Home Politica estera GAZA, UN PIANO PER LA PACE SENZA HAMAS

GAZA, UN PIANO PER LA PACE SENZA HAMAS

0

Potrebbe essere la volta buona per una tregua a Gaza che apra un processo di pace.

Una fonte di Hamas avrebbe dichiarato al quotidiano saudita Asharq Al-Awsat che l’attuale fase di colloqui è seria e potrebbe esserci un accordo giovedì.

Un alto funzionario politico israeliano ha dichiarato ai giornalisti ieri mattina che l’80-90 percento dell’accordo di cessate il fuoco con Hamas è già stato concordato, ma che i negoziati potrebbero richiedere più di qualche giorno.

Il presidente americano, che ieri si è incontrato alla Casa Bianca con Bibi Netanyahu, ha affermato di ritenere che i colloqui per porre fine alla guerra a Gaza stiano “andando molto bene”, oltre a esprimere fiducia nella volontà di Hamas di porre fine al conflitto durato 21 mesi. “Vogliono incontrarsi e vogliono raggiungere il cessate il fuoco”, ha dichiarato il tycoon rispondendo ai giornalisti alla Casa Bianca.

Parallelamente, la Casa Bianca ha confermato l’invio a Doha dell’inviato speciale Steve Witkoff per sostenere i negoziati mediati da Qatar, Egitto e Stati Uniti. Le discussioni si concentrano su una possibile tregua di 60 giorni, lo scambio di ostaggi israeliani con detenuti palestinesi e le modalità di implementazione dell’accordo. Gli Stati Uniti hanno intanto programmato colloqui con l’Iran e hanno indicato progressi sul fronte del trasferimento dei palestinesi da Gaza.

Secondo quanto riferisce il Times of Israel, un alto funzionario israeliano a Washington, ha detto che la mossa finale di Israele a Gaza dovrebbe essere che “Hamas non esiste più. Hamas è stata smantellata. Ha deposto le armi. Il suo popolo si è arreso. I leader sono stati esiliati. Un’altra forza ha preso il controllo del territorio e impedisce l’uso delle armi”. “Ci deve essere un sistema che gestisca la vita- ha continuato il funzionario – Forse per un certo periodo di tempo, siamo noi. Non sono sicuro che se non saremo presenti per un certo periodo, saremo in grado di passare la palla a qualcun altro”.

Un possibile accordo ha scatenato l’ira del ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra, Itamar Ben Gvir, che ha chiesto al primo ministro Benjamin Netanyahu di ritirare la squadra che sta negoziando un accordo di cessate il fuoco con ostaggi con Hamas nei colloqui indiretti di Doha.

“Non dovremmo negoziare con chi uccide i nostri soldati. Dovrebbero essere fatti a pezzi, lasciati morire di fame e non rianimati con aiuti umanitari che diano loro ossigeno”, afferma Ben Gvir.

Di parere nettamente opposto quello del presidente israeliano Isaac Herzog, il quale ha esortato il primo ministro Benjamin Netanyahu a prendere decisioni “dolorose” per ottenere il ritorno di tutti gli ostaggi da Gaza”. Herzog aveva chiesto al presidente di sfruttare il suo incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Washington per raggiungere questo obiettivo.

Parlando ai giornalisti all’inizio della cena tra funzionari statunitensi e israeliani, Netanyahu ha affermato che gli Usa e Israele stanno collaborando con altri Paesi che potrebbero offrire ai palestinesi un “futuro migliore”, suggerendo che i residenti di Gaza potrebbero trasferirsi nei Paesi vicini.

Il primo ministro israeliano ha quindi ribadito la sua opposizione alla creazione di uno Stato palestinese pienamente sovrano, sottolineando che Israele manterrà “sempre” il controllo della sicurezza su Gaza.

Prima della cena tra i due leader, Netanyahu ha ribadito al fianco del presidente Trump, la volontà di portare avanti il piano di “migrazione volontaria” dei palestinesi dalla Striscia di Gaza.

Parlando alla Casa Bianca, Netanyahu ha affermato che “Gaza non dovrebbe essere una prigione, ma un luogo aperto”, sostenendo che se i palestinesi “vogliono rimanere, possono rimanere, ma se vogliono andarsene, dovrebbero poterlo fare”.

Trump ha espresso pieno sostegno al piano, parlando di “grande cooperazione” da parte di Paesi vicini per accogliere i gazawi.

Un alto funzionario israeliano, citato dal Times of Israel, ha dichiarato dopo l’incontro: “Sono convinto che Trump sia serio su questo progetto. Il piano è vivo. Ora serve coordinamento operativo: non solo sugli obiettivi, ma su come raggiungerli. È ciò di cui abbiamo discusso. La volontà politica c’è”.

In proposito, secondo una proposta esaminata da Reuters e riferita dal quotidiano israeliano Haaretz, la Gaza Humanitarian Foundation ha proposto di costruire campi chiamati “Aree di transito umanitario” all’interno – e possibilmente all’esterno – di Gaza per ospitare la popolazione palestinese, delineando la sua visione di “sostituire il controllo di Hamas sulla popolazione di Gaza”. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato di aver incaricato l’IDF di preparare un piano per fondare una “città umanitaria” sulle rovine di Rafah, che alla fine ospiterà l’intera popolazione della Striscia di Gaza.

L’8 aprile scorso la Rand corporation (voce non ufficiale del Pentagono) ha reso noto uno studio che rappresenta un vero e proprio progetto per Gaza dopo la fine della presenza di Hamas.

https://www.rand.org/pubs/research_reports/RRA3444-1.html

“Il mondo – scrivono gli estensori del rapporto della Rand – ha urgente bisogno di una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Parallelamente al progresso verso una soluzione politica a lungo termine, altri passi indispensabili per la pace e la prosperità includono la pianificazione delle infrastrutture e lo sviluppo economico”.

Nel rapporto, gli autori offrono una visione su come la pianificazione territoriale, le infrastrutture e la gestione delle risorse in Cisgiordania e a Gaza potrebbero migliorare la vita quotidiana dei palestinesi.

La visione comprende sei settori (governance, ambiente, città, trasporti, energia e acqua), circa 200 progetti e piani in sei località (Nablus, Gerico, Hebron, Gaza City, Valle del Giordano Settentrionale e Gerusalemme Est).

“Gli autori – scrive la Rand – propongono sia progetti a breve termine che potrebbero essere avviati immediatamente a livello locale, anche in assenza di una soluzione politica, sia investimenti infrastrutturali strategici a lungo termine che richiederebbero accordi regionali”.

Piano Rand unoPiano Rand 2

Questa la sintesi del piano della Rand.

La governance comprende l’autorità decisionale sulla pianificazione delle infrastrutture. Include considerazioni su giurisdizione, controllo amministrativo, sicurezza, confini e proprietà terriera.

L’ambiente si concentra sulla pulizia dell’acqua e del suolo. Include la gestione ecocompatibile dei bacini idrografici e dei rifiuti solidi, nonché la mitigazione del rischio di macerie e ordigni inesplosi.

Per città si intende la capacità delle città di assorbire la crescita demografica prevista, nonché la salute delle infrastrutture economiche e delle istituzioni civiche.

I trasporti includono ferrovie pesanti e leggere, strade migliorate, un aeroporto e porti marittimi. Ciò implica facilità di collegamento all’interno della Palestina e facilità di collegamento con altri paesi per viaggi e scambi commerciali.

L’acqua comprende fonti idriche sostenibili, infrastrutture per le acque reflue e metodi di distribuzione.

L’energia comprende le fonti energetiche, la distribuzione e la sostenibilità finanziaria.

Piano Rand 3Rand porti e aeroportiHebron Rand

Nel corso dell’incontro, il premier israeliano ha quindi annunciato di aver candidato il presidente Trump al Nobel per la pace. Per Netanyahu, il leader Usa sta “forgiando la pace proprio mentre parliamo, in un Paese e in una regione dopo l’altra. Quindi voglio presentarle la lettera che ho inviato al comitato per il Premio Nobel. La candido per il premio per la pace, cosa più che meritata”, ha detto ‘Bibi’ rivolgendosi a Trump durante la cena, come testimoniato anche da un video diffuso dalla Casa Bianca.

Nobel pace

La trattativa per Gaza si inquadra in un complesso puzzle che vede interessati anche il Libano e la Siria.

Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha affermato che il Libano è pronto a perseguire un accordo di sicurezza in base al quale Israele si ritirerebbe completamente dal territorio libanese e Hezbollah si disarmerebbe. Il Libano, nel piano americano per il Medio Oriente, dovrebbe poi riconoscere Israele.

Nel frattempo gli Stati Uniti hanno ufficialmente revocato la designazione di organizzazione terroristica straniera attribuita ad Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), il gruppo guidato dal presidente siriano Ahmed al-Sharaa, secondo un promemoria firmato dal Segretario di Stato Marco Rubio il 23 giugno. La posizione statunitense, che si accompagna alla fine delle sanzioni e a possibili investimenti, avrebbe come riscontro il riconoscimento di Israele da parte della Siria, con l’avvio di normali relazioni diplomatiche.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui