
di Marco Sarli
Carlo Messina, il giovane amministratore delegato del più grande gruppo creditizio italiano, quell’Intesa-San Paolo che ha inghiottito con un boccone solo la storica Banca Commerciale Italiana che un tempo era stata la più grande è conosciuta all’estero banca italiana, che da semplice addestrando della la Banca Nazionale del Lavoro ex banca pubblica, in brevissimo tempo ha scalato tutti i gradini in Intesa divenendone CEO, è uso a sparigliare e lo ha fatto in pochissimi mesi in due occasioni importanti e raccogliendo consensi del tutto bipartisan.
La prima è stata clamorosa ed ha riguardato l’intervento tenuto in occasione del congresso del più rappresentativo sindacato dei lavoratori del credito (la Federazione Autonoma Bancari Italiani), intervento nel quale si è dichiarato disponibile a concedere unilateralmente quanto chiesto dalle sei sigle sindacali del settore senza contropartite normative. Insomma, un colpo ad effetto che provocò una vera e propria alzata di scudi degli altri banchieri e, guarda un po’, anche delle sei sigle sindacali che si vedevano, gli uni e gli altri, “sottrarre il giocattolo” cui erano molto affezionati sino almeno dalla storica e alquanto sanguinosa tornata del 1999.
Si trattò di un fronte ostile così compatto che “Re” Carlo, il quale aveva a suo tempo ritirato i suoi uomini dalla delegazione trattante ABI, fu costretto a tornare sui suoi passi e aspettare e “rispettare” i tempi e i modi del rito che da decenni si svolge nella Sala Verde Di Palazzo Altieri, la prestigiosa sede dell’ABI dalle finestre della quale è possibile peraltro vedere l’ascensore che fu costruito per consentire alla grande Anna Magnani di raggiungere il suo appartamento.
Ma il secondo colpo di Carlo e stato ancora più clamoroso sebbene, almeno per ora a salve e limitato ad una petizione di intenti, con la quale il giovane banchiere si dichiara disposto a rompere il muro di gomma eretto dai suoi granitici colleghi sulla caldissima questione degli extra margini d’interesse delle banche italiane, che gli ha fatto guadagnare i favori di Tommaso Foti, il potentissimo capogruppo di Fratelli di Italia alla Camera dei Deputati che, come altri esponenti del suo partito e numerosi esponenti della Lega vedono in lui un banchiere “illuminato”.
Chissà perché mi tornano alla mente le ambizioni del trio Caltagirone, eredi Del Vecchio e Benetton su Mediobanca-Generali e la condizione ostativa posta da Bankitalia e BCE, le quali auspicano che l’operazione sia guidata come capofila da una grande banca: cosa c’è di meglio dellla Banca Intesa di Re Carlo! I complimenti di Tommaso Foti a Carlo Messina sono il preludio all’operazione finanziaria del secolo?





