di “poveri cristi” sbattute in prima pagina che poi alla realtà dei fatti e della sentenza risultano innocenti ed estranei alla vicenda ma conservano nell’immaginario collettivo un alone di colpevolezza: la “lettera scarlatta” del sospetto.
Vi è un danno personale in storie del genere che non è calcolabile e ogni risarcimento, o indennizzo, appare del tutto inadeguato.
L’errore giudiziario per la stragrande maggioranza di chi osserva tali vicende dal “buco della serratura” è questo e solo questo.
Noi crediamo che non sia solo questo.
Crediamo che si debba riformare la legge sulla responsabilità dei magistrati come abbiamo più volte scritto e suggerito.
Ma non è tutto e la nostra analisi non si ferma dove si bloccano le analisi dei più.
Si tratta di errori giudiziari anche l’ipotesi in cui gli organi inquirenti, per colpa grave, disperdono le prove, la distruggano, la eliminino, non conservino tutte le fonti di prova e non svolgano tutte quelle attività tecniche, scientifiche e di indagine classica che possono portare a disvelare come si siano verificati i fatti.
Tali atti configurano un errore giudiziario in piena regola e deve essere risarcito dallo Stato.
Tutto questo quando tali attività attive od omissive portino a una alta probabilità di non più rinvenire i responsabili dei fatti.
La vittima del reato è soggetto processuale e se è vero che non vi può essere un obbligo di individuare il colpevole vi è un obbligo degli inquirenti di tenere un comportamento nelle indagini che sia inquadrabile su di una linearità e chiarezza di acquisizione e conservazione di tutte le fonti di prova.
Se questo non è si concretizza un contesto di responsabilità che deve essere risarcito e che deve essere risarcito da chi ha reso possibile ciò: gli inquirenti e il PM in primo luogo.
Vi sono degli obblighi nella ricerca della prova e vi sono delle responsabilità.
Non esistono attività senza responsabilità; o meglio non dovrebbero esistere.
Se questi obblighi non si attuano si determinano delle responsabilità in modo inevitabile.
Occorre, pertanto, ampliare il concetto di “errore giudiziario” perché i diritti di un innocente ingiustamente incarcerato sono pari a quelli di una vittima dove chi ha l’obbligo di indagare e conservare le fonti di prova non lo fa; anzi le distrugge, le elimina e le disperde.
Situazioni fattuali nelle quali vi posso essere anche dei rilievi e rilevanze penali oltre che meramente risarcitorie.
Ribadiamo le necessità cogente di un cambio normativo circa la legge sulla responsabilità dei magistrati che porti a polizze assicurative individuali.





