Nessun Little Big Horn.
L’art. 21 della Costituzione tutela la libertà di opinione e di stampa. Si chiama così anche un’associazione di giornalisti che ha alzato alte grida contro il governo e i giornalisti che lo sostengono, dichiarando che “fascisti erano e fascisti restano”.
La scintilla è stata un’interrogazione di Gasparri, vice presidente della Commissione di Vigilanza sulla RAI, che chiede chiarimenti su alcune irregolarità nella gestione dell’USIGRAI, sindacato del giornalisti della RAI. Sarà che si chiede perché un giornalista svolgeva compiti che non gli erano stati assegnati, sarà che si chiede se era vera la notizia di un ammanco di 100.000 euro, il risultato è stata una vibrata protesta perché qualcuno si era permesso di riprendere la notizia.
E da lì giù con sentenze da tribunale del popolo, con richieste di mobilitazione per abbattere il regime della Meloni e via democraticamente di questo passo.
Non male, per un’associazione che si richiama alla libertà di informazione e di stampa. Credo che la loro speranza sia di essere perseguitati, cacciati, zittiti o, come si diceva una volta, “epurati”. Invece non accadrà: resteranno lì al loro posto e con il loro stipendio, dato che questo governo ha dentro di sé una forte componente liberale, vanta ministri come Carlo Nordio e appartiene a pieno diritto a quello che chiamiamo Occidente.
Purtroppo per loro questa Italia, governata da chi è stato votato dagli Italiani, non è la DDR, tanto meno l’Unione Sovietica. E la Meloni non è Gomulka.
Con la conseguenza che indossare l’eskimo, come facevano ai tempi in cui venne ammazzato Walter Tobagi, li renderebbe ridicoli.
Purtroppo la conclusione è chiara, visto il perdurare del loro atteggiamento, seppur con dispiacere, non si può non dire che “comunisti erano e comunisti restano”.
Ovviamente non ci sarà nessuno stermionio, una risata li seppellirà.




