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Germania, buco nero d’Europa

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Germania

Medicanti e tracotanti: dalla follia green alle armi per non deludere la finanza

“Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due”. La celebre battuta di Giulio Andreotti, ripresa da François Mauriac, acquista un valore di attualità, con una variante: “Amo talmente la Germania che ne vorrei tre2: Ossi, Wessi e Bavaresi.

La Germania si sta dimostrando, come è sempre stata fin dal secolo scorso, il buco nero d’Europa.

Due guerre mondiali non sono bastate e, forse, è stato profetico Henry Morgenthau Jr., Segretario al Tesoro degli Stati Uniti dal 1934 al 1945, durante la presidenza di Franklin D. Roosevelt, il quale, alla fine della Seconda guerra mondiale, propose il cosiddetto Piano Morgenthau, secondo cui la Germania avrebbe dovuto essere deindustrializzata e trasformata in un Paese prevalentemente agricolo e pastorale, per impedirle di tornare una potenza militare.

Paese prevalentemente agricolo

 

Già dal 1947 la politica statunitense cambiò radicalmente: con il Piano Marshall gli Stati Uniti puntarono invece alla ricostruzione dell’industria tedesca, ritenendo che una Germania prospera fosse essenziale per la stabilità dell’Europa occidentale e per contenere l’influenza sovietica. Grave errore prospettico.

Ora, a realizzare il Piano Morgenthau ci stanno pensando in democristiani (CDU-CSU), i Verdi e i Socialisti in un Germania, la cui governance ha completamente perso la testa e l’anima e si è venduta, armi e bagagli, alla logica della finanza, la quale ha imposto il Green Deal, ossia la distruzione del Vecchio Continente, facendone davvero un prossimo campo di patate.

Dopo aver costruito l’Unione Europea di Maastricht come Quarto Reich economico, imponendo l’euro come marco travestito e dopo aver inaugurato la politica green (con aggregate follie ideologiche) ora la Germania fa i conti con la sua essenza totalitaria tentando di mantenere al potere, comunque e contro ogni volontà popolare, chi ha venduto l’anima alla finanza, in primis il Partito socialdemocratico tedesco, il quale ha tradito la Badgodesberg e il welfare.

Non è a caso che l’attuale Cancelliere tedesco, il democristiano (CDU) Friedrich Merz vanti un importante passato nel settore finanziario e bancario.

Ha lavorato per BlackRock, la celebre società di gestione patrimoniale statunitense, dove ha ricoperto l’incarico di presidente del consiglio di sorveglianza per la filiale tedesca e ha fatto parte dei consigli di amministrazione e di vigilanza di diverse grandi aziende, tra cui HSBC Trinkaus & Burkhardt e il gruppo chimico BASF.

La follia dell’asse franco tedesco, con la Francia guidata dal pupillo dei Rothschild, si è di nuovo palesata con una lettera aperta indirizzata alla Commissione europea firmata da un ampio schieramento di costruttori e altri soggetti della filiera dell’automotive, tra cui Stellantis, Volkswagen Group e Mercedes-Benz Group, insieme ad associazioni industriali e investitori vari.

La richiesta contenuta nella lettera è che l’Unione europea consenta e favorisca incentivi pubblici mirati alla produzione e all’acquisto di tecnologie pulite, in particolare veicoli elettrici e relative filiere.

La filiera dell’automotive, un insieme di accattoni, non chiede all’Unione Europea di chiudere con il Green Deal, ossia con la distruzione del Vecchio Continente, ma di avere le crocchette, perché i cani fedeli del green, da bravi camerieri della finanza, vogliono la mancetta.

Non contenti di essere degli accattoni, quelli della filiera dell’automotive, giocano alla riconversione delle aziende automobilistiche in aziende armiere.

Comunque sia, il tutto si traduce nel metterci le mani nel portafogli, con nuove tasse, come quelle che, ad ogni piè sospinto, la tedesca Ursula von der Leyen inventa per impoverirci a tutto vantaggio delle logiche finanziarie.

Rheinmetall (leader europeo delle munizioni) sta riconvertendo ex-stabilimenti auto a Berlino e Neuss per produrre munizioni e componenti difesa e ha espresso interesse per lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück (2.300 addetti) per veicoli blindati come il Lynx o Fuchs. Volkswagen è in trattative (anche con l’israeliana Rafael) per produrre componenti per sistemi come l’Iron Dome a Osnabrück, preservando posti di lavoro.

In Francia la Renault produce scheletri di droni militari e uno stabilimento ex-Renault (Fonderie de Bretagne) è passato a proiettili di artiglieria. In Belgio lo stabilimento Audi di Bruxelles (in chiusura per auto) è candidato a riconversione bellica.

In Italia si discute di incentivi per diversificare l’automotive verso difesa dual use, per non perdere la filiera produttiva. Si parla di stabilimenti Stellantis o altri per veicoli militari, droni o componenti.

Distrutti dalla politica green, gli europei, guidati dalla Germania dell’alleanza democristiani, socialisti e verdi (la stessa che guida le follie di Bruxelles) ora puntano sulle armi, anche se rischiano, a cominciare dalla Germania di realizzare davvero il Piano Morgenthau, ossia di diventare dei piantatori di patate.

Per continuare nell’opera di distruzione del Vecchio Continente, i tedeschi blindano la loro governance in caduta libera con un’idea dittatoriale travestita da antinazismo.

Ormai, è chiaro come il sole, che l’antifascismo e l’antinazismo sono il modo per escludere chi potrebbe minare il blocco politico che sta disastrando l’Europa.

Le attuali previsioni di voto (Sonntagsfrage) per la prossima Bundestagswahl in Germania (prevista entro marzo 2029) indicano un netto vantaggio per l’AfD, mentre la CDU/CSU (Unione) è in calo rispetto alla vittoria del 2025.

Nel 2025 CDU/CSU aveva il 28,5%, AfD il 20,8%, SPD il 16,4%, Grüne l’11,6%, Die Linke l’8,8%

Il trend attuale (luglio 2026), in base agli ultimi sondaggi, vede l’AfD è stabilmente in testa intorno al 26-29%, seguita dalla CDU/CSU al 21-24%. I partiti di centrosinistra sono più frammentati.

Media/Trend aggregato recente.

AfD: ~27-28%

CDU/CSU: ~22%

Grüne: ~14%

SPD: ~12-13%

Die Linke: ~11%

FDP e BSW: ~3-4% ciascuno (sotto la soglia del 5%, rischiano di restare fuori)

Altri: ~5%

Il problema della Germania è che è già due, con possibilità di diventare tre.  Infatti, le differenze di voto tra Länder “Wessi” (ex Germania Ovest/FRG) e “Ossi” (ex Germania Est/GDR) rimangono molto marcate, come mostrato chiaramente dalle elezioni federali del 23 febbraio 2025.

Risultati principali 2025 in Westdeutschland (ex FRG):

CDU/CSU (Unione): ~30,9% (vince nettamente in quasi tutti i Länder occidentali, specialmente al Sud).

AfD: ~18% (seconda forza, con picchi in aree economicamente difficili).

SPD: ~17,6%.

Verdi: ~12,5%.

Die Linke: ~7,6%.

FDP e BSW sotto il 5%.

Risultati principali 2025 Ostdeutschland (ex GDR, i cinque Länder orientali più Berlino a parte):

AfD: ~32% (prima forza in tutti e cinque i Länder orientali di superficie, spesso con oltre il 35% in alcuni).

CDU: ~18-19%.

Die Linke: ~13%.

SPD: ~11-12% (forte calo).

BSW: ~9% (più forte che a Ovest).

Verdi: ~8% (molto più deboli).

La mappa elettorale mostra una divisione netta.

AfD è dominante a Est ed è il partito più forte nei Länder orientali (Sassonia, Turingia, Brandeburgo, Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania Anteriore). La Sinistra (Linke, in parte BSW) è più radicata a Est per eredità della SED (partito comunista della GDR) e tematiche sociali.

La Germania resta politicamente divisa. A Ovest prevale un voto più “tradizionale” verso CDU/CSU e centro-sinistra moderato; a Est domina l’AfD come protesta e alternativa.

Nelle elezioni locali (Kommunalwahlen) in Baviera (la terza Germania), che si sono tenute l’8 marzo 2026 (con ballottaggi per i sindaci il 22 marzo in diversi comuni), i risultati sono stati i seguenti:

CSU (Unione Cristiano-Sociale, conservatori, partito dominante in Baviera): 32,54% dei voti, primo partito, ma in calo. Ha ottenuto circa 1.817 seggi (perdendo alcuni rispetto al 2020).

AfD (Alternativa per la Germania, destra): 12,23% (+7,5 punti), grande avanzata, seconda forza con ~711 seggi (più che raddoppiati).

Freie Wähler (Liberi Elettori, regionalisti di destra): 12,10%, stabile, ~711 seggi.

Verdi: 13,60% (-3,86 punti), calo netto di seggi (~666).

SPD (socialdemocratici): 12,26%, intorno al 12%, ~665 seggi.

Come si può ben vedere dai numeri, la follia, messa in atto dal parlamento tedesco, con la connivenza del partito popolare europeo, che ha il suo cuore pulsante nella Germania della CDU/CSU, di congelare Afd è pura logica totalitaria, tesa solo a fare in modo che chi ha condotto la Germaniam e con essa l’Europa, al disastro economico, possa continuare a farlo.

La Germania è il buco nero d’Europa e, forse, tutti i torti non li aveva Henry Morgenthau Jr.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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