
a cura di Agenzia Nova*
Gaza: risolte le questioni in sospeso per il cessate il fuoco, domani la riunione del gabinetto di sicurezza israeliano
L’intesa firmato tra Israele e Hamas delinea una serie di misure specifiche per il cessate il fuoco, il rilascio di ostaggi e prigionieri, e la gestione della situazione umanitaria e di sicurezza nella Striscia di Gaza
Il gabinetto di sicurezza di Israele si riunirà domani per ratificare l’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo riferisce l’emittente “Channel 12”. Secondo quanto riporta l’emittente “Kan”, si attende il ritorno della delegazione composta dai capi delle agenzie di intelligence Mossad e Shin Bet da Doha, in Qatar, dove si è tenuto l’ultimo ciclo di negoziati. Stando a quanto riferito da fonti israeliane citate da “Kan”, sono state risolte tutte le questioni in sospeso. La stessa notizia è stata confermata da fonti statunitensi riprese dal giornalista di “Axios” Barak Ravid. In precedenza Ravid ha annunciato che sono state risolte le ultime questioni in sospeso per il raggiungimento dell’accordo sul cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e la liberazione degli ostaggi. Citando una fonte statunitense informata. Ravid aveva anche spiegato, citando funzionari Usa, che i mediatori stavano continuando a lavorare a Doha, in Qatar, per risolvere le ultime controversie sui nomi dei detenuti palestinesi da rilasciare in cambio della liberazione degli ostaggi che si trovano ancora a Gaza.
Nella mattinata di ieri, Izzat el Reshiq, funzionario del movimento islamista palestinese Hamas, ha fatto sapere su Telegram che il gruppo conferma il proprio impegno a rispettare l’accordo per il cessate il fuoco nella striscia di Gaza. La nota è arrivata dopo che l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato Hamas di essersi opposto ad alcune clausole dell’accordo scatenando una “crisi” dell’ultimo minuto. Netanyahu, citato dal quotidiano “Haaretz”, ha parlato di “tentato un ricatto all’ultimo minuto”.
Intanto la riunione del gabinetto di sicurezza israeliano per la ratifica dell’accordo è saltata. Come riportano i media ebraici, la riunione era fissata alle 11 locali (10 in Italia). “Israele non fisserà una data per una riunione di gabinetto e governo fino a quando i mediatori non notificheranno che Hamas ha approvato tutti i dettagli dell’accordo”, si legge in una nota dell’ufficio di Netanyahu. Nella giornata di ieri, Netanyahu, malgrado l’annuncio del raggiungimento di un’intesa da parte dei mediatori impegnati nei negoziati, ha insistito sul fatto che alcuni dettagli dell’accordo sono ancora “in sospeso”. Secondo l’emittente “Kan”, il Dipartimento dei rapiti e delle presone scomparse della presidenza del Consiglio ha riferito alle famiglie degli ostaggi di Hamas che “alcuni punti dell’accordo non sono ancora stati finalizzati e continuano gli sforzi per raggiungere una soluzione”.
Gli Stati Uniti sono al corrente delle questioni sollevate nelle ultime ore dal primo ministro israeliano, ma restano fiduciosi rispetto all’attuazione dell’accordo per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo ha detto il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, intervenendo ai microfoni dell’emittente “Nbc”. “Ci stiamo lavorando”, ha detto Kirby commentando le parole di Netanyahu. “La nostra squadra sul campo sta lavorando con lui e con la sua squadra per risolvere la questione e andare avanti. Ovviamente, (l’accordo) deve essere approvato dal governo israeliano, e il primo ministro Netanyahu lo sa”, ha osservato l’alto funzionario Usa, esprimendo tuttavia fiducia rispetto all’effettiva entrata in vigore del cessate il fuoco a partire da domenica 19 gennaio.
Nel frattempo le forze israeliane, dopo l’annuncio di ieri, hanno preso di mira un luogo dell’enclave palestinese in cui si trovava uno degli ostaggi, ha riferito Abu Obeida, portavoce delle Brigate Ezzedin al Qassam, l’ala militare del movimento islamista palestinese Hamas, citato dall’emittente qatariota “Al Jazeera”. Obeida non ha tuttavia precisato le sorti dell’ostaggio in questione.
Gaza: tutti i dettagli sull’attuazione dell’accordo tra Israele e Hamas
L’accordo firmato tra Israele e Hamas delinea una serie di misure specifiche per il cessate il fuoco, il rilascio di ostaggi e prigionieri, e la gestione della situazione umanitaria e di sicurezza nella Striscia di Gaza. Il testo, visto da “Agenzia Nova“, specifica con precisione le fasi e le modalità di attuazione, articolandosi in diverse sezioni che coprono il ritiro delle forze israeliane, lo scambio di prigionieri, il ritorno dei rifugiati e il coordinamento umanitario. Secondo quanto riportato nel documento, l’obiettivo delle due parti è “raggiungere la piena attuazione dell’accordo entro il 27 maggio, concludendo lo scambio di ostaggi e prigionieri e garantendo il cessate il fuoco permanente”. È previsto che tutte le misure della prima fase siano portate avanti secondo i termini stabiliti, con l’impegno di completare le successive fasi.
L’articolo 2 del documento stabilisce che le forze israeliane si ritireranno dalle aree densamente popolate della Striscia di Gaza per posizionarsi “a una distanza massima di 700 metri dalla linea di confine” e che nuovi punti di controllo saranno istituiti a non più di 400 metri dalla linea di confine concordata. Tali movimenti, specifica il testo, saranno regolati dalle mappe condivise tra le due parti. Il capitolo sullo scambio di prigionieri prevede che nella prima fase siano rilasciati 33 ostaggi israeliani in cambio di 110 prigionieri palestinesi. Inoltre, verranno liberati 1.000 detenuti palestinesi arrestati nella Striscia di Gaza dopo l’8 ottobre 2023, a condizione che non abbiano partecipato direttamente alle ostilità. L’articolo specifica che ulteriori rilascio riguarderanno anche tre detenuti palestinesi condannati a lunghe pene, inclusi nei 50 nominativi della lista concordata.
Un punto fondamentale riguarda l’apertura del valico di Rafah per l’assistenza umanitaria. “Il valico sarà predisposto per accogliere feriti e malati palestinesi e consentirà il trasferimento di pazienti in Egitto sette giorni dopo l’avvio della prima fase,” riporta il documento. Per quanto riguarda i rifugiati, l’articolo 7 stabilisce che “sarà consentito il ritorno degli sfollati nelle loro case, principalmente nelle aree settentrionali della Striscia di Gaza”. Tuttavia, il rientro sarà subordinato a rigorose ispezioni per garantire che non vengano riportate armi. Il testo prevede anche controlli sui veicoli e l’autorizzazione al transito sotto la supervisione dei mediatori internazionali. L’accordo prevede che “tutte le operazioni umanitarie saranno condotte sotto la supervisione internazionale, in conformità con gli accordi raggiunti tra le parti”. Questa clausola intende garantire il flusso regolare degli aiuti, compresi cibo, acqua e forniture mediche. Infine, il documento stabilisce che entro 50 giorni dall’inizio dell’accordo, le forze israeliane completeranno il loro ritiro dal “Corridoio Filadelfia,” l’area al confine tra Gaza ed Egitto.






