
Genesi biblica-giudiziaria del caso di Corvetto:
“In principio ci fu lo speronamento.
E la Procura vide che era cosa buona.
Quando il perito della stessa Procura lo escluse categoricamente, …buio fu!”.
Da quel momento si naviga nelle tenebre, sulla scia di ragionamenti imperscrutabili e teorie insondabili che travalicano i confini della logica esondando in spazi metafisici inarrivabili per la mente umana.
In questa oscurità cognitiva abbiamo già visto il Carabiniere alla guida del mezzo rinviato a giudizio per omicidio stradale, non per aver speronato il mezzo in fuga, ma per non aver mantenuto la distanza di sicurezza durante l’inseguimento.
Un’accusa assurda, paradossale, surreale, fuori da ogni dettame dell’ordinamento giuridico, esclusa da ogni tecnica di intervento operativo nazionale ed internazionale e che suscita l’ilarità di tutte le Polizie del globo terracqueo.
E, come se non bastasse, ora altri quattro Carabinieri rischiano di andare sotto processo per favoreggiamento e frode processuale, rei di aver fatto cancellare a dei “super testimoni” i video del sinistro ripresi con il cellulare.
E poco importa se in realtà i Carabinieri, per ammissione degli stessi testimoni, neanche avevano visionato quei video e hanno dichiarato che il loro intento era di evitare che le immagini del giovane corpo inanimato steso sull’asfalto fossero diffuse sui social.
Ora, per colpa loro non si potrà vedere lo speronamento… che non c’è stato.
E non si potranno neanche vedere le fasi immediatamente successive all’impatto… che però si vedono dalle immagini delle body cam dei Carabinieri che prestano immediato soccorso.
Misteri della fede giudiziaria.
Solo una cosa mi permetto di obiettare alla dottrina della procura milanese: omicidio, depistaggio, favoreggiamento, frode… ma perché a questo punto non gli contestano pure l’associazione a delinquere?
Non la intravedono?





