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GAZA E I DISTINGUO DELL’AIA

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di Cosimo Risi

La Corte Internazionale di Giustizia pronuncia un’ordinanza relativa alla causa intentata dal Sudafrica contro Israele per atti di genocidio a Gaza, in violazione della Convenzione sul Genocidio (Ginevra 1951).

La Corte riconosce  che vi è un profilo di fondatezza nell’azione sudafricana, anche se non si pronuncia per ora nel merito, respinge peraltro la richiesta di ordinare l’immediato cessate il fuoco. La Corte intima a Israele di prevenire la commissione di atti di genocidio e di fornire assistenza umanitaria alla popolazione locale.

Si chiude così la fase preliminare del dibattimento, la cui conclusione potrebbe richiedere anni, e dunque presentarsi quando la situazione sul campo sarà profondamente cambiata, si spera in meglio. 

Il Sudafrica d’altronde non ha portato davanti alla Corte prove fattuali del genocidio e preferito assortire le accuse con le dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo d’Israele, che evocavano scenari catastrofici a danno dei Palestinesi di Gaza. D’altro canto, Israele non ha avuto ragione nel respingere l’accusa  alla radice, che cioè che nessun atto genocidario è stato commesso, e deve continuare a sottoporsi al giudizio della Corte.

  Poiché la Corte nulla dice circa il cessate il fuoco, Israele si sente incoraggiato a proseguire le azioni militari avendo cura, d’ora in poi, ad evitare gli eccessi, verbali e soprattutto materiali, che possano configurare il reato di genocidio. 

Il passaggio è interpretato a Gerusalemme come un invito alla moderazione, nella stessa direzione degli appelli che giungono dalla comunità internazionale e specie dall’amico americano,  ed anche come il riconoscimento al suo diritto all’autodifesa. L’operazione militare non sarebbe infatti di aggressione ma di risposta ai fatti di ottobre 2023. 

Da segnalare l’appello finale del Presidente della Corte dell’Aia alle parti affinché Hamas liberi gli ostaggi e Israele rispetti il diritto internazionale di guerra

I fatti ora si arricchiscono di dettagli orrendi, certi trattamenti inflitti agli ostaggi sono tenuti nascosti al grande pubblico per ovvi motivi e rivelati soltanto agli interlocutori istituzionali. Ne è testimone il nostro Ministro degli Esteri che, reduce dalla regione, ne accenna alla stampa a margine della cerimonia per la Giornata della Memoria. Mai ricorrenza fu più tempestiva.

La fase giurisdizionale è per il momento conclusa. Resta aperta la fase politica. Le pressioni americane si moltiplicano affinché il Governo d’Israele moderi l’azione militare e lavori al dopo: alla possibilità che i Palestinesi abbiano un loro stato, con le garanzie del caso a tutela della sicurezza dello stesso Israele. Le risposte del Premier Netanyahu sono reticenti se non negative, tali da irritare il Presidente Biden e da metterlo in difficoltà con la base democratica, sempre meno propensa ad assecondare Israele in tutti i passaggi. 

Non sono soddisfatte le famiglie degli ostaggi, temono a ragione lo stillicidio delle vessazioni e delle uccisioni. Non sono soddisfatte le opposizioni alla Knesset. Scalpitano alcuni membri del Gabinetto di guerra come gli ex generali Gantz e Eisenkot. 

La protesta che invadeva le strade contro la riforma giudiziaria è ora la protesta contro la prosecuzione delle ostilità. Il verbo è addivenire ad un compromesso con la controparte per fermare gli eccidi e liberare gli ostaggi. Dal Qatar qualche segnale di apertura si registra. E’ presto per dire se sia determinate in una vicenda tragica per tutti.

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  • Redazione

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