
di Carmine Paradiso
Nel giorno d’oggi, il 15 giugno del 2019, attraversava l’invisibile passaggio verso il mondo trascendente, il Maestro Franco Zeffirelli.
Arte, Cinema, Teatro non sono lievito vitale di insegnamento nei programmi didattici nelle scuole, privando le generazioni in formazione di godere e nutrirsi di opere di solo cinquanta anni addietro, irripetibili e preziose, sostituite oggi da un modus di espressione artistica certamente non equivalente.
È grave carenza che depaupera di un immenso patrimonio culturale, di cui il Nostro Maestro fa parte da protagonista d’eccellenza a pieno titolo.
Nell’anniversario è simbolico ricordarlo con una rappresentazione prima teatrale e poi filmica, cardine della sua formidabile evoluzione artistica:
“ROMEO AND JULIET”.
I veri Genî, se realmente tali, come Zeffirelli, lasciano segno indelebile nella storia del grande schermo o sulle tavole del palcoscenico “Quadrato senza un lato”.
Per universale riconoscimento internazionale, Franco Zeffirelli rappresenta pietra miliare nella storia teatrale e cinematografica, essendo riuscito, con armonico sviluppo narrativo, privo di astrazioni di dubbia validità scenica ed interpretativa, a narrare storie e dirigere interpreti, estraendo ogni più recondita sfumatura letteraria e qualità individuata nel carattere degli attori.
Zeffirelli è legato al mondo Classico, fonte di tutta la cultura di cui l’Umanità può godere, figlia della classicità, che ha lasciato in eredità ogni sfumatura dello scibile, della cultura, dalla filosofia, al teatro, alla letteratura, alla scienza.
L’Uomo contemporaneo è discendente del Mondo Classico, privato del quale è un albero senza radici, destinato ad estinguersi, tornando allo stato primordiale di involuzione.
Se fosse possibile sottrarre dall’attuale conoscenza, frutti e semi preziosi del passato, le consolidate conquiste crollerebbero, private delle loro basi, come una torre senza fondamenta, pronta ad implodere su se stessa.
Tutto sfiorirebbe, regredendo ad uno stato preistorico di inciviltà.
Quindi Classico e “solo” Classico da coltivare, a cui ispirarsi per rivitalizzare un’umanità deviata e moribonda.
Aveva ben compreso il Maestro quali fossero i fermenti insiti in quel mondo da lui tanto amato, sapendogli rimanere fedele in tutta la sua produzione artistica e nella sua stessa vita privata.
Una storia non reale, di fantasia ma verosimile, la coinvolgente vicenda di Romeo e Giulietta.
Anzi “Romeo and Juliet”, come William Shakespeare, volle intitolare il suo capolavoro, ambientato nella “sua” Italia, probabile Terra di nascita, come tutti i più insigni nomi della Storia di sempre.
Correvano gli anni ’60 del Novecento, epoca di fermenti e mutamenti sociali che avrebbero attraversato il secolo, lasciando tracce non sempre positive.
La prima rappresentazione teatrale della tragedia è, infatti, del 1960 e segna un diaframma netto con il passato.
Zeffirelli rompendo con la recitazione paludata, rigidamente legata a schemi di fredda interpretazione letterale del testo, si avventura nella ricerca psicologica sui personaggi cui fa assumere un’umanità a tutto tondo, portata ad evidenziarsi sino nella più nascosta psicologia.
In epoca di contestazione sociale, Zeffirelli rompendo gli schemi, senza infingimenti, falsi pudori, timore di non risultare allineato alle mode del momento, ebbe il coraggio, figlio della sua onestà intellettuale, di portare in scena i due giovanissimi amanti, mettendo in risalto i loro freschi sentimenti.
Sono più rivoluzionari Romeo e Giulietta d’ogni altra possibile rivoluzione giovanile del momento e di sempre.
Immenso Shakespeare, ma grandioso Zeffirelli, capace di trasformare due adolescenti in veri simboli rivoluzionari, determinati nel superare ogni convenzione del loro tempo, per fare vincere Amore, contro ogni vuoto conservatorismo sociale e morale della loro epoca.
Questa è innovazione, rivoluzione, saper precorrere i tempi, è genialità.
Zeffirelli ha esaltato la sostanza drammatica ed innovativa dei giovanissimi personaggi, indagando la loro natura profonda, offrendo sentimenti eterni nella più completa e innocente nudità, sul palcoscenico, come fossero figli degli spettatori.
I movimenti di ribellione degli anni sessanta, la contestazione sociale, il libero amore, venivano superati dalla forza prorompente delle figure dei due giovanissimi simboli shakespeariani vecchi di secoli ma attualissimi, pronti ad andare contro ogni convenzione sociale, morale, politica persino, di fronte al Signore della città di Verona ed alle rispettive famiglie, pur di fare trionfare il loro puro sentimento davanti a tutti, senza remore e falsi pudori.
Dopo il 1960, seguirà la versione teatrale del 1964 per, infine, approdare all’intramontabile e storica pellicola cinematografica del 1968.
La più grande storia d’amore di tutti i tempi mai raccontata scritta da Shakespeare, eseguita da Zeffirelli con regia attenta, introspettiva, scrupolosamente analitica della psicologia dei due adolescenti protagonisti, come solo il grande Cineasta seppe fare, attraverso primi piani dei protagonisti, piani sequenza, scavando negli sguardi, nelle rughe espressive degli attori, per offrire la loro anima attraverso l’Arte di cui fu capace da Grande di tutti i tempi.





