La competizione tra le grandi potenze si sta spostando nello spazio
Per molto tempo abbiamo osservato la competizione globale concentrandoci su ciò che accadeva sulla Terra e sotto il mare.
Abbiamo parlato di stretti strategici, cavi sottomarini, rotte commerciali, gasdotti, porti e infrastrutture energetiche.
Oggi, però, una parte sempre più importante della competizione tra le grandi potenze si sta spostando nello spazio.
La notizia del lancio di BOHR, il primo satellite commerciale alimentato da una batteria nucleare al trizio, rappresenta molto più di un progresso tecnologico.
È il segnale che anche l’autonomia energetica sta diventando un elemento della competizione strategica oltre l’atmosfera.
Il satellite, che sarà lanciato da SpaceX nell’ambito della missione Transporter-17, utilizza una batteria betavoltaica sviluppata dalla statunitense City Labs.
Il principio di funzionamento è diverso da quello di un reattore nucleare e, proprio per questo, merita di essere compreso.
Il trizio è un isotopo radioattivo dell’idrogeno che, decadendo naturalmente, emette particelle beta.
Queste particelle vengono intercettate da un semiconduttore e convertite direttamente in energia elettrica.
Non avviene alcuna fissione nucleare e non esiste una reazione a catena, si tratta di una sorgente energetica estremamente stabile, progettata per produrre una piccola quantità di energia in modo continuo per molti anni.
La differenza rispetto ai tradizionali pannelli solari è sostanziale. Un satellite alimentato da una batteria al trizio non dipende dall’illuminazione del Sole per continuare a funzionare, può attraversare l’ombra della Terra, operare nei crateri permanentemente oscuri della Luna o affrontare missioni nello spazio profondo mantenendo costante l’alimentazione dei propri strumenti.
Se questa tecnologia manterrà le sue promesse, potrebbe aprire una nuova fase nell’evoluzione delle infrastrutture spaziali, riducendo uno dei principali limiti che ha accompagnato l’esplorazione orbitale negli ultimi decenni.
Dal punto di vista geopolitico, però, il significato della notizia va ben oltre l’innovazione tecnologica, lo spazio è ormai un’infrastruttura critica dalla quale dipendono comunicazioni, navigazione satellitare, osservazione della Terra, intelligence, sistemi finanziari e capacità militari.
Garantire autonomia energetica ai satelliti significa aumentarne la resistenza operativa, prolungarne la vita e renderli meno vulnerabili ai limiti imposti dall’ambiente spaziale.
Dopo la competizione per il controllo delle rotte marittime, dei cavi sottomarini e delle materie prime critiche, si apre, dunque, un nuovo fronte, quello dell’energia nello spazio.
Chi saprà sviluppare sistemi energetici sempre più autonomi e affidabili non controllerà soltanto satelliti più efficienti, ma disporrà di un vantaggio strategico nelle future basi lunari, nelle missioni verso Marte e nell’intera economia spaziale che si sta formando.
Se il Novecento è stato il secolo del petrolio e quest’epoca è quella dei dati e delle infrastrutture digitali, i prossimi decenni potrebbero essere ricordati anche come i tempi in cui la competizione tra le grandi potenze si è estesa definitivamente oltre la Terra.
E, questa volta, il fattore decisivo potrebbe non essere più soltanto chi conquista lo spazio, ma chi sarà in grado di alimentarlo.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


