Home Politica EUROPA SI, MA NON QUESTA, SINISTROIDE E PROTERVA

EUROPA SI, MA NON QUESTA, SINISTROIDE E PROTERVA

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A guardare i versamenti di bile dei francesi e degli spagnoli della cosiddetta sinistra si capisce che la campagna elettorale per le politiche europee è già iniziata.

In gioco c’è la continuità dell’accordo tra Ppe e Socialisti & Democratici che ha governato sino ad ora il burosauro di Bruxelles e che ha ampiamente tradito lo spirito europeo dei padri fondatori, dando vita ad un asse franco tedesco, al tentativo della Germania di instaurare un IV Reich economico e dei vertici della Commissione di diventare (cosa avvenuta), il braccio esecutivo del comunismo finanziario.

Ora, con le elezioni del 2024, le cose potrebbero decisamente cambiare in quanto l’Ecr, il partito dei conservatori e riformisti europei, presieduto da Giorgia Meloni, si appresta a tentare un accordo con il Ppe per dare all’Europa un governo di centro destra.

Il partito Ecr è nato nel 2009 dopo gli eventi causati dall’uscita dei conservatori britannici (Tories) dal Ppe. L’Ecr ha un orientamento di destra, liberista, conservatore ed è gemellato con il Partito repubblicano statunitense e con il Likud israeliano.

Con i suoi 6 eurodeputati, Fratelli d’Italia è il secondo partito dell’Ecr, seguito da movimenti in ascesa come lo spagnolo Vox e il FvD olandese. A seguire c’è una costellazione di piccoli partiti, per lo più provenienti da vari paesi dell’Est.

In questo contesto è da inquadrare il volgare attacco di Parigi a Giorgia Meloni e al governo italiano. Un attacco volgare diretto alla leder di un partito europeo che potrebbe mandare a casa socialisti e macronisti entro un anno. Qui sta la ragione della bravata francese.

Citato da Le Figaro in un articolo sulla crisi tra le due capitali, il capo del partito del presidente Macron, Stéphane Séjourné, ha attaccato la premier italiana accusandola di fare demagogia con una politica “ingiusta, disumana e inefficace”, sostenendo che “l’estrema destra francese prende per modello l’estrema destra italiana.  

La coalizione che sostiene il governo italiano presieduto da Giorgia Meloni non è di estrema destra e la stessa Meloni, come è evidente dalle sue alleanze internazionali, si colloca sul fronte conservatore.

Ovviamente le trovate ridicole del macronista sono dettate dalla paura che il suo partito possa perdere ulteriormente consensi, anche data la politica fallimentare di Emanuel Macron, sia all’interno, sia all’estero.

Non solo. L’alleanza della Meloni con i repubblicani americani e con i conservatori inglesi la pone pienamente in sintonia con l’anglosfera, cosa che fa andare su tutte le furie l’inquilino dell’Eliseo.

La bile cresce quando Macron si rende conto che l’Italia ha ripreso i rapporti con i leader libici e con l’Egitto ed esonda quando l’inquilino dell’Eliseo si rende contro che non può giocare di sponda con l’inquilino del Quirinale.

Il tentativo del pupillo dei Rothschild, educato dai gesuiti, di evocare l’intervento del Presidente della Repubblica per delegittimare un governo che non bacia la pantofola alla grandeur, questa volta è fallito ed è destinato a fallire anche in futuro.

Giorgia Meloni ha evitato di alimentare la stupida polemica. “Io immagino – ha detto – che vedrò Macron nei prossimi giorni”, tra G7 e Consiglio d’Europa “le occasioni saranno molte. Non mi risulta – ha aggiunto – che ci siano problemi bilaterali tra Italia e Francia”.

Secondo Giorgia Meloni, “queste dichiarazioni così aggressive a favore di telecamera mi pare parlino all’opinione pubblica francese, non sono preoccupata da queste critiche”.

Un altro fronte si è aperto per il governo, con le stesse caratteristiche pretestuose, questa volta ad opera del governo di Madrid. Il ministro del Lavoro spagnolo, Yolanda Diaz, criticando al Congresso dei deputati il programma del partito di estrema destra Vox, che «parla di limitare il diritto allo sciopero e la negoziazione collettiva, privatizzare le pensioni e tornare a contratti spazzatura», ha affermato che questo «coincide» con quello della premier italiana Giorgia Meloni, la quale «il Primo maggio ha varato un decreto che va contro i lavoratori e le lavoratrici» per «tornare a contratti spazzatura».

Yolanda Diaz coordinatrice nazionale di Esquerda Unidaha perso una buona occasione per stare zitta, invece di fare da megafono alle critiche italiane al decreto di maggio, che la sinistra nostrana è riuscita a definire provocatorio.

Che abbiano perso la tramontana i rappresentanti del Rosso-Soros e del Rosso-Cina italiani lo si capisce, così come si capisce che il papagallare della Diaz sia dovuto alla paura che il Partito popolare e Vox possano creare le condizioni per mandare a casa Sanchez e l’armata Brancaleone che lo sostiene.

Non si è fatta infatti attendere la replica del ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Spiace che la vicepremier spagnola Yolanda Diaz interferisca nella vita politica italiana dando giudizi inaccettabili sulle scelte del governo. Le difficoltà elettorali del suo partito non giustificano offese a un partner e alleato europeo».

Giorgia Meloni, ancora una volta, prova a smorzare i toni: “Non credo sia molto proficuo utilizzare le relazioni internazionali per risolvere i propri problemi interni”.

Il nervosismo fa fare brutte figure e il sentire fischiare sulle orecchie l’aria dello sfratto fa perdere la testa.

Il fatto è che le popolazioni del Vecchio Continente, non ne possono più di un’Unione Europea che vede i socialisti in prima fila (Borrell, Timmermans) a sfornare leggi che non fanno altro che impoverire, disastrare, rendere incerto il futuro.

Un mondo, quello della sinistra europea, che ha venduto l’anima alla finanza e se ne è fatto strumento, se sarà spazzato via dalle elezioni del 2024 dovrà solo intonare il mea culpa.

L’Europa può a vere un futuro, ma non può essere un futuro simile al presente.

Urge cambiare, tornare ai fondamentali e mandare a casa chi ci sta rovinando.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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