di Gianvito Caldararo
Il dibattito sul fascismo eterno.
Molti autorevoli esponenti politici e uomini di cultura sostengono che il fascismo sia morto con Mussolini che il mantra del ” fascismo eterno ” dovrebbe essere un errore che va sottolineato a penna rossa in quanto fu quel fenomeno politico esclusivamente legato alla persona di Benito Mussolini.
Nonostante ciò, puntualmente assistiamo a roboanti dichiarazioni di un imminente pericolo fascista da parte dei soliti noti di una sinistra che ha da sempre preferito un ” antifascismo militante ” nonchè sempre ispirato allo slogan ” ora e sempre Resistenza “.
Slogan che vengono puntualmente lanciati e sostenuti durante ogni sciopero, ogni manifestazione pubblica e in ogni minima occasione.
Ed è a distanza di anni che è legittimo chiedersi : perché oggi ci troviamo con la destra al Governo ? Non una destra liberale, ma una destra di Fratelli d’Italia, che come ammetteva Umberto Eco , nasce da Alleanza Nazionale, ed a sua volta dal vecchio Msi che ha comunque poco a che fare col vecchio fascismo.
Nonostante ciò, si continua a parlare di pericolo fascista ed a praticare a sinistra il solito “antifascismo militante ” nonchè lo slogan di ” Ora e sempre Resistenza “.
Probabilmente i tempi sono maturi per fare un’attenta autocritica e se tali comportamenti che alla fine hanno portato la destra al Governo e gli italiani, come titola il libro di Francesco Filippi ” Ma perché siamo ancora fascisti? ”
Dopo il libro ” Mussolini ha fatto anche cose buone “, Filippi, ormai riconosciuto come una voce importante nel dibattito sul fascismo in Italia, con il suo nuovo libro, si chiede : ” Com’è possibile, dopo tutto quello che è successo, dopo una guerra disastrosa , milioni di morti , l’infamia delle leggi razziali, la vergogna della occupazione coloniale, una politica interna economicamente fallimentare, una politica estera aggressiva e criminale, un’attitudine culturale liberticida, una sanguinosa e lunga guerra civile, oggi ci guardiamo intorno, ben addentro al terzo millennio, e ci scopriamo ancora fascisti “? “
Ma cos’altro avrebbe dovuto succedere – si chiede Filippi – per convincere gli italiani che il fascismo è stata una rovina? “
Eppure – osserva sempre Filippi – ” ancora si moltiplicano le svastiche sui muri delle città, cresce l’antisemitismo, un diffuso sentimento razzista permea tutti i settori della società e il passare del tempo sembra aver edulcorato il ricordo del periodo più oscuro e violento dell’Italia a quanto pare la storia non ci ha insegnato abbastanza, non ci ha resi immuni “.
Per aiutarci a capire perché, Filippi in questo libro ci racconta molte cose : ” racconta come è finita la guerra, cosa è stato fatto al termine del conflitto e cosa non è stato fatto, quali provvedimenti sono stati presi nei confronti sei responsabili, quali invece non sono stati presi, cosa hanno scritto gli intellettuali e gli storici e cosa non hanno scritto, cosa è stato insegnato alle nuovi generazioni e cosa non è stato ammesso e perché “.
Soprattutto, mostra come noi italiani ci siamo raccontati e autoassolti nel nostro immaginario di cittadini democratici, senza mai fermarci a fare davvero i conti col passato, ” che infatti non è passato “.
Di fronte a tale situazione, quella sinistra che si ispira agli slogan e all’aspetto penale, prima con la legge Scelba( 1952) e poi la legge Mancino ( 1993), avrebbe fatto meglio, anche in occasione dei corposi studi di De Felice ( e non solo i suoi ) a storicizzare il fascismo.
Forse bisognava cogliere l’operazione di De Felice ” per depotenziare il nostalgismo dall’abituale carica mitologica in cui si rinserrava e riportando con serenità di giudizio e di obiettività i singoli tratti del fascismo strappandolo dalla glorificazione postuma ed in questo modo sottraendolo al nostalgismo come suo fondamentale pilastro.
Una operazione del genere avrebbe significato consegnarlo alla storia e nessuno poteva più trarne profitto e il Ventennio essere finalmente trattato alla stregua del periodo giolittiano, di quello risorgimentale e così via.
Invece, oggi siamo ancora a lottare e discutere di fascismo e antifascismo.




