400mila tonnellate l’anno per riscrivere l’autonomia energetica italiana, le soluzioni ci sono…
Nel cuore della Sicilia prende forma uno dei tasselli più concreti della transizione energetica italiana.
L’impianto ENIdi Gela, già riconvertito da raffineria tradizionale a bioraffineria, oggi produce fino a 400 mila tonnellate annue di carburante sostenibile per l’aviazione (SAF), collocandosi tra i poli più rilevanti del Mediterraneo.
Il dato non è marginale. Il settore aereo europeo consuma ogni anno circa 50 milioni di tonnellate di carburante, e le direttive UE prevedono una quota obbligatoria di SAF al 2% entro il 2025, destinata a salire al 6% nel 2030 e oltre il 20% nel 2035.
Tradotto: serviranno milioni di tonnellate di biojet. Oggi, però, la produzione europea è ancora limitata e fortemente dipendente da importazioni e capacità industriali frammentate.
In questo scenario, Gela diventa un asset strategico. Le 400mila tonnellate prodotte rappresentano una quota significativa rispetto alla capacità attuale continentale e contribuiscono a ridurre una dipendenza che, nel caso dei carburanti aeronautici, resta ancora elevata. Non è solo una questione ambientale, ma di sicurezza energetica e industriale.
Il biojet prodotto deriva da materie prime rinnovabili come oli esausti, scarti agricoli e biomasse avanzate. Il vantaggio è doppio: riduzione delle emissioni fino al 70-80% rispetto al carburante fossile e creazione di una filiera circolare che coinvolge agricoltura, logistica e industria.
Ricordiamo che senza capacità produttiva interna, la transizione è solo dipendenza travestita da sostenibilità. Il sindaco di Gela lo ha detto senza giri di parole: servono investimenti strutturali per trasformare questo polo in un hub stabile dell’energia del futuro.
C’è poi un effetto economico diretto. La bioraffineria impiega centinaia di addetti e genera un indotto rilevante in un territorio storicamente fragile. In un’Italia che ha perso oltre 20 raffinerie negli ultimi vent’anni, ogni impianto riconvertito vale doppio: occupazione e sovranità.
La transizione energetica non si fa con slogan o vincoli burocratici, ma con impianti, tecnologia e produzione reale. Gela sta facendo esattamente questo. E lo sta facendo prima degli altri.





