Home L'Articolo del Sabato ESOTERISMO, MOLTI NE PARLANO POCHI SANNO COSA E’

ESOTERISMO, MOLTI NE PARLANO POCHI SANNO COSA E’

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Insieme a iniziati, che nella sostana sono profani vestiti in modo carnevalesco, vedi quanto sta accadendo all’interno della italica massoneria, ci sono anche coloro che parlano acroamatismo, ovvero di esoterismo, ma pochi i praticanti. Eccentrici studiosi di arcane questioni usano un linguaggio forbito, mille rimandi bibliografici, citano testi latini, greci, ebraici, indiani.  Mi domando: hanno mai provato a vivere le esperienze che descrivono? Che dico, vivere un momento di gioia, di estasi, seppur momentanea? Provare intimamente cos’è la grandezza del Creato? Sentirsi a diapason col Sole che sorge?

Oggi leggo di corsi iniziatici e intensivi d’illuminazione, dai seguaci di Gurdjieff a un ex esperto informatico che crede di aver scoperta l’acqua calda e dice che è fredda; yoga in tutte le salse (c’è anche quello gastronomico) e la pratica zen in qualche masseria toscana. Malanga che avrebbe scoperto che siamo invasi da alieni brutti sporchi e cattivi e ci indica gnostici espedienti per uscire dal guado esistenziale. Il gruppo dei dioscuri che inneggia a Dioniso, quelli di Ar invocano dèi germanici. Runosofia, PNL, MT, respirazione olotropica, neopaganesimo con spruzzate di wicca, gli ammonici di Sammarco famoso solo nella sua testa, il ritorno del culto della dea, Fichte e la massoneria, Nereo Villa e la triarticolazione sociale, Scaligero e il pensiero libero dai sensi, Virio ed Erim sulla cabala cristiana e la magia sessuale.

Poi ci sono i kremmerziani di Napoli e la magia egizio-mediterranea; Josipovici che ci diffida dall’entrare nella prigione esoterica; i guenoniani, che si guardano in cagnesco con gli evoliani ed entrambi contro gli spiritisti.

E la Massoneria, come poteva mancare? Mille rivoli che partono dalla stessa fonte, un po’ avvelenata, che viene inquinata da soggetti che nulla avrebbero a che vedere con un Ordine inizaitico. Cosa questa che sta portando un ambito appunto tradizionale, a derive che nulla hanno a che fare con un contesto comunque sacrale.

La filosofia, infine, come coibente, riempitivo, sovrastruttura, dialettizzante, nichilista e debole di pensiero, attualismo ed esistenzialismo fino ad Emo, platonizzando. L’erudito Zolla, adelphiano e inconcludente, adepto del tribalismo che crede sia l’originario.

Non se ne esce. Tra correnti, conventicole, logge, ordini, è come muoversi in autostrada a sei corsie nell’ora di punta. Come pure viaggiare in tangenziale a Napoli e sopravvivere. O sei esperto oppure rimani bloccato. Le uscite non sai quando arrivano, poiché la segnaletica è imprecisa o seminascosta. E poi del resto, dove dovremmo uscire? Per andare? Perché ci troviamo in mezzo al traffico? Che cos’è che stiamo vivendo, un racconto di Kafka?

Cos’è esoterico? Trasformare la sostanza stessa di cui siamo costituiti. Vivere secondo intenzione. Chi mastica di certe cose, sa che si è spinti a guardare oltre il velo. C’è però qualcosa che ci impedisce di vedere, capire, sentire, una sorta di barriera che ci rimanda indietro. Sono convinto che da qualsiasi punto di partenza si parta, scuole superiori, università, indirizzo scientifico o classico, tecnico, economico, e quant’altro, oppure da incostanti studi, senza una debita preparazione culturale, il problema rimane.

Non basta imbottirsi di nozioni, di concetti, di stralci di sapere ordinario. La conoscenza, quella superiore è viscerale. Ha a che fare col cervello enterico: assimilare attraverso il centro di noi stessi allora conosciamo. Il neopagano Giandomenico Casalino mischia Hegel con la Tradizione Perenne e non pensa che bisogna andare oltre il pensiero discorsivo, abbarbicato su tesi e antitesi. E altri novatori, inseriscono filosofie del Novecento per meglio strutturare l’esoterico.

Così almanaccando non si arriva da nessuna parte.

Posso parlare per esperienza, sì certo, soggettiva. E che altro conta? Martin Heidegger ebbe le sue migliori intuizioni quando si recava al pozzo per prendere l’acqua, o mentre tifava la sua squadra di calcio preferita. Non scherzo, badate. Spazi magici tra l’essere e il tempo.

Io iniziai a sperimentare di tutto, senza preparazione culturale, anzi, proprio per questo elucubravo meno e facevo più pratica. Dallo spiritismo alla magia cerimoniale, fino a stati ipnotici per innescare capacità paranormali. Avevo una discreta familiarità col mio paesaggio interiore e grazie alla visione dei cinque elementi in funzione di porte, penetrai nei regni magici. Allucinazioni?

Certo, così invasive da non riuscire a scrollarmene di dosso per interi giorni. Ma pure esperienze reali, vere, se è possibile definirle così. Viaggiavo come uno sciamano senza mescalina. Discernere non era facile ma a furia di prendere schiaffoni, una certa direzione mi sembrava di averla imbroccata.

Poi incontrai Scandurra e fu un altro paio di maniche. Ma non voglio tediare con riferimenti biografici. Vengo al punto.

Innanzitutto c’è un territorio in buona parte inesplorato delle energie sottili, ossia quelle del campo magnetico terrestre che muovono la bussola, dell’omeopatia di derivazione spagirica, del trasferimento dei farmaci per imprinting dell’acqua, della radionica, dei campi ultradeboli potentissimi: concetti che oggi fanno sollevare più di un sopracciglio, e sorridere, se non deridere, i custodi della Scienza e del buon senso comune. Quando si parla di via iniziatica, non si può prescindere dal rapporto stretto che abbiamo o dovremmo avere con Madre natura. Si incomincia come cani sciolti, “Noi pochi, noi felicemente pochi, noi banda di fratelli” verrebbe da dire con Shakespeare (Enrico V, discorso nel giorno di S.Crispino).

Bisogna essere aperti al nuovo che poi scopri provenire dall’antico sotto forme diverse, diventare curiosi, indagatori, riflessivi, avidi di conoscenza ma soprattutto vogliosi di comprendere, non prendersi troppo sul serio perciò sorridenti e, soprattutto, umili come le persone veramente intelligenti.

Dobbiamo lasciar posto all’immaginazione, liberi di recepire da alcune figure, emblemi, ottime quelle del Mutus Liber, e lasciarle sviluppare dentro la nostra anima. Farci assorbire. Assimilazione dopo assimilazione. Risvegli temporanei. Ricadute deprimenti. Continuare. Avere voglia e coraggio di lasciare la strada più facile per imboccare il sentiero che conduce nel bosco dei segni.

Se riuscissimo a dedicare un attimo alla contemplazione della Natura, osserveremmo una serie di eventi, ciò indurrebbe in noi smarrimento di fronte alla loro mutabilità. Per tendenza innata vorremmo trovarvi un’unità, una struttura che connette (Bateson). Riuscendo a stabilire dei rapporti col Creato, si svilupperà in noi una certa sostanza, esistente in potenza. Risvegliata, essa ci trasmuterà. Semplice come bere la parte vuota del bicchiere.

La Natura aborre il vuoto ma se ne nutre.

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  • Redazione

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