
di Vito Sibiio
Il maggior filosofo cattolico e teologo della Controriforma nacque a Granada nel 1548. Nel 1561 si iscrisse all’Università di Salamanca e nel 1564 divenne gesuita. Nel 1570 si addottorò in teologia con una dissertazione mariologica. Nel 1572 fu ordinato sacerdote. Insegnò filosofia a Salamanca e a Segovia, indi teologia a Valladolid, Segovia e Avila, la prima dal 1570 al 1574, la seconda dal 1574 al 1580. Da quell’anno insegnò a Roma nel Collegio Romano la sacra teologia, ma nel 1585 rientrò in Spagna per ragioni di salute. Fino al 1593 insegnò ad Alcalà. Nel 1597 si trasferì a Coimbra per rimanervi fino al 1615, quando, ritiratosi a Lisbona nel noviziato gesuita, vi morì il 25 settembre.
Scrittore incredibilmente prolifico, la sua opera omnia si compone di ventitrè volumi in folio, esclusi alcuni testi ancora inediti. Le opere maggiori sono il De Verbo Incarnato, le Disputationes Metaphisicae, i Varia Opuscola Theologica, il De Vera Intelligentia, il De Virtute et Statu Religionis, il De legibus et de Deo legislatore.
Suarez realizzò una sintesi tra il tomismo, lo scotismo e le nuove teorie scientifiche dei tempi suoi, per cui fu il pensatore più profondo e originale della Controriforma, meno influente di Cartesio ma a lui senz’altro superiore, precedendolo peraltro di alcune decadi. Le Disputationes Metaphysicae furono il primo vero e completo trattato di metafisica, indipendenti dalla teologia e dal commento dei testi aristotelici o di altri autori, della tradizione scolastica, sia medievale che moderna. La prima parte tratta dell’essere generale e delle sue cause; la seconda dei vari enti esistenti, ossia Dio gli angeli gli uomini e quant’altro esiste.
In Suarez l’essere non è inteso tomisticamente come prima perfezione e primo determinante, ma scotisticamente come ultimo determinato, proprietà comune di tutte le cose, concetto astratto univoco semplice e universale. Per il Dottore, l’oggetto della metafisica è l’essere univoco, ossia così come è, dotato di una ragione semplice formale adeguata. Questa ragione universale è precisa e reale, quasi attuale, si trova perciò in tutti i termini inferiori, verso cui discende perché l’ente singolo possa essere pensato. La chiarezza e la certezza della metafisica dipendono da questo concetto, sia per Suarez che per Scoto, mentre il primo, pur professandosi tomista, lo antepone a quello di analogia, considerandolo meno necessario e meno chiaro. La ragione universale dell’essere comprende Dio e tutte le creature, compresi i loro accidenti. Dio è dunque non il solo oggetto della metafisica, ma una parte di esso. In essa gli attributi dell’essere, i trascendentali tomisti, sono chiariti prima ancora che si parli dell’essere specifico di Dio e degli enti, tra i quali vale l’analogia e la causalità. Ovviamente la più pura realizzazione dell’essere è Dio stesso, oggetto primario e principale, ma non esclusivo appunto, della metafisica. In questo modo Suarez divorzia dalla nozione tomista della metafisica e del suo oggetto, interpretandola in senso essenzialista. Il gesuita non separa essenza ed esistenza all’interno dell’ente ma li considera, anche qui distaccandosi da Tommaso, i due modi diversi di concepirlo, ossia potenzialmente e realmente. In polemica coi commentatori tomisti precedenti, specie col Gaetano, Suarez afferma che la proporzionalità tra Dio e le creature è semplicemente metaforica e non propria, mentre tra loro vi può essere sia una attribuzione estrinseca sia una intrinseca, anche se quest’ultima avviene secondo un ordine che parte dall’analogato principale – in cui la perfezione è piena – e arriva a quelli secondi – in cui essa è limitata. Continuando a modificare il pensiero dell’Aquinate suo maestro e anticipando Cartesio, Suarez reifica materia e forma e postula la loro unione nel composto sostanziale mediante un modo unificatore, così che il sinolo diventa l’unione di tre elementi. Analogamente il nostro entifica la sostanza e gli accidenti, connettendoli con un ennesimo modo, tale che ogni accidente si identifica per sé stesso e può predicarsi, successivamente, di sostanze diverse, attraverso cui passa. Questa sua metafisica porta chiaramente i segni della stanchezza del pensiero scolastico che, ai suoi tempi, tentava inutilmente di rinnovarsi. Tale palingenesi sarebbe avvenuta con Cartesio che, al di fuori della Scolastica, conserverà alcune intuizioni suareziane, non mancando di estremizzarle e avviando il processo della crisi della metafisica occidentale conclusosi nel XIX secolo.
Nella filosofia del diritto l’Esimio fu il più grande dei suoi tempi. Discepolo e continuatore del De Vitoria, Suarez è ancora letto per le questioni base della disciplina e per le nozioni di Stato, democrazia e diritto internazionale. La legge per Suarez è l’atto della giusta e recisa volontà con cui il superiore vuole obbligare l’inferiore a questa o a quella cosa. La promulgazione della legge è come l’applicazione della causa obbligante della legge ma non la sua obbligazione in sé stessa. Sottolineando la funzione della volontà nella definizione della legge, Suarez si smarca ancora una volta da Tommaso, per il quale essa è un atto della ragione. La legge naturale dal canto suo è la maggiore di tutte le norme. Comprende i precetti chiaramente onesti e necessari per cui le azioni ad essi ispirate sono buone e quelle contrarie cattive. Tra essi alcuni, essendo i primi principi della morale, sono noti a tutti nella loro generalità – come fare il bene ed evitare il male – altri sono determinati e concreti e si deducono analizzando i termini – come applicare la giustizia – ma pur essi sono noti a tutti in quanto evidenti. Altri ancora sono conclusioni di un ragionamento evidente che parte dai principi naturali, alcune semplici come la malvagità del furto o dell’adulterio, altre complesse come quella della fornicazione o dell’usura, ma tutti rientrano nella legge naturale, perché conoscibili tramite ragione.
Assertore dell’origine naturale dello Stato, il Dottore lo definisce per primo stato politico e afferma che il potere al suo interno non risiede mai nel singolo ma solo nella collettività che a sua volta lo riceve da Dio. La comunità stabilisce la forma di governo ed essa, anche se monarchica, non può più essere modificata a meno che non violi, con la tirannide, la legge di natura.
Convinto che il diritto internazionale si basi sull’unità politica relativa dell’umanità, Suarez afferma che le relazioni tra gli Stati siano sempre esistite e sono necessarie.
Teologo ancor più grande di quanto lo sia come filosofo, Suarez ha studiato tutto dal punto di vista teologico. Ebbe metodo di precisione scientifica prettamente moderna, indipendenza di giudizio rispetto alle scuole di pensiero, grandissima cultura e capacità di analisi; la sua opera fu sistematica in modo universale, trattando ogni branca della teologia con ampiezza, mediante la disamina delle tesi separate su ognuna di esse, nonché della loro origine storica, suffragandola con le opinioni cattoliche ed eretiche, accompagnate dai relativi argomenti e dai documenti patristici e magisteriali di riferimento, debitamente recensiti e analizzati, così da giungere alla fine alla nota teologica appropriata per ogni questione. In questo lavoro Suarez profonde la sua conoscenza dei filosofi greci, bizantini, arabi e medievali, nonché dei Padri, degli esegeti biblici e degli autori volgari a lui contemporanei, nonché delle leggi canoniche e civili, sia promulgate che consuetudinarie. Ispirato sempre ad un tomismo assai libero, riletto secondo Scoto, Suarez fece una teologia che spesso tradì l’Aquinate e lo contraddisse. In alcuni aspetti essa fu molto originale.
Nella teologia trinitaria, il Dottore Esimio stabilisce che in Dio vi sono Tre Persone, la Cui esistenza non può essere dimostrata o colta né dalle intelligenze separate né da quelle umane. Esse sono Dio nella medesima natura e distinte l’una dalle altre. Avendo negato la distinzione dell’esistenza dall’essenza nella costituzione dell’ente, Suarez concepisce la sussistenza delle Persone divine come modo sostanziale dell’Essenza divina, capace così di costituirsi come più Ipostasi. I modi sostanziali della Divinità sono tre: Paternità, Filiazione e Spirazione passiva, ossia le Relazioni tra le Ipostasi. In virtù di essa vi sono le Esistenze relative delle Persone, relative all’esistenza essenziale della Natura divina. Infatti una qualsiasi entità attuale distinta da altre ha una sua esistenza realmente distinta. Suarez afferma che le Tre Persone sono realmente distinte in quanto realmente differenti e quindi realmente esistenti, ma asserisce anche che la Natura divina ha una esistenza assoluta, senza risolverla nelle esistenze relative delle sue Sussistenze. Esse sono le perfezioni della Sostanza divina e quindi indistinguibili da essa. Le perfezioni sussistenti non implicano diseguaglianza tra loro perché tutte sono contenute l’una nell’altra in quanto relative alla Sostanza. Essa non viene nemmeno accresciuta dalla Trinità delle Ipostasi, in quanto la Sostanza infinita di Dio non può avere aumento o diminuzione.
In cristologia Suarez spiega l’unità delle due Nature nell’unica Ipostasi di Cristo sempre mediante i modi sostanziali. L’Incarnazione è reale ed inizia nel tempo, avendo come termine adeguato il Verbo sussistente nella Natura Umana e come termine formale il modo sostanziale per cui tale Natura è unita a quella Divina nell’Ipostasi. Infatti si distinguono logicamente la creazione della Natura Umana del Verbo e la sua Unione con Lui, la cosiddetta unitio. Secondo Suarez l’Incarnazione è proprio questa Unione, in quanto per logica la Natura Umana deve essere esistente prima dell’Unione stessa. In ragione di ciò, la Natura umana viene modificata per poter essere il termine formale dell’Unione. Il modo sostanziale che la rende possibile è dunque creaturale e finito, unito all’Umanità nella quale rimpiazza la sussistenza, in quanto essa non esiste come persona separata. La Natura Umana di Cristo, prima dell’Unione, esiste di per sé in quanto non potrebbe poi essere unita alla Divina se esistesse in ragione di questa. La conseguenza di questa impostazione è la coesistenza di due Nature nell’Ipostasi di Cristo. Per il Dottore Esimio l’Incarnazione ha lo scopo primario di glorificare Dio e quello secondario di salvare l’uomo, così che nella sua teologia sono conciliati Tommaso d’Aquino e Scoto. Contraddice però quest’ultimo in soteriologia, affermando che la Redenzione operata da Cristo è valida per valore proprio e non perché Dio vuole liberamente accettarla: infatti ogni azione dell’Uomo Dio, e non solo la Morte in Croce, ha un valore infinito e quindi il Padre l’accetta per giustizia, in quanto pienamente soddisfattorio. Anche nella nozione di peccato il Dottore si differenzia da Tommaso, affermando che è esso non è solo la perdita della Grazia, ma anche il danno inflitto alla natura umana dalla colpa stessa, tanto che l’uomo in stato di peccato non può raggiungere lo scopo suo proprio nemmeno nella vita terrena. Il peccato, che sarebbe stato tale anche se l’uomo non avesse mai avuto e quindi mai perduto la Grazia, è quindi anche se non soprattutto disordine interiore. Perciò il perdono del peccato e la concessione della Grazia sono due cose distinti anche se concomitanti, in quanto Dio avrebbe potuto perdonare i peccati anche se gli uomini non fossero stati destinati alla Grazia. Essa infatti è innanzitutto orientata all’elevazione dell’uomo alla vita soprannaturale. Il Dottore inoltre sostenne che la Grazia sufficiente si trasforma in efficace quando Dio concede all’uomo l’aiuto congruo per compiere il bene, e che Dio fa questo perché ha previsto la risposta della volontà umana al suo impulso. E’ questa la dottrina della scienza media, desunta da Molina e che Suarez fece sua trasformandola in congruismo, nell’ambito della disputa sugli ausili della Grazia. Una soluzione che però non ebbe seguito pur non mancando di grande equilibrio.
In mariologia, il Dottore Esimio strutturò per primo il trattato sistematico sull’argomento, relazionando in modo ampio sui grandi privilegi di Maria Santissima e con profondità e chiarezza.
In ecclesiologia, Suarez sostenne che la Chiesa è il corpo politico morale di chi professa la fede cristiana. Essa ha un potere supremo che ne salvaguarda l’unità e ne favorisce la diffusione. La giurisdizione suprema spetta al Papa in quanto egli succede a Pietro anche nella potestà apostolica, mentre i Vescovi succedono loro solo sacramentalmente, per cui il loro potere esige una derivazione parziale da quello pontificio. Alla Chiesa è stato garantito un magistero infallibile che le permette delle definizioni dogmatiche equiparabili alla Rivelazione divina.
In antropologia teologica, Suarez sottolinea il valore della natura umana, la sua integrità sostanziale anche dopo il Peccato originale, la sua bontà, la sua apertura al soprannaturale, la sua libertà e l’efficacia in essa della Grazia, in contrasto con la concezione luterana. Suarez prese posizione sulla questione dei rapporti tra natura e Grazia spiegando a suo modo il concetto di potenza obbedienziale. Questa per alcuni tomisti era la mera condizione per cui la natura umana non è inconciliabile con la Grazia, mentre per Suarez è la proprietà della prima di essere uno strumento atto alla gloria di Dio e quindi più che capace ad essere adoperato da Lui mediante una grazia qualsiasi. Dio ha infatti voluto che la natura fosse all’occorrenza atta a svolgere le funzioni sovrannaturali che Egli le avrebbe attribuito, per cui la potenza obbedienziale non è di per sé né intrinseca alla natura umana né alla grazia stessa, ma una potenzialità prevista dal Creatore in vista del progetto di elevare l’uomo alla vita divina. Tutto ciò quindi non inficia né la superiorità né la gratuità della Grazia stessa.
In sacramentaria, Suarez ritiene che i Sacramenti siano segni sensibili istituiti per conferire una certa santificazione e significare una vera santità dell’anima. Essi hanno tre elementi: il segno la santificazione conferita e da esso significata e l’istituzione divina. I Sacramenti veterotestamentari significavano in figura e non conferivano una grazia reale ma solo legale, eccetto la Circoncisione che rimetteva il Peccato originale, quelli invece neotestamentari significano un atto e conferiscono la Grazia relativa.
Moralista di altissima levatura, Suarez si occupò di essa nella gran parte delle sue opere, studiandola sia in prospettiva teologica che filosofica ed allargandosi all’ascetica, alla mistica e al diritto canonico. Vaste analisi e accurate soluzioni dei problemi, esposizione sistematica, riferimenti espliciti alle fonti principali, ispirazione tomista assai forte e impostazione casistica sono le caratteristiche della teologia morale suareziana. La contemplazione di tutti i possibili casi morali era un imperativo della teologia post tridentina, in quanto gli stretti obblighi di confessione imposti ai fedeli spesso mettevano i pastori di anime in difficoltà per la valutazione dei singoli casi. La vecchia teologia morale scolastica, basata sui principi, fu mandata in soffitta, anche in conseguenza dell’impostazione nominalistica e umanistica della filosofia, e Suarez fu, se non il primo, almeno il maggiore, nel suo periodo, tra i teologi morali casistici, contemplando nelle sue opere moltissimi casi in modo ragionato e alla luce di rigorosi principi. Partendo dal fine dell’uomo, ossia dalla beatitudine, Suarez lo concepisce non solo intellettualmente come Tommaso e Aristotele, ma anche affettivamente. In relazione all’atto umano, Suarez esamina gli ostacoli più o meno forti alla libertà, sentenziando che la concupiscenza diminuisce la libertà dell’atto umano ma ne accresce intensivamente la volontarietà. Il Dottore sostiene, per la determinazione del comportamento nei casi dubbi, l’uso del probabilismo, ossia di quel sistema etico per il quale il soggetto, non sapendo realmente cosa è giusto fare, fa la scelta a lui più favorevole purché realmente probabile. Diversamente molti uomini non saprebbero cosa fare, essendo dominati non da certezze ma da opinioni e non potendo continuamente esaminare le proprie azioni in modo comparativo. Ovviamente la libertà di azione verte sul principio e non sul fatto concreto, per cui io non posso mai agire nel dubbio di nuocere immediatamente a qualcuno in modo grave.
In ascetica e mistica, Suarez ha insegnato che l’orazione non può essere mai completamente muta né completamente scevra di contenuti intellettuali, a vantaggio di mere elevazioni affettive e sensitive, a pena di degradare il colloquio con Dio a qualcosa di incompleto. Gli stati di perfezione sono per Suarez due: quello acquisito o sacramentale dei Vescovi e dei Presbiteri e quello da acquisire o votivo dei religiosi. Il nostro elogiò ampiamente la spiritualità della Compagnia di Gesù, ad un tempo attiva e contemplativa, commentando per la prima volta gli Esercizi spirituali di Ignazio e chiarendone i punti oscuri.
Considerato un secondo Tommaso d’Aquino, massimo esponente della Seconda Scolastica, Suarez fu immediatamente letto, recepito, commentato e discusso sia tra i cattolici che tra i protestanti. Nacque una teologia suareziana con le sue cattedre, sparse per la Spagna e poi abolite nel 1768 dalla monarchia spagnola avviata sul crinale oscuro del riformismo illuminato. Il suarezianesimo fu una forma compiuta di tomismo, nel quadro dei suoi commentatori, anche se molto libera, che alla fine sarebbe stata rimpiazzata dall’attuale Neotomismo. Suarez, che condusse una vita pia, se fosse stato santificato avrebbe immediatamente meritato il titolo di Dottore della Chiesa, essendo considerato di tal fatta anche dai Papi suoi contemporanei e ricevendo, nel quadro dei grandi docenti, il titolo di Dottore Esimio e quello di Principe dei teologi moderni. Fu paragonato a Tommaso per la strutturazione del pensiero in modo enciclopedico e a Bonaventura per la profondità della vita interiore e l’abnegazione della sua consacrazione alla verità. Tutt’altro che mero erudito di certa cultura barocca decadente, Suarez ne espresse il meglio e fu critico attento e metodico di tutte le opinioni, che giunse a soluzioni ponderate solo dopo aver scandagliato ogni possibile ipotesi. Suarez, che ad alcuni, anche illustri, è apparso come un razionalista presuntuoso, fu in effetti il massimo esponente dell’umanesimo cristiano dell’età del Barocco, e quindi pensatore complesso, articolato, a tratti chiaroscurale, ma sempre armonico e positivo.





