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L’Italia resta sotto tutela UE: 0,1% ultima rata morale del contismo

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L'Italia resta sotto tutela UE

Conte ha incatenato l’Italia a una procedura d’infrazione

Questo signore ha mandato per stracci l’Italia. È riuscito a fare più danni ai conti pubblici di una pandemia, coprendo gli italiani di debiti. Non è un banchiere, non è uno speculatore. È un avvocato di Volturara Appula, che un comico ha messo a Palazzo Chigi.

E il bello è che ancora pontifica, sentenzia, fa la morale, vorrebbe candidarsi alla guida del centrosinistra. È stupefacente che trovi chi ancora gli dà credito, quando la sua parola d’ordine è debito. Per gli italiani manco a dirlo.

Duecentocinque miliardi di euro. È il conto che Giuseppe Conte ha lasciato da pagare agli italiani. Centocinquanta miliardi di Superbonus, regalato a chi ristrutturava la seconda casa. Ventotto miliardi di reddito di cittadinanza, distribuito a chi il lavoro non lo cercava.

E poi le perle: centodiciannove milioni per i banchi a rotelle, che nessuna scuola aveva chiesto. Un miliardo e quattrocento milioni di bonus vacanze. Duecentoquindici milioni per bici e monopattini. Quattro miliardi e mezzo di cashback, la mancia di Stato a chi usava il bancomat.

Diciannove miliardi di bonus facciate, perché i palazzi del centro dovevano essere belli mentre gli ospedali restavano senza medici. Quei medici che, pagati con stipendi da fame, si licenziavano per tornare nelle stesse corsie come gettonisti a trecento euro l’ora.
Il Conte che regalava facciate al palazzo produceva consulenti a chiamata in corsia.

Beppe Grillo sosteneva che una massaia avrebbe amministrato meglio di un politico. La massaia non avrebbe mai firmato cambiali per cinque generazioni.

Lo ha detto Giorgia Meloni, a Cipro, davanti a ventisei capi di governo. Con una frase che vale più di cento pagine della Corte dei Conti: “Finirò di pagare i debiti del Superbonus quando arriveranno le elezioni politiche”.

Tradotto: nel 2027, forse 2028, l’Italia starà ancora saldando le cambiali firmate dall’avvocato di Volturara Appula. Ogni anno 35 – 40 miliardi di rate. E il governo dispone di leggi di bilancio da 18 miliardi. I conti, in quella stagione di follia, non venivano fatti: venivano inventati.

Risultato: il deficit si ferma al 3,1%. Manca uno 0,1% per uscire dalla procedura d’infrazione europea. Uno zero virgola uno. Niente. Bastava uno 0,9% di PIL in più – venti miliardi su duemiladuecentocinquantotto – e l’Italia era libera. Libera di spendere per gli ospedali, per la scuola, per chi non arriva a fine mese.

Invece no. Quello 0,1% è l’ultima rata morale del contismo: non un numero, una catena. L’Italia resta sotto tutela di Bruxelles perché un governo di incapaci ha scambiato il bilancio dello Stato per un bancomat senza PIN.

La beffa? L’Istat rivedrà il PIL al rialzo, come sempre. L’Italia risulterà sotto il 3%. Troppo tardi. La condanna sarà già stata eseguita.

A chi, a sinistra, possiede ancora un barlume di cervello, una raccomandazione. Guardate i numeri, non le interviste.

Quest’uomo ha dilapidato 205 miliardi, ha incatenato l’Italia a una procedura d’infrazione, ha tolto ossigeno alla sanità e alla scuola per regalare facciate nuove ai palazzi e monopattini a chi si è messo in fila per intascarli.

Ha polverizzato il consenso del Movimento Cinque Stelle: dal 35% a percentuali da sbarramento in mezza Italia. Non per sfortuna: per merito. Ogni punto perso è un miliardo speso male. Questo sarebbe il candidato alla guida del centrosinistra? Questo sarebbe il federatore?

Chi affida il proprio futuro politico a Giuseppe Conte non sta scegliendo un leader. Sta firmando una cambiale. L’ennesima.

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